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«No alle deroghe al Ppr tuteliamo le aree vergini»

La legge urbanistica divide il Pd. L’ex governatore: indispensabili norme chiare


22 luglio 2017 di Luca Rojch


SASSARI. Un paio di nuvole più in alto dei toni urlanti e avvelenati del suo Pd. Renato Soru mantiene i modi pacati e riflessivi ed evita di entrare nella battaglia tra fazioni che si è scatenata all’interno dei Dem sardi. L’oggetto è la legge urbanistica. Il padre del Ppr preferisce parlare del merito della normativa e di quale è la filosofia che guida le sue scelte. Mette da parte i toni da battaglia, ma ribadisce che in alcuni punti la proposta di legge presentata dalla giunta non convince.

Cosa non le piace della legge urbanistica presentata dalla giunta?

«La nuova legge urbanistica presentata dalla giunta mi pare abbia 240 pagine. Troppo lunga e troppo complicata da capire per chi la utilizzerà. Tecnici, cittadini, imprese. Sono convinto che i principi debbano essere altri. La norma deve essere semplice, chiara, comprensibile. Non deve essere il Tar a stabilire se è applicabile o quale sia la sua interpretazione. Deve essere incontrovertibile e non decriptata da grandi sacerdoti che hanno accesso ai testi iniziatici. Mi spiego meglio. Basta una legge agile, snella, chiara. I dettagli possono essere chiariti anche dai decreti assessoriali, come spesso è accaduto. Per esempio il decreto Floris è del 1981. Altre norme possono essere chiarite dai Puc e dai regolamenti edilizi. Voglio dire che esistono diversi livelli. È impensabile concepire una legge che li voglia racchiudere tutti. Ma c’è anche un altro aspetto, la Sardegna non è tutta uguale. I riferimenti storici e culturali cambiano da zona a zona, la Gallura non è uguale al Nuorese o alla Nurra. Non si possono avere regolamenti identici per tutte le aree».

Ma lei vuole una legge urbanistica?

«Certo, io non sono quello che dice blocchiamo tutto. Al contrario. Io volevo farla subito dopo il Ppr, poi tutti si ricordano come sono andate le cose. Ora siamo in ritardo, la legge urbanistica è indispensabile. Certo sarebbe stato importante se la giunta avesse approvato il Ppr per le zone interne. Era pronto ed era nel programma elettorale. Si è preferito non farlo. Ed è un errore. La legge urbanistica va fatta anche per togliere ogni alibi ai nemici del Ppr. Per tanto tempo è stata portata avanti una falsità: “Il Ppr blocca la possibilità di costruire”. Non è vero. Il Ppr è nato solo per gestire un periodo transitorio. Doveva servire a dare le regole fino a quando ogni Comune non avesse approvato il proprio Puc».

In altre parole il nodo è nella mancata approvazione dei Puc?

«Non c’è dubbio. Avevamo previsto che i Puc dovessero essere approvati entro 18 mesi dal varo del Ppr. Questo è il mio rammarico. I Comuni non sono stati finanziati in modo adeguato per completare i Puc. E c’è anche una spiegazione politica. Il centrodestra ha spinto i comuni a non presentare e approvare i Puc, certi di cancellare il Ppr. Questo ha bloccato tutto. La nuova legge urbanistica dovrà semplificare l’approvazione dei Puc. Deve dare regole certe ai cittadini e alle imprese. La nuova legge della giunta non semplifica questo processo e non dà fiducia a cittadini e imprese. Si lascia un margine di arbitrio e di discrezionalità».

Il principio cardine deve restare la tutela del territorio?

«Su questo non facciamo passi indietro. Noi abbiamo 1200 chilometri di coste. Il 50 per cento di questo territorio è stato già consumato, il resto è vergine. E lo dobbiamo conservare. Perché serve a dare qualità ambientale, serve perché migliora la qualità della nostra vita ed è anche il tesoro della nostra industria turistica. La legge urbanistica deve difendere questo 50 per cento e deve dare regole certe per utilizzare l’altro 50 per cento. Si può riusare, rigenerare, riconvertire, ristrutturare, cambiare la destinazione d’uso. Come per esempio le 300 mila seconde case costruite e in buona parte chiuse per quasi tutto l’anno. Rappresentano un modello passato. Possiamo utilizzarle per un tipo di ospitalità alberghiera o diffusa sul territorio. Per il resto facciamo quello che serve per migliorare l’industria alberghiera. Non mi scandalizzo se in una zona atrofizzata un albergo ha bisogno di più volumetrie per adeguare le proprie stanze agli standard turistici attuali o innalzare la qualità della propria struttura alberghiera. Ma non consumiamo altro suolo vergine».

Ma quali sono le differenze tra Ppr e legge urbanistica nella fascia dei 300 metri?

«Questo è un falso problema. I due testi non differiscono su questo aspetto. Con l’assessore Erriu c’è un dialogo sereno e costruttivo, che spero possa proseguire perché si possa arrivare a una legge urbanistica condivisa e di qualità. Le linee guida devono essere la semplicità, la certezza, la possibilità che i comuni possano fare i Puc in tempi rapidi. Altrimenti tra 30 anni saremo nello stesso punto del guado».

Ma c’è un punto che lei non condivide di questa legge?

«C’è una norma per me inaccettabile: le deroghe al Ppr. Nel testo si dice che per progetti di particolare rilevanze economica e sociale ci possa essere un accordo di programma con la giunta che deroghi al Ppr. In questo modo si evita il rispetto delle regole. Un privato può non rispettare le regole del Ppr in base a un accordo discrezionale con la giunta. È inaccettabile».

Ma questo è lo stesso principio dell’Intesa previsto nel Ppr.

«Questa è un’altra falsità che si vuol far passare. L’intesa era uno strumento temporaneo. Doveva valere fino all’approvazione del Puc da parte del Comune. E prevedeva che se Regione, Provincia, Comune e privati erano d’accordo su un progetto questo potesse essere approvato, ma in ogni caso non poteva mai, ripeto mai, non rispettare le norme del Ppr. Chi dice il contrario vuole solo confondere le idee».

Si è anche detto che la nuova legge potrebbe dare maggiori volumi agli ecomostri.

«Beh, un altro limite della nuova legge urbanistica è che per certi aspetti sembrerebbe un Piano casa permanente. Se si devono migliorare le strutture ricettive degli hotel, accrescerne gli standard qualitativi e ingrandire le stanze non credo che nessuno possa contestare questo principio. In Grecia i 4 stelle hanno camere da 60 metri quadri, noi da 14. Ecco dobbiamo tenere il passo dei nostri competitor. Come ho detto non mi spaventano i metri cubi in più se finalizzati. Ma vanno tutelate le aree vergini e si deve studiare anche un meccanismo per cui gli aumenti di cubatura possano essere graduati. Una struttura di 120mila metri cubi a picco sul mare credo che non abbia bisogno di nuove volumetrie, ma di riqualificare quelle esistenti».

Ma secondo lei lo scontro in atto nel Pd è davvero legato alla legge urbanistica?

«L’urbanistica ha sempre creato problemi nel Pd. Non la pensiamo tutti allo stesso modo su questo tema. Dialoghiamo allora, magari anche andando al di là di qualche articolo di giornale. Io voglio restare sul merito della questione urbanistica, la Sardegna ha bisogno di regole certe in questo campo per poter crescere. Qua non discutiamo di come si mette una finestra, ma delle regole di sviluppo futuro di tutta l’isola. Di quale modello di crescita sociale ed economica si vuole sviluppare».

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