Wheeler: un gesto inaccettabile
di Gavino Masia
Il sindaco: «Nulla giustifica un atto che poteva avere conseguenze drammatiche»
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PORTO TORRES. «La città si è svegliata con un senso di sdegno per un gesto inconsulto che poteva avere conseguenze ben più gravi». Il sindaco di Porto Torres, Sean Wheeler, non trova alcuna giustificazione nell’atto di Francesco Ledda. «Il piano di monitoraggio delle forze dell'ordine è operativo in città e ha dato i suoi frutti – dice ancora Wheeler –: esprimo la mia sincera gratitudine ai carabinieri di Porto Torres per l'eccellente lavoro svolto». La fallita azione di protesta compiuta durante la notte ha creato apprensione tra gli amministratori comunali. «Siamo molto preoccupati e impensieriti per quanto è avvenuto – aggiunge il sindaco del Movimento 5 stelle – perché si tratta di un gesto compiuto probabilmente da una persona in preda alla disperazione e animata da un profondo disagio sociale. Tuttavia l'atto è molto grave e avrebbe potuto avere conseguenze più tragiche poiché la piazza era ancora frequentata da diverse persone». Il primo cittadino porge quindi un grande ringraziamento agli uomini delle forze dell'ordine e in particolare ai carabinieri di Porto Torres, intervenuti tempestivamente. «Grazie alla loro professionalità e alla loro azione sono stati evitati risvolti ben più drammatici». A quell’ora nella panchine di piazza del Comune e vicino ai bar c’erano diverse persone che chiacchieravano. «Ci siamo accorti di quello che stava accadendo solo quando sono arrivati i carabinieri – raccontano alcuni testimoni – e a mente fredda siamo consapevoli che quella bombola poteva causare qualcosa di terribile per chiunque si trovasse nel perimetro della piazza».
Francesco Ledda con un gesto estremo voleva far sentire la sua disperazione di non avere un lavoro e soprattutto una casa dove poter stare con la sua compagna e i figli minori. Era stato sfrattato il 4 luglio dalla casa di via Sassari dove abitava nel 2008, perché a un certo punto della vita si era trovato improvvisamente disoccupato e non poteva più pagare l’affitto al proprietario. Si era rivolto ai Servizi sociali, ha più volte detto, ma senza avere risposta. Avere una abitazione era il suo desiderio più forte, perché poi, diceva, si sarebbe arrangiato nei lavori di edilizia e non sarebbe così rimasto a casa della madre della compagna, tra l’altro indigente e con un figlio piccolo molto malato. Ha scelto però la mossa più assurda e sbagliata per fare sentire la sua richiesta d’aiuto.
Francesco Ledda con un gesto estremo voleva far sentire la sua disperazione di non avere un lavoro e soprattutto una casa dove poter stare con la sua compagna e i figli minori. Era stato sfrattato il 4 luglio dalla casa di via Sassari dove abitava nel 2008, perché a un certo punto della vita si era trovato improvvisamente disoccupato e non poteva più pagare l’affitto al proprietario. Si era rivolto ai Servizi sociali, ha più volte detto, ma senza avere risposta. Avere una abitazione era il suo desiderio più forte, perché poi, diceva, si sarebbe arrangiato nei lavori di edilizia e non sarebbe così rimasto a casa della madre della compagna, tra l’altro indigente e con un figlio piccolo molto malato. Ha scelto però la mossa più assurda e sbagliata per fare sentire la sua richiesta d’aiuto.
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