La concezione della donna nella brutta estate degli stupri
Episodi sconvolgenti, squallido dibattito sui social e le speculazioni politiche sul ruolo dei migranti
SASSARI. L'estate sta finendo con un'impressionante ondata di stupri e di tentate violenze che ha toccato città e luoghi di vacanza lungo lo stivale, dalla Brianza al Salento, passando per il litorale romano e per la Riviera romagnola. L'episodio più sconvolgente, per la sua selvaggia brutalità, è avvenuto a Rimini, in una spiaggia casereccia, per bambini e famiglie, tra pattini e ombrelloni.
La più lontana che si possa immaginare dalla scena da arancia meccanica che ha segnato una notte di follia, dapprima con la brutale aggressione, da parte di un gruppo di nordafricani, di una coppia di turisti polacchi, con lo stupro della donna e le percosse al compagno e, poi, con la rapina e la violenza, nelle stesse ore, ai danni di una trans. Cinque stupri in sette giorni. Un branco di maghrebini, un'ottantenne violentata, in pieno giorno, da un giovane di colore sotto la minaccia di un coltello in un parco milanese. Non era certo necessaria una forza d'urto di questa portata per far crescere le inquietudini e le insicurezze di cui si nutre l'etnopopulismo. Sarebbe bastato meno, molto meno di così, per far entrare in ebollizione gli umori di una società ossessionata dall'insicurezza e dalla paura, per far crescere il sentimento di intolleranza xenofoba che si respira oggi in Italia, per invocare provvedimenti espulsivi in nome dell'ordine pubblico.
A fornire materiale tossico per una strumentalizzazione /politicizzazione della vicenda ha contribuito un altro fatto: il rivoltante post di un giovane immigrato pakistano, mediatore culturale dalla cooperativa bolognese Lai-Momo e studente di Giurisprudenza, forse all'insaputa dei suoi professori della gloriosa Università di Bologna: «lo stupro è un atto peggio ( sic), ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma e si gode come un rapporto sessuale normale». Non c'è male per un operatore - ora sospeso, a quanto pare- che dovrebbe lavorare per l'integrazione, per l' incontro tra religioni e culture diverse. Uno che in poche righe sgrammaticate (ma questo naturalmente è il meno), esprime una concezione della violenza carnale che la dice lunga sulla sua concezione delle donne, della loro autonomia e della loro libertà.
Torna in mente l'affermazione dello storico francese Georges Vigorello, autore di un libro giustamente famoso (2001): «La storia dello stupro è innanzitutto una storia della tolleranza verso la violenza sessuale». Secoli fa, i giudici consideravano lo stupro un reato solo se la resistenza della vittima era stata «forte e continuativa», se aveva urlato a squarciagola, se aveva chiesto aiuto, lottato con tutte le sue forze e temuto per la sua stessa vita. Altrimenti il suo era solo un simulacro di resistenza, caratteristico del comportamento delle donne. Circolando tra social e media tradizionali, alla velocità del virus dell'influenza ai primi freddi, il repellente post è stato addebitato al fenomeno dell'immigrazione e alla sua gestione.
Di qui la corsa sfrenata e compulsiva di tanti leoni e leonesse da tastiera ad attaccare la presidente della Camera, Laura Boldrini, ritenuta la capofila della difesa ideologica dell’immigrazione di massa e del multiculturalismo. I commenti, gli attacchi, di esponenti più o meno in vista di movimenti e partiti della destra forniscono la misura del mutamento del clima politico-sociale di questo Paese e del degrado del dibattito politico. «Ma alla Boldrini e alle donne del Pd quando dovrà succedere?», si chiede elegantemente un esponente salviniano pugliese. All'attacco anche alcune donne parlamentari, dirigenti di primo piano di FI e della Lega, Daniela Santanchè, e la vicecapogruppo alla Camera, Barbara Saltamartini.
Durissima la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni che condanna il silenzio della Boldrini sui fatti di Rimini, commessi da un branco di “vermi magrebini”. Un'espressione che mira a guadagnare consensi sulle inquietudini della gente, pescando nella fanghiglia, tra paure e motivi reali di insicurezza. C'è da dire che l'equazione, sbagliata, migrante=stupratore - a cui fanno riferimento tanti esponenti della Destra- , alimenta il fuoco della xenofobia e fa a meno dei dati statistici .
La maggioranza dei denunciati per stupro è di nazionalità italiana (1534 denunce nei primi sette mesi di quest'anno) e vive nel Belpaese. Quattro su dieci- dicono le statistiche del Viminale - sono stranieri. Cosa che porta alla ribalta la preoccupante realtà della forte incidenza degli immigrati sul totale degli autori di un reato che continua ancora a rappresentare una vasta “zona grigia”, un sommerso di enormi dimensioni, di cui i numeri rappresentano solo la punta dell'iceberg.
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