Accoltella la madre e aspetta la polizia
di Mauro Lissia
Arrestato per omicidio un uomo di 56 anni, da tempo malato psichiatrico La donna aveva 86 anni, l’ha trovata un altro dei figli nel suo appartamento
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QUARTU SANT’ELENA. Una lite, nata per chissà quale ragione. E’ bastata quella perché Angelo Dessì, 56 anni, da tempo in cura per problemi psichiatrici, impugnasse un coltello da cucina e lo puntasse verso la madre Paola Schiffino, 86 anni. Forse la donna ha cercato di sfuggire alla furia improvvisa del figlio, di certo ha provato a proteggersi dai fendenti. Ma non ce l’ha fatta: la lama è penetrata più volte nel suo corpo e quando Andrea, un altro dei tre figli, è entrato in casa si è trovato di fronte a una scena che resterà per sempre nella sua memoria. La madre era distesa sul pavimento della cucina, il sangue sparso attorno rendeva tutto terribilmente chiaro. Era stato Angelo ad annunciarglielo, rispondendo a una telefonata: «Stai bene?». La risposta: «No, ho appena ammazzato mamma». Era tutto vero: la madre uccisa e Angelo nella sua stanza seduto sul letto, muto, seminudo, lo sguardo fisso verso il basso, in evidente stato di choc. Il tempo di rendersi conto, di mettere insieme i pensieri con la disperazione e con il dolore. Quindi la chiamata al 113, la sola cosa che ancora si poteva fare: «Venite, per favore venite subito, mio fratello ha ucciso mia madre». Pochi minuti e quella casa di Quartu Sant’Elena, al numero 66 di via Nenni, non era più la casa di una famiglia ma la scena di un crimine. Erano le 17 in una città deserta per il caldo rovente, rari passanti, un silenzio irreale rotto soltanto dai dialoghi degli agenti di polizia che sistemavano i nastri di plastica bianchi e rossi, quelli che servono a circoscrivere i luoghi dove la violenza ha finito per prevalere sulla ragione. Il capo della squadra mobile Marco Basile ha chiesto l’intervento della Scientifica, nel giro di mezz’ora sono arrivati in via Nenni anche il sostituto procuratore di turno Alessandro Pili e il medico legale, Roberto Demontis. Procedure di legge, l’esame esterno del corpo, i primi rilievi sul luogo di un delitto senza misteri. L’arma usata per uccidere è un coltello da cucina, che la polizia ha recuperato nell’appartamento: era rosso di sangue. Ma non è un giallo estivo, non c’è un solo dettaglio decisivo da scoprire: solo una tragedia familiare nata sul nulla e conclusa sul filo della follia, con la vittima e il suo carnefice accomunati da un destino crudele.
L’assassino, sconvolto e ammutolito, era là ad attendere che qualcuno andasse a prenderlo. Nessuno ha insistito con le domande: quanto gli investigatori avevano visto ai primi attimi dopo l’ingresso nell’appartamento bastava già a comprendere l’accaduto. La spiegazione, se una madre accoltellata a morte può essere un fatto spiegabile, l’ha data il fratello di Dessì: una malattia mentale che aveva già costretto Angelo a lunghi ricoveri in ospedale psichiatrico, a terapie intense che lo tenevano in bilico sul precipizio che divide la normalità da ciò che per convenzione non è considerato normale. Per anni si era occupato di lui il padre, alla scomparsa del genitore, nel 2016, il carico di quell’uomo sofferente e delicato era passato sulle spalle del fratello. Fino a ieri Angelo Dessì aveva dato frequenti e costanti segni di disturbo mentale, mai però i suoi comportamenti erano scivolati verso la violenza. Strano, difficile, chiuso, ma innocuo nel suo andirivieni tra casa e ospedale. Allora cos’è che ha fatto scattare nella sua mente l’impulso di colpire la madre, una donna molto anziana che lo seguiva amorevolmente? La polizia sostiene che il caldo tremendo di questi giorni può aver influito sullo stato mentale di quell’uomo.
Alla Procura e alla polizia resta il compito di registrare comunque ogni dettaglio di questa vicenda dolorosa, perché la posizione giudiziaria di Angelo Dessì possa essere valutata da ogni angolazione. Un processo ci sarà, ma i giudizi decisivi saranno con ogni probabilità quelli dei medici che l’avevano in cura e di quelli che saranno chiamati a esaminare e valutare il suo stato psichiatrico nelle ore che l’hanno condotto a un gesto fuori da ogni logica e forse anche dalla sua stessa volontà. Per adesso il magistrato ha disposto l’arresto con l’accusa formale di omicidio, sarà nelle prossime ore l’ufficio del gip a convalidarlo e a stabilire se Angelo Dessì deve andare in carcere oppure può essere trasferito in una struttura diversa. Portato via con un’ambulanza, ora si trova piantonato all’ospedale Santissima Trinità.
L’assassino, sconvolto e ammutolito, era là ad attendere che qualcuno andasse a prenderlo. Nessuno ha insistito con le domande: quanto gli investigatori avevano visto ai primi attimi dopo l’ingresso nell’appartamento bastava già a comprendere l’accaduto. La spiegazione, se una madre accoltellata a morte può essere un fatto spiegabile, l’ha data il fratello di Dessì: una malattia mentale che aveva già costretto Angelo a lunghi ricoveri in ospedale psichiatrico, a terapie intense che lo tenevano in bilico sul precipizio che divide la normalità da ciò che per convenzione non è considerato normale. Per anni si era occupato di lui il padre, alla scomparsa del genitore, nel 2016, il carico di quell’uomo sofferente e delicato era passato sulle spalle del fratello. Fino a ieri Angelo Dessì aveva dato frequenti e costanti segni di disturbo mentale, mai però i suoi comportamenti erano scivolati verso la violenza. Strano, difficile, chiuso, ma innocuo nel suo andirivieni tra casa e ospedale. Allora cos’è che ha fatto scattare nella sua mente l’impulso di colpire la madre, una donna molto anziana che lo seguiva amorevolmente? La polizia sostiene che il caldo tremendo di questi giorni può aver influito sullo stato mentale di quell’uomo.
Alla Procura e alla polizia resta il compito di registrare comunque ogni dettaglio di questa vicenda dolorosa, perché la posizione giudiziaria di Angelo Dessì possa essere valutata da ogni angolazione. Un processo ci sarà, ma i giudizi decisivi saranno con ogni probabilità quelli dei medici che l’avevano in cura e di quelli che saranno chiamati a esaminare e valutare il suo stato psichiatrico nelle ore che l’hanno condotto a un gesto fuori da ogni logica e forse anche dalla sua stessa volontà. Per adesso il magistrato ha disposto l’arresto con l’accusa formale di omicidio, sarà nelle prossime ore l’ufficio del gip a convalidarlo e a stabilire se Angelo Dessì deve andare in carcere oppure può essere trasferito in una struttura diversa. Portato via con un’ambulanza, ora si trova piantonato all’ospedale Santissima Trinità.
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