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Calligaris: «Detenuti fragili occorre mantenere un dialogo»

di Claudio Zoccheddu
Calligaris: «Detenuti fragili occorre mantenere un dialogo»

SASSARI. «Gli aspetti umani dovevano prevalere su tutto». Maria Grazia Calligaris, presidente dell’associazione Socialismo, Diritti e Riforme, prova a spiegare quello che sarebbe dovuto succedere per...

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SASSARI. «Gli aspetti umani dovevano prevalere su tutto». Maria Grazia Calligaris, presidente dell’associazione Socialismo, Diritti e Riforme, prova a spiegare quello che sarebbe dovuto succedere per evitare il tragico epilogo della vicenda di Doddore Meloni: «Bisognava trovare una mediazione tra le sue posizioni estremiste e le garanzie che devono esistere in una struttura carceraria».

La volontà di rinunciare al cibo e all’acqua non sarebbe stato l’unico ostacolo durante l’esperienza carceraria di Doddore: «Un detenuto è sempre fragile, e anche quando manifesta atteggiamenti estremi non significa che sia forte. Per evitare rischi sarebbe molto utile trovare una linea di comunicazione che rispetti la pena da scontare e la cura della salute – spiega Maria Grazia Calligaris che, però, non entra nel merito della detenzione dell’ex leader indipendentista –. Non conosco nello specifico la sua esperienza in carcere e non sono in grado di dire se sia stato trascurato qualcosa ma probabilmente sarebbe servita una maggiore considerazione del suo stato di salute. A volte, specie nel caso dei detenuti più ostinati, si tende a interrompere il dialogo e questo è un errore perché il rapporto deve essere mantenuto». La vita carceraria è molto diversa da quella che si conduceva fuori dagli istituti di detenzione: «Partono da una condizione svantaggiata – continua Maria Grazia Calligaris –, hanno perso la libertà ma vogliono mantenere la dignità e a volte si può creare una situazione in cui è difficile intervenire senza acuire i problemi che possono nascere quando una persona si trova immersa nella nuova realtà». Il caso specifico, poi, secondo il presidente dell’associazione Socialismo, Diritti e Riforme, poteva presentare anche altre difficoltà di gestione: «Nonostante in carcere esistano figure in grado di affrontare anche i casi più complicati credo che la sua fosse una situazione fuori dai circuiti normali perché era sicuramente un uomo dotato di una personalità fortissima e molto accentuata. Il che non vuol dire che la sua battaglia fosse solamente il frutto di una rivendicazione politica perché quello poteva essere uno scudo che utilizzava per mascherare il disagio della vita carceraria. Perché non bisogna mai dimenticare che la prigione è solo un luogo in cui si scontano le pene ma è anche un luogo di pena. E in una situazione così delicata l’umanità deve prevalere sempre e serve un occhio più attento verso le persone e i loro bisogni, qualsiasi reato abbiano commesso».



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