Tregua Regione agricoltori «Ora progetti per il futuro»
Pigliaru annuncia per l’autunno gli Stati generali del mondo delle campagne Le associazioni di categoria: ben venga l’impegno della politica ma vigileremo
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CAGLIARI. La forza dei muscoli, sostenuta da diversi milioni in più, per «spezzare le catene dell’emergenza», ma anche il coraggio di dire che «l’agricoltura deve cambiare». Come? Con meno assistenzialismo, sarà ammesso ancora solo se la siccità continuerà a essere una piaga biblica, e invece con molte più idee e progetti per il futuro. Sono indispensabili per liberare le aziende dall’ansia di essere ancora troppo prigioniere delle oscillazioni del mercato, delle pazzie del clima e delle speculazioni. È questo il bollettino congiunto del secondo tavolo verde in un mese sulla crisi mai finita dell’agricoltura. Questa volta c’era molta più gente del solito: il presidente Francesco Pigliaru, due assessori (Pier Luigi Caria all’agricoltura e Raffaele Paci al bilancio), due presidenti di commissione del Consiglio regionale (Franco Sabatini e Luigi Lotto) e soprattutto il fronte quasi compatto delle associazioni degli agricoltori. C’era il gruppo massiccio di Agrinsieme e la delegazione robusta della Coldiretti, mancava – come sempre tra l’altro – il Movimento pastori, che per martedì ha annunciato una «virile marcia su Cagliari». I presenti non è che abbiamo sotterrato l’ascia di guerra e neanche firmato chissà quale impegnativo armistizio. Certo, dopo ben tre ore, diranno di essere abbastanza, qualcuno molto seppure a denti stretti, «soddisfatti per gli interventi nell’immediato» e poi «abbastanza fiduciosi visto che in autunno la Regione organizzerà dopo una ventina d’anni una Conferenza generale sull’agricoltura in cui cominceremo a parlare di filiere e strategie». Ma non per questo – hanno rimarcato – «smetteremo di vigilare sulla politica, cui continueremo a ricordare che nelle campagne la tensione è forte e non c’è più spazio per le false promesse».
Gli interventi 1. Nell’immediato i 12 milioni di de minimis per gli allevatori diventeranno 15: martedì la leggina sarà approvata dal Consiglio e dopo Ferragosto liquidati. Non più secondo il criterio di 4 euro per capo ovino, ma 5 e quindi alle aziende arriveranno più soldi. Di seguito, in una sorta di riepilogo: un milione e 400 mila euro è stato confermato per le coltivazioni di grano duro e 500 mila saranno destinati per valorizzare le semenze più antiche e i cereali. Poi è stata ribadita l’accelerazione nei pagamenti delle risorse europee, sono in arrivo i 50 milioni sbloccati a Roma, e confermato che alla «Sardegna è stato riconosciuto lo stato di calamità» quindi saranno sospesi i contributi previdenziali e le rate dei mutui agricoli. Ad ottobre è stato garantito un anticipo più pesante (da 87,5 a 122,5 milioni) del Piano agricolo comunitario e anche il Piano di sviluppo rurale avrà un gettito più alto.
Gli interventi 2. Sono quelli in prospettiva. Saranno messi in fila negli Stati generali e il punto di partenza autunnale dovrebbe essere questo: rimodulare gran parte del Piano di sviluppo rurale cioè spostare gran parte delle risorse economiche più sul «come possiamo e dobbiamo migliorare la produzione ed essere più competitivi» e meno sul «sostentamento fine a se stesso» che dà liquidità alle aziende ma non incide sul futuro delle imprese. Saranno investiti anche un bel po’ di milioni per migliorare il sistema dell’irrigazione e la capacità delle dighe, dare gambe all’agroindustria, garantire il miglior accesso possibile al credito e infine c’è forse la possibilità di accendere un mutuo dedicato per migliorare altre infrastrutture.
I commenti. Il presidente Pigliaru ha detto: «È molto positivo che tutti insieme abbiamo cominciato a discutere su come dobbiamo far crescere il reddito in agricoltura con progetti di medio termine in cui le filiere, decideremo bene quali e dove, siano forti dalla produzione alla vendita». Per l’assessore Pier Luigi Caria «siamo andati oltre le emergenze e ragionato su quali strumenti sono indispensabili per avere davvero e nel tempo aziende nuove, moderne e produttive. Abbiamo dunque i bisogno di risposte strutturali che vadano oltre gli interventi tampone e le andremo a cercarle, molte le abbiamo già, con il contributo di tutti». Anche del Movimento pastori, perché Caria ha detto: «Prima di martedì, proverò a parlarci».
Bollettino finale. Se fosse possibile una sintesi ancora più stringata del lungo vertice, potrebbe essere questa. La Conferenza regionale, in autunno, dovrà gettare le basi per un’agricoltura finalmente vincente e convincente, più ricca dell’attuale 16 per cento del Prodotto interno lordo e più attraente se vista dalla parte dei giovani. Dunque: il meno lamentosa possibile, seppure dalla sua ha ancora molte ragioni per lamentarsi. Ma sia chiaro perché il miracolo si avveri la politica non dovrà più sbagliare un colpo. (ua)
Gli interventi 1. Nell’immediato i 12 milioni di de minimis per gli allevatori diventeranno 15: martedì la leggina sarà approvata dal Consiglio e dopo Ferragosto liquidati. Non più secondo il criterio di 4 euro per capo ovino, ma 5 e quindi alle aziende arriveranno più soldi. Di seguito, in una sorta di riepilogo: un milione e 400 mila euro è stato confermato per le coltivazioni di grano duro e 500 mila saranno destinati per valorizzare le semenze più antiche e i cereali. Poi è stata ribadita l’accelerazione nei pagamenti delle risorse europee, sono in arrivo i 50 milioni sbloccati a Roma, e confermato che alla «Sardegna è stato riconosciuto lo stato di calamità» quindi saranno sospesi i contributi previdenziali e le rate dei mutui agricoli. Ad ottobre è stato garantito un anticipo più pesante (da 87,5 a 122,5 milioni) del Piano agricolo comunitario e anche il Piano di sviluppo rurale avrà un gettito più alto.
Gli interventi 2. Sono quelli in prospettiva. Saranno messi in fila negli Stati generali e il punto di partenza autunnale dovrebbe essere questo: rimodulare gran parte del Piano di sviluppo rurale cioè spostare gran parte delle risorse economiche più sul «come possiamo e dobbiamo migliorare la produzione ed essere più competitivi» e meno sul «sostentamento fine a se stesso» che dà liquidità alle aziende ma non incide sul futuro delle imprese. Saranno investiti anche un bel po’ di milioni per migliorare il sistema dell’irrigazione e la capacità delle dighe, dare gambe all’agroindustria, garantire il miglior accesso possibile al credito e infine c’è forse la possibilità di accendere un mutuo dedicato per migliorare altre infrastrutture.
I commenti. Il presidente Pigliaru ha detto: «È molto positivo che tutti insieme abbiamo cominciato a discutere su come dobbiamo far crescere il reddito in agricoltura con progetti di medio termine in cui le filiere, decideremo bene quali e dove, siano forti dalla produzione alla vendita». Per l’assessore Pier Luigi Caria «siamo andati oltre le emergenze e ragionato su quali strumenti sono indispensabili per avere davvero e nel tempo aziende nuove, moderne e produttive. Abbiamo dunque i bisogno di risposte strutturali che vadano oltre gli interventi tampone e le andremo a cercarle, molte le abbiamo già, con il contributo di tutti». Anche del Movimento pastori, perché Caria ha detto: «Prima di martedì, proverò a parlarci».
Bollettino finale. Se fosse possibile una sintesi ancora più stringata del lungo vertice, potrebbe essere questa. La Conferenza regionale, in autunno, dovrà gettare le basi per un’agricoltura finalmente vincente e convincente, più ricca dell’attuale 16 per cento del Prodotto interno lordo e più attraente se vista dalla parte dei giovani. Dunque: il meno lamentosa possibile, seppure dalla sua ha ancora molte ragioni per lamentarsi. Ma sia chiaro perché il miracolo si avveri la politica non dovrà più sbagliare un colpo. (ua)
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