alÀ e san teodoro
Appello dei sindaci: la Regione ci aiuti
OLBIA. Ad Alà dei Sardi due famiglie devono fare i conti con altrettante case bruciate e un intero paese con i piromani che in tre giorni hanno bruciato 1700 ettari. «I cittadini sono infuriati, ci...
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OLBIA. Ad Alà dei Sardi due famiglie devono fare i conti con altrettante case bruciate e un intero paese con i piromani che in tre giorni hanno bruciato 1700 ettari. «I cittadini sono infuriati, ci hanno chiesto di costituirci parte civile e così faremo» annuncia il sindaco Francesco Ledda.
A San Teodoro c’è meno rabbia, se non altro perché gli incendi avrebbero natura colposa e non dolosa, ma non meno preoccupazione, dopo l’evacuazione di 300 persone con le fiamme vicine ai villaggi. «Siamo un territorio esposto a questo tipo di calamità, lo sapevamo e ne abbiamo avuto la conferma: ora abbiamo chiesto un aiuto alla Regione e sono fiducioso che lo avremo» dice il sindaco Domenico Mannironi.
Né Ledda né Mannironi criticano la macchina antincendio e quella dei soccorsi. Anzi, elogiano il lavoro fatto da chi - per tre giorni e tre notti - ha lottato contro le fiamme e ha evitato danni più seri, più gravi.
Il caso di Alà è significativo: il rogo - «certamente doloso, secondo quanto mi ha detto la forestale» spiega Ledda - è partito mercoledì 12 luglio da Su Monte de Mesu ed è andato avanti per tre giorni, alimentato dal forte maestrale. Il fronte veniva rallentato e anche fermato dai Canadair e dagli elicotteri; poi, di notte, quando i mezzi aerei erano fuori servizio, le fiamme (visibili da Olbia) ripartivano. Perché lì, a terra, in quella vallate impervie, era impossibile intervenire. Sono andati distrutti migliaia di ettari: 700-800 di terre comunali, dai 300 a i 400 nel cantiere forestale di Terranova, quello in cui passa il rally mondiale. «Danni enormi, incalcolabili» dice il sindaco. Danni anche ai privati: due famiglie hanno perso la loro casa. È successo nelle frazioni di Scala Pedrosa e Pres’in s’ainu. I loro componenti, distrutti, non sono sfollati solo perché hanno altre case in paese.
A San Teodoro, danni più limitati. Tre giorni di fuoco, 300 persone evacuate dalle frazioni di Miriacheddu e Costa Caddu. «Una decisione difficile - ammette il sindaco Mannironi -, ma tutto è stato fatto con calma, in modo ordinato, con la collaborazione di tutto l’apparato pubblico, che ringrazio per il grande lavoro. La macchina antincendio ha funzionato benissimo». Per dire: ieri è scoppiato un altro incendio e il Canadair, già in volo da Olbia verso il Nuorese, ha fatto una deviazione e l’ha spento dopo 15 minuti. «Un record» dice il sindaco. Il quale, nelle ore notturne dello sgombero di due villaggi, ha dovuto prendere decisioni difficili. Mettere al sicuro la vedova dell’ex presidente della Regione Mario Melis, che vive in una vallata; e far ritornare, dopo l’iniziale emergenza, gli sfollati nelle loro case. È andato tutto bene, ma ora Mannironi, per San Teodoro, paese delle frazioni, vuole più aiuti. (g.pi.)
A San Teodoro c’è meno rabbia, se non altro perché gli incendi avrebbero natura colposa e non dolosa, ma non meno preoccupazione, dopo l’evacuazione di 300 persone con le fiamme vicine ai villaggi. «Siamo un territorio esposto a questo tipo di calamità, lo sapevamo e ne abbiamo avuto la conferma: ora abbiamo chiesto un aiuto alla Regione e sono fiducioso che lo avremo» dice il sindaco Domenico Mannironi.
Né Ledda né Mannironi criticano la macchina antincendio e quella dei soccorsi. Anzi, elogiano il lavoro fatto da chi - per tre giorni e tre notti - ha lottato contro le fiamme e ha evitato danni più seri, più gravi.
Il caso di Alà è significativo: il rogo - «certamente doloso, secondo quanto mi ha detto la forestale» spiega Ledda - è partito mercoledì 12 luglio da Su Monte de Mesu ed è andato avanti per tre giorni, alimentato dal forte maestrale. Il fronte veniva rallentato e anche fermato dai Canadair e dagli elicotteri; poi, di notte, quando i mezzi aerei erano fuori servizio, le fiamme (visibili da Olbia) ripartivano. Perché lì, a terra, in quella vallate impervie, era impossibile intervenire. Sono andati distrutti migliaia di ettari: 700-800 di terre comunali, dai 300 a i 400 nel cantiere forestale di Terranova, quello in cui passa il rally mondiale. «Danni enormi, incalcolabili» dice il sindaco. Danni anche ai privati: due famiglie hanno perso la loro casa. È successo nelle frazioni di Scala Pedrosa e Pres’in s’ainu. I loro componenti, distrutti, non sono sfollati solo perché hanno altre case in paese.
A San Teodoro, danni più limitati. Tre giorni di fuoco, 300 persone evacuate dalle frazioni di Miriacheddu e Costa Caddu. «Una decisione difficile - ammette il sindaco Mannironi -, ma tutto è stato fatto con calma, in modo ordinato, con la collaborazione di tutto l’apparato pubblico, che ringrazio per il grande lavoro. La macchina antincendio ha funzionato benissimo». Per dire: ieri è scoppiato un altro incendio e il Canadair, già in volo da Olbia verso il Nuorese, ha fatto una deviazione e l’ha spento dopo 15 minuti. «Un record» dice il sindaco. Il quale, nelle ore notturne dello sgombero di due villaggi, ha dovuto prendere decisioni difficili. Mettere al sicuro la vedova dell’ex presidente della Regione Mario Melis, che vive in una vallata; e far ritornare, dopo l’iniziale emergenza, gli sfollati nelle loro case. È andato tutto bene, ma ora Mannironi, per San Teodoro, paese delle frazioni, vuole più aiuti. (g.pi.)
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