«A Bancali minacce di morte ai poliziotti»
La denuncia di Mauro Pili (Unidos). Il sindacato smentisce: «Situazione difficile ma non drammatica»
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Un braccio penitenziario sotto scacco dei terroristi islamici, agenti minacciati di morte dai detenuti e rinforzi di polizia in arrivo da altre strutture per governare una rivolta jihadista all’interno del carcere di Bancali. È la denuncia del deputato di Unidos, Mauro Pili, smentito però a stretto giro dagli stessi agenti della Penitenziaria che, pur lamentando la carenza dell’organico, negano qualunque rivolta in atto.
«Riprende a Bancali la rivolta dei 25 terroristi jihadisti rinchiusi nel carcere di Sassari. Da tre giorni tengono sotto scacco il braccio del penitenziario a loro riservato e lasciato perennemente senza agenti, visto che anche nelle ultime ore sono dovuti accorrere dalle altre strutture per mettere in sicurezza l’ala oltranzista», ha scritto ieri Mauro Pili in una nota diffusa in concomitanza con l’arrivo in Sardegna del ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «È ormai una situazione insostenibile e rischia di sfociare in tragedia – ha protestato Pili – Una polveriera che rischia di esplodere da un momento all’altro con un grave pericolo per gli stessi agenti, costretti a subire le provocazioni di questi personaggi. La descrizione di queste ultime giornate lascia intravvedere la decisione dei terroristi di arrivare allo scontro». Le affermazioni di Pili sono state però smentite da Antonio Cannas, delegato nazionale del Sappe, sindacato di polizia penitenziaria mai tenero nel denunciare la difficile situazione delle carceri sarde. «La situazione è difficile ma non così drammatica. Non è in corso nessuna rivolta e le minacce che subiamo dai detenuti non sono una novità, sappiamo gestirle. L'unico vero problema, per quanto riguarda la gestione dei detenuti per terrorismo di matrice islamica, è che manca una vera organizzazione per il loro controllo. Nei mesi scorsi si è parlato dell’arrivo di agenti del Gruppo operativo mobile, ma ancora non ci sono novità».
«Riprende a Bancali la rivolta dei 25 terroristi jihadisti rinchiusi nel carcere di Sassari. Da tre giorni tengono sotto scacco il braccio del penitenziario a loro riservato e lasciato perennemente senza agenti, visto che anche nelle ultime ore sono dovuti accorrere dalle altre strutture per mettere in sicurezza l’ala oltranzista», ha scritto ieri Mauro Pili in una nota diffusa in concomitanza con l’arrivo in Sardegna del ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «È ormai una situazione insostenibile e rischia di sfociare in tragedia – ha protestato Pili – Una polveriera che rischia di esplodere da un momento all’altro con un grave pericolo per gli stessi agenti, costretti a subire le provocazioni di questi personaggi. La descrizione di queste ultime giornate lascia intravvedere la decisione dei terroristi di arrivare allo scontro». Le affermazioni di Pili sono state però smentite da Antonio Cannas, delegato nazionale del Sappe, sindacato di polizia penitenziaria mai tenero nel denunciare la difficile situazione delle carceri sarde. «La situazione è difficile ma non così drammatica. Non è in corso nessuna rivolta e le minacce che subiamo dai detenuti non sono una novità, sappiamo gestirle. L'unico vero problema, per quanto riguarda la gestione dei detenuti per terrorismo di matrice islamica, è che manca una vera organizzazione per il loro controllo. Nei mesi scorsi si è parlato dell’arrivo di agenti del Gruppo operativo mobile, ma ancora non ci sono novità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
