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L’assalto al caveau, come in un film

L’assalto al caveau, come in un film

Il colpo da 5 milioni alla Vigilanza Sardegna di Nuoro raccontato dai testimoni

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CAGLIARI. Il furgone blindato della Vigilanza Sardegna si avvicina alla sede di Nuoro attorno alle 16.30, due guardie a bordo, un’altro mezzo alle spalle che gli fa da scorta. L’autista chiede alla centrale operativa di aprire il cancello d’ingresso per raggiungere il caveau, a bordo ci sono cinque milioni di euro destinati alle banche di Fonni e dintorni. Mentre i vigilantes scendono dal blindato si materializza un uomo armato di fucile, che costringe le guardie a sdraiarsi sul pavimento del locale e le disarma. Spuntano altri banditi, tutti armati e mascherati, l’azione è ripresa quasi integralmente dalle telecamere interne. Le guardie e il personale della sede nuorese viene ridotto all’impotenza, i rapinatori agguantano il bottino e spariscono a bordo di alcune automobili che risulteranno rubate, portando con sè Massimino Zuddas. L’ostaggio viene rilasciato sulla statale 369, allo svincolo per Mamoiada. Il colpo milionario risale al 14 ottobre del 2013 e ieri mattina ogni passaggio dell’operazione è stato ricostruito davanti al tribunale presieduto da Ermengarda Ferrarese e agli imputati di quella e altre rapine, chiusi nella gabbia della Corte d’Assise. A quattr’anni di distanza dal racconto dei testimoni-vittima di quel colpo non traspaiono emozioni e i ricordi sono in parte appannati dal tempo, il contrasto con le immagini che scorrono sui monitor degli avvocati è impressionante. Si vedono uomini incappucciati, vestiti di scuro, che fanno irruzione dell’area del caveau, spingono il personale della Vigilanza Sardegna in un angolo, puntano i loro kalashnikov e con quelli vincono ogni resistenza, secondo un copione che sembra elaborato dallo sceneggiatore di un action movie. Non parte neppure un colpo, non serve: colti di sorpresa da un commando che per l’accusa era composto da almeno dodici banditi, i vigilantes si rassegnano alla parte di comparse e salvano la pelle. Imputati di quella rapina, la più proficua della serie richiamata al processo in corso, sono Giovanni Olianas, Luca Arzu, Gianluigi Olianas e Pasquale Scanu. Gli altri non sono stati identificati perché nessuno dei testi è stato in grado di riconoscere gli autori del colpo, a loro si è arrivati grazie alle intercettazioni telefoniche dove i dettagli dell’azione di Nuoro sono stati citati o comunque questa è l’interpretazione degli investigatori.

Numerose le domande rivolte dal pm Danilo Tronci e da alcuni difensori alle guardie coinvolte nella rapina: i dettagli, in apparenza insignificanti, servono a collegare i fatti del 14 ottobre 2013 con le frasi, le parole, i riferimenti contenuti nelle conversazioni intercettate. I racconti in gran parte coincidono, qualche particolare sfugge per via del tempo trascorso: «Un uomo armato di fucile mi ha fatto scendere dal furgone - ha riferito Massimiliano Catta, il conducente del blindato - e mi ha chiesto di sdraiarmi sul pavimento. Poi mi ha tolto la pistola e ordinato di andare dentro con gli altri». Mauro Nonne ha potuto vedere solo «uomini vestiti di nero» che sbucavano da tutte le parti, un’azione precisa e pulita quella condotta dalla banda dei portavalori, chiusa in pochi minuti con un ricorso minimo alla violenza fisica e senza spargimento di sangue. La presidente del tribunale Ferrarese è intervenuta solo per chiedere alcune precisazioni ai testi che hanno sfilato in aula, particolari che torneranno utili quando si passerà all’esame delle intercettazioni, il cuore del processo.

Il dibattimento andrà avanti venerdì prossimo con i testimoni legati al tentativo di rapina alla sede della Mondialpol di Arzachena. Sarà l’ultima udienza prima della pausa d’agosto, il processo riprenderà a settembre. (m.l)

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