la situazione
Una sessantina di centri isolani ha già aderito ai bandi Sprar
SASSARI. «Al precedente bando, quello di due anni fa, aderirono nove amministrazioni», ricorda Emiliano Deiana. Questa volta sono già una sessantina i Comuni sardi interessati ad abbracciare lo Sprar,...
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SASSARI. «Al precedente bando, quello di due anni fa, aderirono nove amministrazioni», ricorda Emiliano Deiana. Questa volta sono già una sessantina i Comuni sardi interessati ad abbracciare lo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, affidato all’Anci per la gestione. «Sono quelli che hanno attivato o stanno attivando la procedura – dice il presidente dell’Anci regionale –, alcuni sono nella fase della definizione delle piattaforme, altri stanno ancora intraprendendo un percorso. Giovedì c’è stato un incontro con diversi sindaci del Gennargentu. Stiamo diffondendo la pratica, a oggi sono una sessantina le adesioni che si stanno tramutando in progetti». Nel Marghine diversi Comuni stanno per deliberare: 8 centri su 10, Noragugume e Lei hanno scelto di non aderire.
Che interesse ha un Comune a partecipare, al di là dei discorsi umanitari? L’interesse è la clausola di salvaguardia dai Cas, i centri di accoglienza prefettizi, quelli per intenderci con oltre 100 persone che tanto preoccupano soprattutto le comunità più piccole, le quali considerano destabilizzante l’arrivo di un numero consistente di richiedenti asilo. Ben diversa e meno impattante l’operazione che prevede l’arrivo di poche persone, di solito una decina e spesso minori, per le quali è stato predisposto un percorso ben preciso: è il concetto alla base dello Sprar.
È del 2,96% la percentuale di migranti assegnata alla Sardegna sul totale degli arrivi nel territorio nazionale; i migranti ospiti nelle strutture d’accoglienza presenti nell’isola sono 5500, per lo più divisi nei 120 Cas (centri di accoglienza straordinaria) gestiti dalle prefetture, 200 sono nei progetti Sprar. Gli enti locali che fanno parte dello Sprar sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e garantiscono interventi di “accoglienza integrata” ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Oltre a fornire vitto e alloggio, realizzano attività di accompagnamento sociale, finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi locali, fra i quali l’assistenza socio-sanitaria. Sono inoltre previste attività per facilitare l’apprendimento dell’italiano e l’istruzione degli adulti, l’iscrizione a scuola dei minori, e ulteriori interventi di informazione legale sulla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e sui diritti e doveri dei beneficiari in relazione al loro status. Previsti poi servizi volti all’inserimento socio-economico, con percorsi formativi e di riqualificazione professionale per promuovere l’inserimento lavorativo, così come sono approntate misure per l’accesso alla casa. (a.palm.)
Che interesse ha un Comune a partecipare, al di là dei discorsi umanitari? L’interesse è la clausola di salvaguardia dai Cas, i centri di accoglienza prefettizi, quelli per intenderci con oltre 100 persone che tanto preoccupano soprattutto le comunità più piccole, le quali considerano destabilizzante l’arrivo di un numero consistente di richiedenti asilo. Ben diversa e meno impattante l’operazione che prevede l’arrivo di poche persone, di solito una decina e spesso minori, per le quali è stato predisposto un percorso ben preciso: è il concetto alla base dello Sprar.
È del 2,96% la percentuale di migranti assegnata alla Sardegna sul totale degli arrivi nel territorio nazionale; i migranti ospiti nelle strutture d’accoglienza presenti nell’isola sono 5500, per lo più divisi nei 120 Cas (centri di accoglienza straordinaria) gestiti dalle prefetture, 200 sono nei progetti Sprar. Gli enti locali che fanno parte dello Sprar sono distribuiti su tutto il territorio nazionale e garantiscono interventi di “accoglienza integrata” ai richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Oltre a fornire vitto e alloggio, realizzano attività di accompagnamento sociale, finalizzate alla conoscenza del territorio e all’effettivo accesso ai servizi locali, fra i quali l’assistenza socio-sanitaria. Sono inoltre previste attività per facilitare l’apprendimento dell’italiano e l’istruzione degli adulti, l’iscrizione a scuola dei minori, e ulteriori interventi di informazione legale sulla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale e sui diritti e doveri dei beneficiari in relazione al loro status. Previsti poi servizi volti all’inserimento socio-economico, con percorsi formativi e di riqualificazione professionale per promuovere l’inserimento lavorativo, così come sono approntate misure per l’accesso alla casa. (a.palm.)
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