Fallimenti, no al tribunale unico a Cagliari
L’avvocatura sarda contro l’accentramento delle procedure previsto dalla riforma in esame al Senato
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SASSARI. L’Unione regionale delle Curie – l’organismo che rappresenta gli ordini forensi della Sardegna – lancia l’allarme sulla riforma delle procedure fallimentari, un disegno di legge presentato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, già approvato dalla Camera dei deputati nel febbraio scorso e ora all’esame del Senato.
«Si tratta di un primo passo importantissimo verso l’approvazione definitiva di una riforma che finalmente modernizza un sistema vecchio di 74 anni – ha spiegato il ministro della Giustizia Andrea Orlando – Con questo provvedimento si anticipano le procedure di allerta, si cerca di prevenire il rischio default quando è ancora possibile e si colma la lacuna che riguardava i gruppi di imprese: insomma si contribuisce fondamentalmente alla competitività del Paese che così si allinea ai criteri che, in materia, ispirano gli altri Stati europei».
A preoccupare l’avvocatura sarda non è il contenuto della riforma, ma la modifica dei criteri di determinazione degli uffici giudiziari competenti a decidere sulle procedure fallimentari. «Per le pratiche più importanti, relative a società e imprese o gruppi di imprese, la competenza sarà dei Tribunali delle imprese, che saranno dislocati nell’ufficio giudiziario distrettuale e quindi, nel caso della Sardegna, a Cagliari – si legge in una nota firmata dal presidente dell’Unione delle Curie, l’avvocato Gianni Carrus – La trattazione delle procedure meno importanti, invece, sarà ripartita tra un numero ridotto di tribunali».
Per l’Unione delle Curie dal testo della riforma emerge, ancora una volta, la volontà di procedere alla sistematica «spoliazione delle competenze dei tribunali ordinari per privilegiare la specializzazione dell’ufficio giudiziario distrettuale, che coincide con il capoluogo della Regione, generando così una inammissibile differenza tra uffici giudiziari». Ma ciò che preoccupa di più gli avvocati sardi è che «la decisione di concentrare gli affari giudiziari nel foro di Cagliari non tiene in alcun conto il pregiudizio che così si arrecherebbe alle imprese e ai professionisti che saranno costretti a lunghi spostamenti verso uffici distanti anche centinaia di chilometri, difficilmente raggiungibili vista la situazione dei trasporti in Sardegna. Basta con questa politica che vuole riformare la giustizia a costo zero».
«Si tratta di un primo passo importantissimo verso l’approvazione definitiva di una riforma che finalmente modernizza un sistema vecchio di 74 anni – ha spiegato il ministro della Giustizia Andrea Orlando – Con questo provvedimento si anticipano le procedure di allerta, si cerca di prevenire il rischio default quando è ancora possibile e si colma la lacuna che riguardava i gruppi di imprese: insomma si contribuisce fondamentalmente alla competitività del Paese che così si allinea ai criteri che, in materia, ispirano gli altri Stati europei».
A preoccupare l’avvocatura sarda non è il contenuto della riforma, ma la modifica dei criteri di determinazione degli uffici giudiziari competenti a decidere sulle procedure fallimentari. «Per le pratiche più importanti, relative a società e imprese o gruppi di imprese, la competenza sarà dei Tribunali delle imprese, che saranno dislocati nell’ufficio giudiziario distrettuale e quindi, nel caso della Sardegna, a Cagliari – si legge in una nota firmata dal presidente dell’Unione delle Curie, l’avvocato Gianni Carrus – La trattazione delle procedure meno importanti, invece, sarà ripartita tra un numero ridotto di tribunali».
Per l’Unione delle Curie dal testo della riforma emerge, ancora una volta, la volontà di procedere alla sistematica «spoliazione delle competenze dei tribunali ordinari per privilegiare la specializzazione dell’ufficio giudiziario distrettuale, che coincide con il capoluogo della Regione, generando così una inammissibile differenza tra uffici giudiziari». Ma ciò che preoccupa di più gli avvocati sardi è che «la decisione di concentrare gli affari giudiziari nel foro di Cagliari non tiene in alcun conto il pregiudizio che così si arrecherebbe alle imprese e ai professionisti che saranno costretti a lunghi spostamenti verso uffici distanti anche centinaia di chilometri, difficilmente raggiungibili vista la situazione dei trasporti in Sardegna. Basta con questa politica che vuole riformare la giustizia a costo zero».
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