Siccità, dal Cuga a secco riemergono i nuraghi
Il lago è una distesa di terra e sabbia. L’esperto: in futuro ancora meno acqua e di peggiore qualità
SASSARI. A raccontare la siccità che da quasi un anno non dà tregua alla Sardegna è l’immagine di Happy e Hope, due meticci incrocio Border collie che corrono felici nel lago Cuga. Là dove sino all’anno scorso si andava in canoa, ora è una distesa di terra bruciata e spaccata dal sole. Zolle chiare e aride intervallate da pochi ciuffi d’erba.
Ma c’è dell’altro: l’acqua che si prosciuga ha riportato alla luce i resti dei nuraghi normalmente sommersi: per esempio il nuraghe Chesseddu, adagiato nella parte orientale. Ora è ben visibile e c’è chi di fronte a quelle rovine illuminate dal sole, scatta il selfie ricordo. La situazione invasi è drammatica, con il Nord ovest dell’isola particolarmente in crisi. E con il Cuga ridotto ai minimi termini.
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Il largo artificiale nel territorio di Uri ha una portata massima di 25 milioni di metri cubi d’acqua destinata prevalentemente all’irrigazione: ora ne contiene poco più di 1 milione e mezzo, pari al 6 per cento, con alcuni parti completamente a secco e altre dove l’acqua molto bassa è mista a fango. Soltanto nel mese di agosto è stato utilizzato circa 1 milione di metri cubi d’acqua: se la situazione di siccità dovesse andare avanti, l’invaso potrebbe prosciugarsi definitivamente in poco più di un mese. Agosto è stato un mese difficile per il sistema idrico regionale: complessivamente sono stati consumati 143 milioni di metri cubi e ne restano a disposizione 923, pari al 52% della capacità complessiva autorizzata.
Consola pochissimo che l’isola sia in buona compagnia: da dicembre 2016 ad agosto 2017, infatti, è stato registrato un deficit di piogge del 40%, che ne fanno i primi 8 mesi più secchi dal 1800, facendo chiudere la stagione estiva con un deficit di precipitazioni pari al 41% rispetto alla media, la quarta estate più secca di sempre. E la più calda dopo quella del 2003 secondo il climatologo del Cnr Michele Brunetti, in particolare a causa delle temperature altissime di giugno e di agosto. E per il futuro non ci sono buone notizie. La situazione della siccità non è destinata a migliorare. Al contrario, secondo il climatologo Massimiliano Fazzini, docente delle Università di Camerino e Ferrara, l’acqua oltre che poca, sarà anche di peggiore qualità. L’esperto cita la Sardegna, che come la Puglia e la Sicilia dovrà mettere in campo processi di desalinizzazione utilizzando così l'acqua del mare». È questa l’unica possibilità per combattere stagioni sempre più secche e limitare le restrizioni che da mesi creano difficoltà nelle case di mezza Sardegna e rischiano di lasciare i campi a bocca asciutta con danni pesanti per l’agricoltura. (si. sa.)
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