BARCELLONA. Applausi e spintoni. Emozioni e paura. Il bilancio della missione sarda in Catalogna è l’unico possibile dopo una giornata surreale trascorsa a stretto contatto con il calore della folla catalana e con la follia della polizia spagnola che non si è fermata davanti alla qualifica di “osservatori internazionali”.
Chi ha presidiato i seggi protetti da una robusta affluenza di votanti non è scivolato dal filo del rasoio in cui si è consumato il referendum per l’indipendenza della Catalogna. Chi invece è stato dirottato verso i seggi più caldi ha potuto aggiungere al curriculum di osservatore anche un incontro ravvicinato con i manganelli della Guardia civil.
Le rappresentanze politiche sarde in Catalogna hanno seguito strade differenti nonostante la qualifica, alla fine, fosse identica per tutti: osservatori internazionali, garanti dello svolgimento e della legalità del voto. Un compito complicato dalle difficoltà: sistemi informatici ballerini, pressioni della polizia, confusione. Il bilancio, però, è simile.
Marco Tedde, consigliere regionale di Forza Italia, era in uno dei seggi. Porterà in Sardegna un ricordo speciale: «Un’esperienza splendida. Alla fine ha vinto la forza tranquilla del popolo. Franco Devias, esponente di Liberu: "La violenza non ha fermato l'ondata popolare e la gran voglia di democrazia dei catalani". Gianfranco Congiu, Partito dei sardi, ha visto per tre volte l'incedere minaccioso della polizia. "L'ultimo tentativo respinto anche da alcuni turisti". Gavino Sale, dell'Irs: "Quella catalana è una vittoria e una grande lezione per tutti gli indipendentisti".
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