Banda ultra larga in ritardo nel futuro digitale dell’isola
di Salvatore Santoni
Sono oltre 60mila le utenze che restano fuori da tutti i progetti di cablaggio Secondo il rapporto di Infratel nel 2020 il 14% dei sardi navigherà a rilento
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI . Oltre 60mila utenze sarde sono destinate a percorrere le mulattiere digitali ancora a lungo. Sono queste le previsioni sul futuro della banda ultra larga emerse nelle scorse settimane con la pubblicazione delle consultazioni che il ministero dello Sviluppo economico ha commissionato a Infratel, il soggetto attuatore dei piani per la banda ultra larga del Governo, sulle cosiddette aree grigie e nere dove investono i privati. Le proiezioni al 2020 indicano che la diffusione della fibra ottica realizzata dagli operatori non si cura di molte utenze dell’isola. Aree che rischiano di essere più sfortunate delle stesse aree bianche, quelle cosiddette a fallimento di mercato nelle quali gli operatori non mettono piede, e dove invece la Regione da tempo sta investendo fondi ed energie per realizzare le infrastrutture necessarie per le reti di nuova generazione.
Banda ultra larga. Ci sono due tipi di banda ultra larga. Quella vera, la Ftth (Fiber-to-the-home), la fibra ottica che arriva fino a casa e mette le ali al computer, e quella poco più veloce di una Adsl, la Fttn (Fiber-to-the-node), che atterra negli armadi di quartiere. La differenza è abissale: nel primo caso si parla di navigare su internet con almeno una banda da 100Mbits/s in download e 50 in upload; nel secondo si parte dai 30Mbits/s in download e 15 in upload.
Bianche, grigie e nere. Le aree nere sono quelle in cui sono presenti o lo saranno nel prossimo futuro almeno due diversi fornitori di servizi di rete e quindi la fornitura avviene in regime di concorrenza. Le aree grigie, invece, sono le zone in cui è presente o sarà sviluppata nei tre anni successivi un’unica rete di nuova generazione in cui nessun altro operatore ha in progetto di sviluppare un’altra rete nei prossimi tre anni. Le aree bianche sono quelle aree sprovviste di reti veloci e nelle quali è improbabile che nei prossimi tre anni investitori privati provvederanno a svilupparle. Sono cioè quelle zone in cui la Regione è impegnata con fondi pubblici per costruire le reti di nuova generazione che nessun altro vuole realizzare.
La consultazione. Il ministero dello Sviluppo economico ha dato mandato a Infratel di svolgere, periodicamente, un’attività di aggiornamento della mappatura particolareggiata e dell’analisi della copertura delle aree del territorio nazionale, già individuate come aree grigie e nere. Si tratta delle aree in cui gli operatori sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione o hanno interesse a farlo nel breve termine. Il monitoraggio viene svolto per stabilire eventuali interventi pubblici previsti nella Strategia italiana per la banda ultra larga, per compensare l’eventuale disinteresse degli operatori nelle zone poco appetibili a livello di mercato.
La mappatura. Viene effettuata per ogni numero civico chiedendo agli operatori se lo coprono con servizi a banda ultra larga o se prevedono di farlo nei successivi tre anni e con quale livello del servizio. Lo scenario dell’isola disegnato da Infratel per il 2018 mostra che il 17,4% delle utenze sarde, circa 73mila, non sarà coperto dalla banda ultra larga. Nel 2019 la situazione migliora leggermente: 16,7% utenze scoperte, pari a 70mila civici. Nel 2020, invece, si dovrebbe arrivare al 13,7% di utenze scoperte, pari a 57.900 civici. Sempre nel 2020, saranno invece 60.577 le utenze che riceveranno il cavo della fibra ottica sotto casa e 302.065 quelle che ne potranno usufruire passando da un armadio di zona attrezzato.
Linee lunghe. C’è però da considerare un ulteriore aspetto che riguarda la copertura dichiarata in Fttn, che è appunto la fibra che arriva ai nodi e poi porta le linee nelle case col doppino di rame, e che non sempre tiene conto delle distanze dagli armadi. Che in termini pratici si traduce in un decadimento delle prestazioni che oltre i 500 metri di distanza in pratica annullano l’effetto banda ultra larga. Se si considera il dato al netto delle linee lunghe viene fuori 60.806 civici dell’isola, il 14,4% del totale, non saranno coperti da alcun tipo di banda ultra larga.
E così, una miriade di sardi potrebbero restare tagliati fuori dalle nuove autostrade del digitale.
Banda ultra larga. Ci sono due tipi di banda ultra larga. Quella vera, la Ftth (Fiber-to-the-home), la fibra ottica che arriva fino a casa e mette le ali al computer, e quella poco più veloce di una Adsl, la Fttn (Fiber-to-the-node), che atterra negli armadi di quartiere. La differenza è abissale: nel primo caso si parla di navigare su internet con almeno una banda da 100Mbits/s in download e 50 in upload; nel secondo si parte dai 30Mbits/s in download e 15 in upload.
Bianche, grigie e nere. Le aree nere sono quelle in cui sono presenti o lo saranno nel prossimo futuro almeno due diversi fornitori di servizi di rete e quindi la fornitura avviene in regime di concorrenza. Le aree grigie, invece, sono le zone in cui è presente o sarà sviluppata nei tre anni successivi un’unica rete di nuova generazione in cui nessun altro operatore ha in progetto di sviluppare un’altra rete nei prossimi tre anni. Le aree bianche sono quelle aree sprovviste di reti veloci e nelle quali è improbabile che nei prossimi tre anni investitori privati provvederanno a svilupparle. Sono cioè quelle zone in cui la Regione è impegnata con fondi pubblici per costruire le reti di nuova generazione che nessun altro vuole realizzare.
La consultazione. Il ministero dello Sviluppo economico ha dato mandato a Infratel di svolgere, periodicamente, un’attività di aggiornamento della mappatura particolareggiata e dell’analisi della copertura delle aree del territorio nazionale, già individuate come aree grigie e nere. Si tratta delle aree in cui gli operatori sono finora intervenuti con i propri programmi di infrastrutturazione o hanno interesse a farlo nel breve termine. Il monitoraggio viene svolto per stabilire eventuali interventi pubblici previsti nella Strategia italiana per la banda ultra larga, per compensare l’eventuale disinteresse degli operatori nelle zone poco appetibili a livello di mercato.
La mappatura. Viene effettuata per ogni numero civico chiedendo agli operatori se lo coprono con servizi a banda ultra larga o se prevedono di farlo nei successivi tre anni e con quale livello del servizio. Lo scenario dell’isola disegnato da Infratel per il 2018 mostra che il 17,4% delle utenze sarde, circa 73mila, non sarà coperto dalla banda ultra larga. Nel 2019 la situazione migliora leggermente: 16,7% utenze scoperte, pari a 70mila civici. Nel 2020, invece, si dovrebbe arrivare al 13,7% di utenze scoperte, pari a 57.900 civici. Sempre nel 2020, saranno invece 60.577 le utenze che riceveranno il cavo della fibra ottica sotto casa e 302.065 quelle che ne potranno usufruire passando da un armadio di zona attrezzato.
Linee lunghe. C’è però da considerare un ulteriore aspetto che riguarda la copertura dichiarata in Fttn, che è appunto la fibra che arriva ai nodi e poi porta le linee nelle case col doppino di rame, e che non sempre tiene conto delle distanze dagli armadi. Che in termini pratici si traduce in un decadimento delle prestazioni che oltre i 500 metri di distanza in pratica annullano l’effetto banda ultra larga. Se si considera il dato al netto delle linee lunghe viene fuori 60.806 civici dell’isola, il 14,4% del totale, non saranno coperti da alcun tipo di banda ultra larga.
E così, una miriade di sardi potrebbero restare tagliati fuori dalle nuove autostrade del digitale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
