La favola di Simon Ezeadi, il calciatore con la laurea in economia aziendale

Il nigeriano del Guspini qualche anno fa dovette vendere fazzolettini per vivere. Col pallone e i lavori estivi si è pagato gli studi

CAGLIARI. Deve avere una volontà di ferro, Simon Ezeadi Chukwuneme, per passare in pochi anni dal vendere fazzolettini di carta per strada sino alla laurea. Quella del calciatore nigeriano del Guspini-Terralba, campionato di Eccellenza regionale, è una storia esemplare di come lottando e dando fondo a tutti i propri talenti sia possibile dare una svolta alla propria vita. Ieri mattina ha coronato il suo principale sogno che ha realizzato grazie a tanti sacrifici, rinunce, impegno e determinazione. A pochi giorni dal 30° compleanno ha conseguito nell’università degli studi di Cagliari, la laurea triennale in economia e gestione aziendale.

Un’impresa fuori dal comune, quella di Simon. Ha presentato e discusso in lingua inglese nell’aula magna della facoltà di scienze economiche giuridiche e politiche una tesi sulla “Imprenditorialità nei Paesi in via di sviluppo. Un businnes plan per la creazione di un’impresa che possa esportare vini sardi in Nigeria”. Un’impresa perché Ezeadi aveva rischiato di essere travolto dalla vita e per sopravvivere si era aggrappato a ciò che meglio sa fare: giocare a pallone, riuscendo poi a conciliare sport e studio. «Non pari berusu – commenta Ezeadi in campidanese – . Sono infinitamente contento» dice commosso, tra gli abbracci della fidanzata Anna, degli amici e dei compagni di squadra. «I miei genitori, che non vedo da tanto, saranno di certo orgogliosi di me. Mi hanno sempre raccomandato di studiare».

Simon è in Europa dal 2003. Faceva parte di una rappresentativa nazionale della Nigeria che partecipava alla Nike Cup a Vienna, dove fu notato da un procuratore di giocatori suo connazionale: «Mi portò all’Inter per fare un provino. Mi trovai a contatto con gente come Pandev, Vieri, Adriano, Batistuta, Crespo. Andò bene, ma non avevo permesso di soggiorno, mentre i miei documenti erano scaduti: non se ne fece niente».

Dal grande sogno di giocare a Milano alla necessità di dover sopravvivere. «Presi il treno per Roma dove sapevo che viveva un mio zio, ma scoprii che si era trasferito. Trascorsi diverse notti alla stazione Termini. Raggranellavo qualche soldo aiutando gli anziani a sistemare in auto la spesa fuori dai supermercati. Poi sono andato a vendere fazzolettini e accendini a Colleferro e Velletri. Qui ho conosciuto un mio connazionale, Obinna, che mi ha ospitato e aiutato». Provini per varie squadre, l’aiuto del presidente delal Scafatese, Corrado Scarlato, che gli pagò il viaggio per la Nigeria per regolarizzare i documenti. L’attività di calciatore poteva avere inizio.

Gioca in varie squadre, approda nell’isola e indossa la maglia di Muravera, Budoni, Orrolese e Guspini-Terralba. E in estate, con i campionati fermi, si presta a fare qualsiasi lavoro. Nel frattempo studia, e fa studiare i familiari in Nigeria. «Nonostante i magri guadagni ho aiutato la mia famiglia – spiega –. Ho permesso ai miei fratelli di laurearsi e avere un futuro». Un ragazzo educato, solare – così lo descrivono – , sempre disponibile e altruista. Anche verso il suo Paese: «Non appena appenderò le scarpe vorrei tornare dove sono nato per dare il mio contributo a far crescere la Nigeria».

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