Gli ispettori dell’Ispra negli impianti Fluorsid
Su ordine del pm Cocco i tecnici del ministero erano affiancati dalla Forestale I magistrati hanno rimesso in libertà l’ex capocantiere dell’Ineco Simone Nonnis
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CAGLIARI. Gli ispettori dell’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sono al lavoro da ieri all’impianto industriale della Fluorsid, a Macchiareddu. Si tratta di un’ispezione ordinaria ma l’inchiesta giudiziaria in corso, con sette arresti e finora nove indagati, le conferisce un valore diverso. Stavolta infatti i tecnici dell’istituto saranno affiancati su ordine del pm Marco Cocco dal commissario Fabrizio Madeddu e dagli uomini del nucleo investigativo del Corpo Forestale, che indagano da due anni sull’ipotesi di associazione a delinquere in inquinamento e disastro ambientale e hanno raccolto, soprattutto negli ultimi mesi, testimonianze e materiale scottante sull’attività dello stabilimento di proprietà di Tommaso Giulini, il presidente del Cagliari calcio. L’impegno degli ispettori consiste in un esame approfondito dell’impianto, delle tecniche di smaltimento dei rifiuti industriali, dei luoghi in cui le scorie sono destinate dopo la lavorazione. Una sorta di fotografia ravvicinata della struttura industriale per la produzione di derivati del fluoro in una fase critica della sua storia. Con un dato di partenza: la Procura non s’aspetta molto da questa attività, ampiamente programmata e per la quale i dirigenti della Fluorsid si sono certamente preparati a puntino. Si tratterà comunque di un nuovo tassello da inserire in un mosaico investigativo ormai quasi completo: la Procura ha in mano i dati sull’inquinamento elaborati con qualche lacuna dall’Arpas, conosce i siti abusivi per lo smaltimento, ha messo agli atti le conversazioni telefoniche dove appare in modo chiaro l’esistenza di un accordo tra i vertici operativi Fluorsid e la ditta Ineco per far sparire i rifiuti nocivi per la salute umana, animale e ambientale risparmiando i costi per il trattamento dovuto in base alle norme. Elementi d’accusa che la Procura e il gip Cristina Ornano ritengono decisivi, ma che finora nessuno degli organismi destinati al controllo pubblico aveva mai denunciato. Un classico esempio di situazione nota a tutti tranne che all’autorità giudiziaria.
In Procura intanto prosegue l’esame del materiale d’indagine e indiscrezioni danno per imminente una svolta, che dovrebbe portare all’iscrizione al registro degli indagati di altri nomi, probabilmente tutti legati direttamente o indirettamente alla Fluorsid. Questa fase-due dell’inchiesta prevede nuovi interrogatori utili per ricostruire soprattutto gli anni di attività dello stabilimento rimasti in ombra, quelli che hanno preceduto l’avvio - nel 2015 - delle intercettazioni telefoniche. E’ un percorso a ritroso nel tempo quello condotto dalla Forestale, che punta a dare corpo ai sospetti: l’inquinamento di Macchiareddu e di Assemini andava avanti da molti anni, forse da decenni. Se questo è vero, la filiera delle responsabilità è destinata ad allungarsi.
Ieri mattina intanto è tornato in libertà Simone Nonnis, l’ex capocantiere dell’Ineco che nel corso di due lunghi interrogatori in carcere ha fornito al pm Cocco e alla Forestale una ricca quantità di prove d’accusa, segnalando discariche usate illegalmente e riferendo come funzionasse il meccanismo per far sparire i rifiuti. Dopo il passaggio alla custodia domiciliare, il tribunale del riesame ha accolto col parere favorevole del pm il ricoreso del difensore Pietro Ippolito e ha revocato del tutto la misura cautelare considerata la piena collaborazione alle indagini fornita da Nonnis, che avrà certamente un ruolo centrale nel procedimento penale e nell’eventuale giudizio. (m.l)
In Procura intanto prosegue l’esame del materiale d’indagine e indiscrezioni danno per imminente una svolta, che dovrebbe portare all’iscrizione al registro degli indagati di altri nomi, probabilmente tutti legati direttamente o indirettamente alla Fluorsid. Questa fase-due dell’inchiesta prevede nuovi interrogatori utili per ricostruire soprattutto gli anni di attività dello stabilimento rimasti in ombra, quelli che hanno preceduto l’avvio - nel 2015 - delle intercettazioni telefoniche. E’ un percorso a ritroso nel tempo quello condotto dalla Forestale, che punta a dare corpo ai sospetti: l’inquinamento di Macchiareddu e di Assemini andava avanti da molti anni, forse da decenni. Se questo è vero, la filiera delle responsabilità è destinata ad allungarsi.
Ieri mattina intanto è tornato in libertà Simone Nonnis, l’ex capocantiere dell’Ineco che nel corso di due lunghi interrogatori in carcere ha fornito al pm Cocco e alla Forestale una ricca quantità di prove d’accusa, segnalando discariche usate illegalmente e riferendo come funzionasse il meccanismo per far sparire i rifiuti. Dopo il passaggio alla custodia domiciliare, il tribunale del riesame ha accolto col parere favorevole del pm il ricoreso del difensore Pietro Ippolito e ha revocato del tutto la misura cautelare considerata la piena collaborazione alle indagini fornita da Nonnis, che avrà certamente un ruolo centrale nel procedimento penale e nell’eventuale giudizio. (m.l)
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