Confcommercio: «Ma la ripresa è lenta»
L’ufficio studi: Pil sempre sotto la media italiana, stagnano i consumi e resta il rischio spopolamento
2 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. Se in Giunta regionale si festeggiano i dati Istat che vedono il miglioramento dei dati sull’occupazione nell’isola, a raffreddare gli entusiasmi ci pensa la Confcommercio, che parla di ripresa dell’economia “lenta”, di Pil sotto la media italiana, di stagnazione dei consumi e di rischio spopolamento. A parlare è un altro report, quello nazionale sulle economie territoriali elaborato con le previsioni del suo ufficio studi su dati Istat, presentato ieri a Roma.
Il Pil pro capite – afferma un documento di Confcommercio Sardegna – resta sotto la media italiana (20,3 mila euro rispetto ai 28,1 del Belpaese), lontano dalle regioni del Centro Nord (oltre i 30 mila euro) ma poco sopra quelle del Sud (18,6 mila). Risalgono anche i consumi (14,9 mila pro capite; +1,3% rispetto al 2014) che si attestano sui livelli del 1995 (13.5 mila), ben lontano da quelli del 2007 (16,1 mila). Diminuiscono, seppure di poco le unità di lavoro (590 mila rispetto ai 601 mila del 2016 e ai 639 mila del 2007), sebbene si assista ad un recupero rispetto ai livelli del 2013 e del 1995 (rispettivamente 601mila e 566mila).
«La ripresa economica che nell'Isola stenta a farsi sentire è ancora avvolta da molte incertezze – dice Alberto Bertolotti, presidente Confcommercio Sardegna –. Occorre uno scatto in avanti importante per evitare di rischiare di perdere il treno della risalita economico leggermente positiva che sta caratterizzando questo 2017. In particolare la Sardegna soffre di una grave fragilità in termini di competenze, risorse umane, capacità di spesa e di strategia di medio e lungo termine. Non servono solo riforme strutturali, ma investimenti pubblici che possano ridare slancio alle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, cioè le uniche attività a creare lavoro e in grado di generare ricchezza non delocalizzabile. Alla vigilia dell'avvio della predisposizione della legge di stabilità regionale 2018 – aggiunge - non possiamo non rilevare che oltre alle risorse per un comparto essenziale come quello dell'agricoltura occorrono investimenti anche per il terziario e il turismo, altri due tasselli fondamentali per l'Isola e settori fortemente integrati e integrabili con l'agroalimentare a l'artigianato artistico tradizionale. Nessuno può rimanere indietro: il rischio è quello di desertificare la Sardegna».
Riguardo ai dati su nati-mortalità delle imprese, nel secondo trimestre 2017 nell'elaborazione di InfoCamere in Sardegna si è registrato un saldo positivo delle imprese pari a 347, dato da 2.501 iscrizioni (+3,9% del 2016) rispetto alle 2.154 cessazioni (+18% rispetto al 2016) a fronte di 169.119 imprese registrate.
Il Pil pro capite – afferma un documento di Confcommercio Sardegna – resta sotto la media italiana (20,3 mila euro rispetto ai 28,1 del Belpaese), lontano dalle regioni del Centro Nord (oltre i 30 mila euro) ma poco sopra quelle del Sud (18,6 mila). Risalgono anche i consumi (14,9 mila pro capite; +1,3% rispetto al 2014) che si attestano sui livelli del 1995 (13.5 mila), ben lontano da quelli del 2007 (16,1 mila). Diminuiscono, seppure di poco le unità di lavoro (590 mila rispetto ai 601 mila del 2016 e ai 639 mila del 2007), sebbene si assista ad un recupero rispetto ai livelli del 2013 e del 1995 (rispettivamente 601mila e 566mila).
«La ripresa economica che nell'Isola stenta a farsi sentire è ancora avvolta da molte incertezze – dice Alberto Bertolotti, presidente Confcommercio Sardegna –. Occorre uno scatto in avanti importante per evitare di rischiare di perdere il treno della risalita economico leggermente positiva che sta caratterizzando questo 2017. In particolare la Sardegna soffre di una grave fragilità in termini di competenze, risorse umane, capacità di spesa e di strategia di medio e lungo termine. Non servono solo riforme strutturali, ma investimenti pubblici che possano ridare slancio alle imprese del commercio, del turismo e dei servizi, cioè le uniche attività a creare lavoro e in grado di generare ricchezza non delocalizzabile. Alla vigilia dell'avvio della predisposizione della legge di stabilità regionale 2018 – aggiunge - non possiamo non rilevare che oltre alle risorse per un comparto essenziale come quello dell'agricoltura occorrono investimenti anche per il terziario e il turismo, altri due tasselli fondamentali per l'Isola e settori fortemente integrati e integrabili con l'agroalimentare a l'artigianato artistico tradizionale. Nessuno può rimanere indietro: il rischio è quello di desertificare la Sardegna».
Riguardo ai dati su nati-mortalità delle imprese, nel secondo trimestre 2017 nell'elaborazione di InfoCamere in Sardegna si è registrato un saldo positivo delle imprese pari a 347, dato da 2.501 iscrizioni (+3,9% del 2016) rispetto alle 2.154 cessazioni (+18% rispetto al 2016) a fronte di 169.119 imprese registrate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
