Sassari abbraccia il suo nuovo vescovo
di Paoletta Farina
A San Nicola monsignor Gian Franco Saba prende possesso della diocesi Il prelato cita Sant’Agostino: siamo tutti viandanti, chi non va avanti si ferma
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SASSARI. Sono le 18,05 quando nella cattedrale di San Nicola e nelle vicine piazze dove i fedeli seguono la cerimonia attraverso i maxischermi, si levano applausi scroscianti: monsignor Gian Franco Saba, 50 anni, olbiese, ex parroco di Sant’Antonio di Gallura, è ufficialmente l’arcivescovo metropolita della diocesi di Sassari. Sull’altare addobbato di rose gialle e fiori bianchi, i colori del Vaticano, si compie la cerimonia della presa di possesso, in un clima solenne e ricco di emozione e tradizione per la Chiesa sassarese che, come ricorderà padre Paolo Atzei che al nuovo e giovane presule ha passato il pastorale, ha 1700 anni di storia.
Un rito sobrio e ricco di simboli quello della presa di possesso dell’arcivescovo che è giunto in processione alla Cattedrale, affiancato dal sindaco Nicola Sanna e da padre Atzei insieme con il clero in un per corso partito da piazza d’Italia, dopo il festoso incontro con i giovani, e che si è snodato lungo piazza Castello e poi corso Vittorio Emanuele. Un corteo salutato dagli applausi e dagli auguri che la gente gli ha rivolto, aperto dai vescovi di Tempio, Sebastiano Sanguinetti, di Ozieri, Corrado Melis, e di Alghero, Mauro Maria Morfino, e dal vescovo emerito di Nuoro, Pietro Meloni. Un cammino della Chiesa simboleggiato anche dai colori delle vesti talari, dal cremisi dei presuli al nero dei seminaristi.
Un corteo però blindato, come lo è stato anche l’ingresso del presule in quella che da ieri è diventata la sua città. Imponenti misure di sicurezza, un servizio d’ordine stretto intorno ai partecipanti ha forse escluso una maggiore adesione. È mancata ad esempio, la presenza dei Gremi che in passato hanno accompagnato gli arrivi dei Pastori della diocesi. Ma Saba ha detto che vuole conoscere il suo gregge e non mancheranno le occasioni perché ciò avvenga.
Dopo il rito della vestizione nella chiesa di San Giacomo, l’ingresso a San Nicola. Sulla porta della cattedrale Saba ha compiuto il gesto del bacio del Crocifisso quasi a rinnovare il suo amore per il Signore che gli ha affidato una nuova missione. È poi entrato nella cattedrale aspergendo il popolo radunato, mentre la Cappella musicale del Duomo, diretta da monsignor Antonio Tamponi, cantava l’antifona “Ecce Sacerdos Magnus”.
Prima dell’inizio vero e proprio della celebrazione, mentre la cattedra era ancora vuota, monsignor Saba ha consegnato la lettera apostolica al cancelliere arcivescovile, don Tonino Spanu che l’ha prima mostrata alla presenza del collegio dei consultori e a tutti i presenti e ne ha poi dato lettura. Così monsignor Saba ha ufficialmente assunto la guida della arcidiocesi.
Quindi con il bastone pastorale, segno del suo essere Pastore, si è recato nella cattedra per prenderne possesso, i segni della commozione sul viso. Sarà proprio la cattedra il luogo dal quale, con le insegne del vescovo, monsignor Saba terrà le sue omelie che costituiranno il magistero per la chiesa sassarese.
Mentre il nuovo arcivescovo prendeva pieno possesso del suo ruolo, in un clima di grande solennità, è stata implorata la protezione del Signore sul Papa e sul nuovo Arcivescovo col canto del “Christus vincit”. Il Capitolo dei Canonici della Cattedrale, guidati dal decano monsignor Giancarlo Zichi ha compiuto l’atto di ossequio al nuovo Padre, Maestro e Pastore della diocesi. Hanno seguito poi tutti i sacerdoti della Diocesi inginocchiandosi per baciare l’anello del presule. A tutti il nuovo l’arcivescovo ha riservato un sorriso e un abbraccio paterno. Tra i laici che hanno compiuto il gesto di omaggio anche due migranti accompagnati dal responsabile del progetto che li vede coinvolti fin dal loro arrivo, monsignor Marco Carta, e con i quali monsignor Saba ha sostato in un colloquio breve ma intenso, anche questo segno della particolare attenzione che il presule ha verso il multiculturalismo e dil dialogo interreligioso. Poi l’abbraccio con il suo predecessore, monsignor Atzei, anche lui visibilmente emozionato, che lo ha consacrato a Olbia e che monsignor Saba ha invitato a celebrare a Sassari i venticinque anni di episcopato.
La sua omelia, tenuta con voce sicura e viso sorridente, mentre impugnava il bastone pastorale, è stata ricca di citazioni della Scrittura, della Tradizione e del Magistero. L’arcivescovo ha ricordato che «tutti siamo viandanti e Sant’Agostino insegna come camminiamo alla presenza del Signore, per questo si progredisce, si avanza, non si può rimare fermi perché chi non va avanti si ferma. Questo è il mistero della chiesa pellegrinante, possiate trovare in me l’impegno e il servizio». Ma oltre ai Padri della Chiesa, a lui cari ei in quanto studioso di patristica, ha anche citato la mistica musulmana, essendo profondo conoscitore dell’Islam.
E proprio il tema dell’accoglienza è caro all’arcivescovo che lo ha riproposto come essenziale nell’omelia citando Sant’Ambrogio, ma che l’accoglienza l’ha anche voluta effigiata nel suo stemma episcopale.
Un rito sobrio e ricco di simboli quello della presa di possesso dell’arcivescovo che è giunto in processione alla Cattedrale, affiancato dal sindaco Nicola Sanna e da padre Atzei insieme con il clero in un per corso partito da piazza d’Italia, dopo il festoso incontro con i giovani, e che si è snodato lungo piazza Castello e poi corso Vittorio Emanuele. Un corteo salutato dagli applausi e dagli auguri che la gente gli ha rivolto, aperto dai vescovi di Tempio, Sebastiano Sanguinetti, di Ozieri, Corrado Melis, e di Alghero, Mauro Maria Morfino, e dal vescovo emerito di Nuoro, Pietro Meloni. Un cammino della Chiesa simboleggiato anche dai colori delle vesti talari, dal cremisi dei presuli al nero dei seminaristi.
Un corteo però blindato, come lo è stato anche l’ingresso del presule in quella che da ieri è diventata la sua città. Imponenti misure di sicurezza, un servizio d’ordine stretto intorno ai partecipanti ha forse escluso una maggiore adesione. È mancata ad esempio, la presenza dei Gremi che in passato hanno accompagnato gli arrivi dei Pastori della diocesi. Ma Saba ha detto che vuole conoscere il suo gregge e non mancheranno le occasioni perché ciò avvenga.
Dopo il rito della vestizione nella chiesa di San Giacomo, l’ingresso a San Nicola. Sulla porta della cattedrale Saba ha compiuto il gesto del bacio del Crocifisso quasi a rinnovare il suo amore per il Signore che gli ha affidato una nuova missione. È poi entrato nella cattedrale aspergendo il popolo radunato, mentre la Cappella musicale del Duomo, diretta da monsignor Antonio Tamponi, cantava l’antifona “Ecce Sacerdos Magnus”.
Prima dell’inizio vero e proprio della celebrazione, mentre la cattedra era ancora vuota, monsignor Saba ha consegnato la lettera apostolica al cancelliere arcivescovile, don Tonino Spanu che l’ha prima mostrata alla presenza del collegio dei consultori e a tutti i presenti e ne ha poi dato lettura. Così monsignor Saba ha ufficialmente assunto la guida della arcidiocesi.
Quindi con il bastone pastorale, segno del suo essere Pastore, si è recato nella cattedra per prenderne possesso, i segni della commozione sul viso. Sarà proprio la cattedra il luogo dal quale, con le insegne del vescovo, monsignor Saba terrà le sue omelie che costituiranno il magistero per la chiesa sassarese.
Mentre il nuovo arcivescovo prendeva pieno possesso del suo ruolo, in un clima di grande solennità, è stata implorata la protezione del Signore sul Papa e sul nuovo Arcivescovo col canto del “Christus vincit”. Il Capitolo dei Canonici della Cattedrale, guidati dal decano monsignor Giancarlo Zichi ha compiuto l’atto di ossequio al nuovo Padre, Maestro e Pastore della diocesi. Hanno seguito poi tutti i sacerdoti della Diocesi inginocchiandosi per baciare l’anello del presule. A tutti il nuovo l’arcivescovo ha riservato un sorriso e un abbraccio paterno. Tra i laici che hanno compiuto il gesto di omaggio anche due migranti accompagnati dal responsabile del progetto che li vede coinvolti fin dal loro arrivo, monsignor Marco Carta, e con i quali monsignor Saba ha sostato in un colloquio breve ma intenso, anche questo segno della particolare attenzione che il presule ha verso il multiculturalismo e dil dialogo interreligioso. Poi l’abbraccio con il suo predecessore, monsignor Atzei, anche lui visibilmente emozionato, che lo ha consacrato a Olbia e che monsignor Saba ha invitato a celebrare a Sassari i venticinque anni di episcopato.
La sua omelia, tenuta con voce sicura e viso sorridente, mentre impugnava il bastone pastorale, è stata ricca di citazioni della Scrittura, della Tradizione e del Magistero. L’arcivescovo ha ricordato che «tutti siamo viandanti e Sant’Agostino insegna come camminiamo alla presenza del Signore, per questo si progredisce, si avanza, non si può rimare fermi perché chi non va avanti si ferma. Questo è il mistero della chiesa pellegrinante, possiate trovare in me l’impegno e il servizio». Ma oltre ai Padri della Chiesa, a lui cari ei in quanto studioso di patristica, ha anche citato la mistica musulmana, essendo profondo conoscitore dell’Islam.
E proprio il tema dell’accoglienza è caro all’arcivescovo che lo ha riproposto come essenziale nell’omelia citando Sant’Ambrogio, ma che l’accoglienza l’ha anche voluta effigiata nel suo stemma episcopale.
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