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Il braccio di ferro sulle indagini dell’air gun

Il braccio di ferro sulle indagini dell’air gun

Durante lo scontro sul santuario dei cetacei gli stracci erano rimasti nell’armadio. Il dialogo tra la Regione e lo Stato sulla tecnica dell’Air gun, lo strumento che effettua prospezioni geofisiche...

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Durante lo scontro sul santuario dei cetacei gli stracci erano rimasti nell’armadio. Il dialogo tra la Regione e lo Stato sulla tecnica dell’Air gun, lo strumento che effettua prospezioni geofisiche emettendo bolle di aria compressa nell'acqua, non aveva raggiunto il tono della rissa per via della procedura che permette alle società che intendono eseguire questo tipo di rilevazioni di presentare un progetto al ministero dell’Ambiente che, in termini spiccioli, si riserva la facoltà di emettere un parere attraverso la commissione tecnica che si occupa delle valutazioni di impatto ambientale (Via) e le valutazioni ambientali strategiche (Vas). La Regione aveva subito espresso un secco no al nuovo progetto, accompagnato da un’iniziativa analoga della Corsica. Il rischio paventato dagli amministratori sardo-corsi era legato ai pericoli per i cetacei che popolano questa parte del Mediterraneo, definito appunto Santuario dei cetacei, e per tutto l'ambiente marino limitrofo alle coste. In questo caso la commissione tecnica non accolse le richieste delle società e la polemica fu placata sul nascere

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