Il caso
Consulenze Insar, i dubbi di Agus e Busia
di Alessandra Sallemi
CAGLIARI. L’amministratore unico di Anpal, ex Italia Lavoro, società di proprietà del ministero del Lavoro, mesi fa ha scritto al presidente dell’Insar, Giuseppe Grillo, per avere informazioni sulle...
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CAGLIARI. L’amministratore unico di Anpal, ex Italia Lavoro, società di proprietà del ministero del Lavoro, mesi fa ha scritto al presidente dell’Insar, Giuseppe Grillo, per avere informazioni sulle troppe consulenze utilizzare da Insar, nella cui proprietà è socia della Regione Sardegna al 44,61 per cento, e anche per avere alcune indicazioni sull’amministratore delegato di Insar, Antonello Melis. I consiglieri regionali Francesco Agus e Anna Maria Busia (Campo progressista), da due anni impegnati assieme ad altri consiglieri e a parlamentari per far luce sull’uso dei fondi pubblici da parte di Insar, hanno dovuto scrivere al presidente del consiglio regionale, Gianfranco Ganau, e attendere il nullaosta dell’assessorato regionale al Lavoro, per avere accesso al carteggio che invece, secondo il regolamento del consiglio regionale, avevano pieno diritto di chiedere e di ricevere direttamente da Insar. Soltanto venerdì scorso a fine mattina i due consiglieri regionali hanno ricevuto la documentazione richiesta.
È un nuovo capitolo della telenovela che vede da una parte un gruppo di politici sardi decisi a capire quanti posti di lavoro siano stati generati nella realtà dai progetti varati dalla società interamente pubblica, e dall’altra Insar che nel corso del 2016 ha richiamato l’attenzione perfino del suo stesso organismo di vigilanza per l’abnorme numero di consulenti mobilitati e anche per alcuni dubbi criteri adottati nei bandi e nella gestione dei progetti.
Agus e Busia, dopo settimane di attesa della documentazione richiesta, hanno dovuto scrivere a Ganau per segnalare la «reiterata violazione delle prerogative consiliari da parte della società Insar spa di proprietà al 55,39 per cento della Regione. I buoni regolamenti non servono se non vengono fatti rispettare, ci dispiace constatare il persistere di una situazione che sembra porre una cortina di fumo attorno a una società che spende soldi pubblici.
Queste condotte da parte di società pubbliche – dicono ancora i due consiglieri - ledono in maniera seria anche l’autorevolezza dell’istituzione del consiglio regionale».
È un nuovo capitolo della telenovela che vede da una parte un gruppo di politici sardi decisi a capire quanti posti di lavoro siano stati generati nella realtà dai progetti varati dalla società interamente pubblica, e dall’altra Insar che nel corso del 2016 ha richiamato l’attenzione perfino del suo stesso organismo di vigilanza per l’abnorme numero di consulenti mobilitati e anche per alcuni dubbi criteri adottati nei bandi e nella gestione dei progetti.
Agus e Busia, dopo settimane di attesa della documentazione richiesta, hanno dovuto scrivere a Ganau per segnalare la «reiterata violazione delle prerogative consiliari da parte della società Insar spa di proprietà al 55,39 per cento della Regione. I buoni regolamenti non servono se non vengono fatti rispettare, ci dispiace constatare il persistere di una situazione che sembra porre una cortina di fumo attorno a una società che spende soldi pubblici.
Queste condotte da parte di società pubbliche – dicono ancora i due consiglieri - ledono in maniera seria anche l’autorevolezza dell’istituzione del consiglio regionale».
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