Il Psd’Az contro la nuova Equitalia
I sardisti: «Peggio della vecchia, creerà danni enormi al mondo delle imprese»
2 MINUTI DI LETTURA
PORTO TORRES. «La “nuova Equitalia” all’opera dal primo luglio? Peggio della precedente. E se la sostituzione sta creando apprensione e sconcerto in tutto il territorio italiano, nella nostra regione, e in aree di forte crisi come Porto Torres, la cosa potrà avere effetti ancor più devastanti sotto il profilo economico, sociale e quello dell’ordine pubblico, per la semplice ragione che fare impresa in Sardegna è nettamente penalizzante rispetto al resto della Penisola». Così la segretaria del Psd’Az di Porto Torres, Ilaria Faedda. Che rivolge un accorato appello a tutti i parlamentati sardi e al presidente della giunta regionale Francesco Pigliaru.
«L’eliminazione di Equitalia – attacca la dirigente sardista – si è rivelata una mera azione populista di marketing politico, tenuto conto che è stata sostituita da un ente fotocopia a cui gli sono stati affidati poteri ancora più aggressivi, fino ad arrivare al prelievo forzato di somme dai conti correnti, senza che un giudice ne disponga l’esecuzione. Abbiamo certezza che questo provvedimento stia gettando nella disperazione più totale numerosissimi contribuenti onesti, per intenderci, quelli che non ce l’hanno fatta neanche ad aderire alla recente rottamazione delle cartelle esattoriali».
I motivi di allarme, secondo la segretaria sardista, derivano dal fatto che: «La condizione di disparità economica tra la Sardegna ed il resto d’Italia è ampiamente certificata da tutta una serie di fattori e deficienze strutturali. Pertanto non si può mettere sullo stesso piano chi è costretto ad operare in realtà come la nostra, Porto Torres in primis, dove la “vera impresa” è riuscire a tenere in piedi una struttura aziendale, rispetto a chi ha un’attività imprenditoriale in una delle zone floride del Paese, stracolme di servizi e opportunità».
«Vi è anche da considerare – spiega Faedda – che lo Stato non può essere aggressivo quando è il cittadino o l’azienda ad avere debiti col fisco, mentre è sfuggente quando sono imprese o persone fisiche ad avere crediti nei confronti dello Stato. Non si contano più le somme che le imprese Sarde aspettano per aver effettuato prestazioni, forniture e realizzato opere pubbliche per enti statali o direttamente collegati ad essi. Crediti che stanno mettendo in serio pericolo la loro stabilità finanziaria». «Ecco perché – chiude – vanno messe in campo azioni politiche e legislative finalizzate ad evitare ogni forma di aggressione delle poche risorse depositate nei conti correnti di imprese e persone fisiche che vivono e operano in Sardegna».
«L’eliminazione di Equitalia – attacca la dirigente sardista – si è rivelata una mera azione populista di marketing politico, tenuto conto che è stata sostituita da un ente fotocopia a cui gli sono stati affidati poteri ancora più aggressivi, fino ad arrivare al prelievo forzato di somme dai conti correnti, senza che un giudice ne disponga l’esecuzione. Abbiamo certezza che questo provvedimento stia gettando nella disperazione più totale numerosissimi contribuenti onesti, per intenderci, quelli che non ce l’hanno fatta neanche ad aderire alla recente rottamazione delle cartelle esattoriali».
I motivi di allarme, secondo la segretaria sardista, derivano dal fatto che: «La condizione di disparità economica tra la Sardegna ed il resto d’Italia è ampiamente certificata da tutta una serie di fattori e deficienze strutturali. Pertanto non si può mettere sullo stesso piano chi è costretto ad operare in realtà come la nostra, Porto Torres in primis, dove la “vera impresa” è riuscire a tenere in piedi una struttura aziendale, rispetto a chi ha un’attività imprenditoriale in una delle zone floride del Paese, stracolme di servizi e opportunità».
«Vi è anche da considerare – spiega Faedda – che lo Stato non può essere aggressivo quando è il cittadino o l’azienda ad avere debiti col fisco, mentre è sfuggente quando sono imprese o persone fisiche ad avere crediti nei confronti dello Stato. Non si contano più le somme che le imprese Sarde aspettano per aver effettuato prestazioni, forniture e realizzato opere pubbliche per enti statali o direttamente collegati ad essi. Crediti che stanno mettendo in serio pericolo la loro stabilità finanziaria». «Ecco perché – chiude – vanno messe in campo azioni politiche e legislative finalizzate ad evitare ogni forma di aggressione delle poche risorse depositate nei conti correnti di imprese e persone fisiche che vivono e operano in Sardegna».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
