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Campagne in crisi, vertice in Regione

Campagne in crisi, vertice in Regione

Pressing di Agrinsieme: «Basta con i soliti rattoppi, adesso ci aspettiamo un vero piano straordinario per l’agricoltura»

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CAGLIARI. L’aria nelle campagne è sempre più pesante. «La crisi è troppo forte, non riusciamo più a sostenerla. Però non è più il momento d’inseguire le emergenze. Basta con i rattoppi, dalla politica ci aspettiamo un piano straordinario per il rilancio dell’agricoltura». È questo l’appello lanciato da Agrinsieme (Copagri, Cia, Legacoop, Alleanza delle cooperative, Confagricoltura e Agrital) e che porterà oggi al tavolo del vertice convocato d’urgenza dalla Regione. Il gruppo non ha scelto, la strada delle rivolte annunciate. «Noi – ha detto il portavoce e presidente di Agrinsieme Sergio Cardia – siamo per il confronto. Può essere acceso finché si vuole, ma con la Regione vogliamo discutere di piani a lungo respiro. Abbiamo bisogno di prospettive certe». Con un secondo appello lanciato a chi non sta nel loro gruppo: «Alle altre organizzazioni chiediamo di mettere da parte le bandiere e presentarci compatti al vertice».

La scossa. «L’agricoltura – ha sottolineato Martino Scanu – è definita da tutti i politici un settore strategico, ma quasi mai purtroppo alle parole fanno seguire i fatti. Lo ripetiamo: sono indispensabili interventi straordinari oltre l’emergenza, o sarà impensabile per le aziende uscire dalla crisi». Agrinsieme da sola rappresenta 31mila imprese e ha un obiettivo dichiarato: la convocazione della conferenza regionale dell'agricoltura, l’ultima è stata organizzata 20 anni fa, perché «tutti abbiamo necessità – ha aggiunto Ignazio Cirronis – di confrontarci sul nostro futuro». È arrivata – secondo Agrinsieme – la «stagione delle scelte strategiche, o continueremo a essere invasi dalle importazioni, siamo all’80 per cento, e a non a far incedere i finanziamenti a disposizione: 3 miliardi e 200 milioni negli ultimi quindici anni».

Le richieste. Nell’immediato: l’approvazione da parte del Consiglio regionale prima di Ferragosto della leggina che trasferisce 12 dei 14 milioni previsti nella Finanziaria dall’acquisto del pecorino invenduto ai de minimis diretti. «Se quei soldi – ha detto Scanu – fossero stati spesi a febbraio avrebbe avuto un senso. Ora siamo in ritardo, spalmare i milioni fra le aziende non è il massimo, ma pagheranno almeno qualche debito». Poi la richiesta di accelerare i tempi perché sia l’Argea regionale e non più l’Agea nazionale a liquidare i finanziamenti. E all’orizzonte l’impegno di investire 35 milioni del mutuo destinato alle infrastrutture per rendere efficiente l’irrigazione.

Caso latte. Il prezzo è inchiodato sui 50-60 centesimi al litro, quello del pecorino è salito fino a 5 euro al chilo ma solo dopo una forte svendita. L’incubo dell’invenduto continua a esserci e per uscire dal tunnel servirebbe una proposta choc. Questa: «Tagliare i contributi ai caseifici che non rispettano i tetti di produzione stabiliti dal Consorzio di tutela. Oggi le sanzioni sono troppo basse: solo 16 centesimi per ogni chilo in più, mentre nel Reggiano gli irregolari pagano 2,80 euro. Prendiamo esempio e vedrete che molti dei nostri furbetti cambierebbero idea».

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