La Confartigianato: l’edilizia è ancora ferma. La Cna: preoccupa il crollo dei laureati
La fotografia del Sole 24 Ore è la stessa che viene scattata da chiunque si metta ad analizzare l’economia della Sardegna. L’isola non riesce a uscire dalla crisi. «Io ormai non la chiamo più crisi...
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La fotografia del Sole 24 Ore è la stessa che viene scattata da chiunque si metta ad analizzare l’economia della Sardegna. L’isola non riesce a uscire dalla crisi. «Io ormai non la chiamo più crisi – dice Antonio Matzutzi (foto a sinistra), segretario regionale di Confartigianato –. Quello che è stato fino 7-8 anni fa non tornerà più, dobbiamo mettercelo in testa. Dobbiamo lavorare per ripartire, per cercare nuove opportunità, ma nulla tornerà come prima». Tutto nasce dal crollo dell’edilizia. «È una crisi senza precedenti – dice ancora Matzutzi –. Basta vedere il numero delle gare d’appalto: fino a qualche anno fa erano 60-70 alla settimana, oggi al massimo 6 o 7. E ovviamente la crisi della edilizia si porta dietro tutta una serie di attività collaterali. In pochi anni l’edilizia ha perso 23-24mila posti di lavoro, senza però contare tutti quelli che gravitavano intorno a essa. Penso agli ingegneri, agli artigiani, alle cave, ai produttori di manufatti e di materiali edili».
Anche Francesco Porcu (foto a destra), numero uno della Cna, vede nero. «Le analisi di Istat, Banca d’Italia, Svimez, Crenos e anche dei nostri centri studi convergono tutte sul fatto che le uniche cose che in Sardegna aumentano sono i poveri e l’anzianità. L’invecchiamento della popolazione ha portato a perdere in 20 anni 210mila giovani: nel 1996 erano 550mila, oggi sono 340mila». E proprio i giovani di oggi sono i più esposti a un futuro di incertezza e difficoltà economica. «L’aspetto più preoccupante è quello che riguarda i giovani laureati – afferma Porcu –. In Sardegna i cosiddetti Neet, i giovani che non studiano né si formano e né lavorano sono più di 75mila. Questa situazione dovrebbe fare squillare tanti campanelli d’allarme, ma forse non c’è ancora grande consapevolezza di quello che sta accadendo in Sardegna. Neanche nella politica vedo un progetto, una visione, una strategia. Mi auguro che in quel che rimane della legislatura Pigliaru ela sua giunta si confrontino con le parti sociali e individuino le priorità su cui concentrare la loro azione politica. Galleggiando non si va da nessuna parte». (al.pi.)
Anche Francesco Porcu (foto a destra), numero uno della Cna, vede nero. «Le analisi di Istat, Banca d’Italia, Svimez, Crenos e anche dei nostri centri studi convergono tutte sul fatto che le uniche cose che in Sardegna aumentano sono i poveri e l’anzianità. L’invecchiamento della popolazione ha portato a perdere in 20 anni 210mila giovani: nel 1996 erano 550mila, oggi sono 340mila». E proprio i giovani di oggi sono i più esposti a un futuro di incertezza e difficoltà economica. «L’aspetto più preoccupante è quello che riguarda i giovani laureati – afferma Porcu –. In Sardegna i cosiddetti Neet, i giovani che non studiano né si formano e né lavorano sono più di 75mila. Questa situazione dovrebbe fare squillare tanti campanelli d’allarme, ma forse non c’è ancora grande consapevolezza di quello che sta accadendo in Sardegna. Neanche nella politica vedo un progetto, una visione, una strategia. Mi auguro che in quel che rimane della legislatura Pigliaru ela sua giunta si confrontino con le parti sociali e individuino le priorità su cui concentrare la loro azione politica. Galleggiando non si va da nessuna parte». (al.pi.)
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