La Nuova Sardegna

Unione civile multietnica prima coppia ad Alghero: protagoniste due donne

di Gian Mario Sias
Un momento della cerimonia
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Un momento della cerimonia

Hacina Biby Issufo, del Mozambico, e Sari Teresa Mertanen, alghero-finlandese hanno scelto la città catalana

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ALGHERO. Hanno detto sì, suggellando un amore che dura da anni, e quel loro sì ha cambiato la storia di tanti altri amori come il loro. Hacina Biby Issufo, per tutti Chin, nazionalità mozambicana, e Sari Teresa Mertanen, mamma algherese e padre finlandese, hanno celebrato ad Alghero la loro unione civile. È stata una splendida festa, come merita ogni grande storia d’amore. Ma è stato anche un altro varco aperto alla conquista di diritti sempre più ampi.

Perché Chin e Teresa, prima coppia omosessuale multietnica che convola a giusta unione in Sardegna, «inconsapevolmente ci hanno aiutato a garantire a tutte le coppie gay e lesbiche del nostro Paese il diritto di accedere alla legge sulle unioni civili senza discriminazioni», come dice Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, presente allo storico appuntamento. Per cinque anni Teresa ha lavorato per importanti Ong in Mozambico.

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A Maputo, a una fiera di letteratura e poesia, ha conosciuto Chin. Era il 2012, non si sono più separate. Hanno vissuto quattro anni a Pemba, nell’estremo nord del Mozambico, dove c’è necessità di tutto. Chin è un’atleta professionista, alle spalle ha 17 anni di gare: mezzofondo, velocità, salto in lungo. L’ha sempre allenata la campionessa olimpionica Maria Lurdes Mutola.

Ha rappresentato il Mozambico in diversi meeting internazionali. In Mozambico i diritti degli omosessuali non hanno riconoscimento formale, ma Teresa e Chin sono perfettamente integrate e non hanno mai avuto problemi sebbene la popolazione sia per lo più musulmana. Teresa ha lavorato a progetti su riciclo dei rifiuti, formazione professionale, istruzione primaria, promozione dell’arte e delle cultura locale, Chin ha fatto la massaggiatrice e la personal trainer. Attualmente vivono a Helsinki, ma verrebbero a vivere in Italia. «Per l’unione abbiamo scelto Alghero perché volevamo il mare, e poi qui potevamo accogliere amici e parenti – spiega Teresa – questa festa suggella la creazione di una grande famiglia».

Le ha unite Valdo Di Nolfo, attivista algherese, da sempre impegnato per i diritti civili. Teresa lo conosce da sempre e ne ha sostenuto il percorso politico. «L’amore è un atto rivoluzionario, unisce i popoli oltre che i cuori», ha detto. Quella di Alghero è stata una unione multietnica e religiosa: cattolica, protestante, mussulmana e buddista. Ogni intervento era tradotto in italiano, inglese, portoghese e finlandese, così da coinvolgere gli invitati che arrivavano da Messico, Cile, Colombia, Svizzera, Mozambico, Iran, Taiwan, Polonia, Austria, Svizzera, Serbia, Croazia, Italia, Finlandia, Olanda, Grecia, Rom. Gabriele Piazzoni è loro amico e le ha accompagnate a questo risultato.

«Subito dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, Teresa e Chin si sono rivolte ad Arcigay per risolvere i problemi legati alla cittadinanza straniera di Chin», spiega. «Il problema di tante coppie miste è il certificato richiesto al Paese di origine del coniuge straniero – prosegue – attestante che la persona non sia sposata». Ebbene, «quel certificato non si può ottenere in Paesi che non riconoscono le unioni tra persone dello stesso sesso o che criminalizzano l’omosessualità», dice Piazzoni.
 

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