Pigliaru: stop allo Stato che si porta via 684 milioni
Il governatore a Roma con Paci ha incontrato il sottosegretario Boschi La Regione: venga dimezzato il contributo dell’isola al ripianamento del debito
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CAGLIARI. Quanto sarebbe bello che, nella prossima Legge di stabilità, il governo Gentiloni scrivesse: «Finora siamo stati troppo severi con la Sardegna: 684 milioni di trattenute sono un’esagerazione. I milioni saranno dimezzati». Sarebbe fantastico, ma ci vorrà ancora del tempo, chissà quanto, per trascinare Palazzo Chigi sulla via della conciliazione. Per ora c’è solo la trattativa riaperta, ventiquattr’ore fa, a Roma, dal governatore Francesco Pigliaru e dall’assessore al bilancio Raffaele Paci, con tre sottosegretari: Maria Elena Boschi, presidenza del Consiglio dei ministri, Pier Paolo Baretta, delegato dall’economia, e Gianclaudio Bressa, affari regionali. Sette mesi dopo l’ultimo faccia a faccia, allora dall’altra parte del tavolo c’era solo la Boschi, Pigliaru e Paci hanno rilanciato la vertenza accantonamenti. Il trio governativo ha ascoltato la proposta della Regione, che è dimezzare l’importo dal prossimo anno, poi annunciato «siamo pronti a discutere la richiesta» tanto d’aver scritto in agenda: «La prossima settimana, vi daremo una risposta». È stata questa la promessa di Boschi e più. L’importante è che non finisca come ad aprile, quando sempre la sottosegretaria si affrettò a dire: «Tranquillo, assessore. La convocheremo presto», e invece da allora non s’è fatta più sentire. Stavolta l’impegno però è anche col governatore e non mantenerlo sarebbe uno sgarbo istituzionale esagerato.
I soldi sul tappeto. L’oggetto della disputa sono i 684 milioni l’anno, dal 2016 è sempre quello l’importo, che lo Stato trattiene alla Sardegna come contributo obbligatorio al risanamento del debito pubblico nazionale. Sono tutte le regioni, ordinarie e speciali, a pagare il pegno, ma da sempre Cagliari lo considera sproporzionato. Con tanto di doppia motivazione: l’isola è stata colpita più di altri territori dagli effetti devastanti della crisi e ha bisogno di altri soldi – tra l’altro sono suoi – per risalire. Poi c’è il secondo motivo. Lo Stato ha aumentato «in maniera unilaterale il carico degli accantonamenti senza confrontarsi con la Regione», nonostante anche di recente la Corte costituzionale abbia scritto: «Doveva e deve farlo».
Richieste e risposte. «Al governo l’abbiamo ripetuto: il nostro contributo non è equo – ha detto Francesco Pigliaru – Ho visto la disponibilità del governo a continuare nel dialogo, ma i tempi sono stretti: c'è in arrivo la Legge di stabilità nazionale». Da mercoledì prossimo potrebbe cominciare la vera trattativa: «Partiamo da 684 milioni – ha ricordato l’assessore Paci – e dovremo trovare un punto d’incontro. Noi abbiamo proposto di dimezzare l’importo, da 684 a 342 milioni, e stabilire anche un importo fisso per i prossimi tre-cinque anni, come hanno già ottenuto le Province autonome di Trento e Bolzano». Attraverso l’Agenzia Dire è arrivata la risposta ufficiale del governo: «Abbiamo ascoltato con molta attenzione le richieste della Sardegna – ha detto il sottosegretario Bressa – Le valuteremo e fra un settimana potrebbero essere gettate le basi per un confronto tecnico bilaterale». L’importate, al di là delle cifre, è che il governo rispetti almeno l’appuntamento preso.
I contestatori. A sorpresa la prima critica alla missione della giunta a Roma è arrivata dal Partito dei sardi. Da sempre molto attento a ogni passaggio delle varie vertenze con lo Stato, il capogruppo Gianfranco Congiu ha detto in Consiglio: «Queste trattative non possono essere più o meno segrete. Il presidente della giunta deve informare l’aula di come vuole confrontarsi con lo Stato». È possibile che sin da oggi il Pds ufficializzi questa richiesta: «La giunta aggiorni i consiglieri su quali potrebbero essere gli esiti dei diversi vertici finanziari a Roma». I commenti del centrodestra sono stati è ovvio ancora più duri. Forza Italia, col coordinatore Ugo Cappellacci, ha detto: «Pigliaru smetta di fare da palo al governo e chieda la restituzione dei tre miliardi scippati finora alla Sardegna». Significativa anche la presa di posizione del gruppo Fdi-An: «Smettiamola con i viaggi della speranza. È arrivata l’ora di battere i pugni sul tavolo». (ua)
I soldi sul tappeto. L’oggetto della disputa sono i 684 milioni l’anno, dal 2016 è sempre quello l’importo, che lo Stato trattiene alla Sardegna come contributo obbligatorio al risanamento del debito pubblico nazionale. Sono tutte le regioni, ordinarie e speciali, a pagare il pegno, ma da sempre Cagliari lo considera sproporzionato. Con tanto di doppia motivazione: l’isola è stata colpita più di altri territori dagli effetti devastanti della crisi e ha bisogno di altri soldi – tra l’altro sono suoi – per risalire. Poi c’è il secondo motivo. Lo Stato ha aumentato «in maniera unilaterale il carico degli accantonamenti senza confrontarsi con la Regione», nonostante anche di recente la Corte costituzionale abbia scritto: «Doveva e deve farlo».
Richieste e risposte. «Al governo l’abbiamo ripetuto: il nostro contributo non è equo – ha detto Francesco Pigliaru – Ho visto la disponibilità del governo a continuare nel dialogo, ma i tempi sono stretti: c'è in arrivo la Legge di stabilità nazionale». Da mercoledì prossimo potrebbe cominciare la vera trattativa: «Partiamo da 684 milioni – ha ricordato l’assessore Paci – e dovremo trovare un punto d’incontro. Noi abbiamo proposto di dimezzare l’importo, da 684 a 342 milioni, e stabilire anche un importo fisso per i prossimi tre-cinque anni, come hanno già ottenuto le Province autonome di Trento e Bolzano». Attraverso l’Agenzia Dire è arrivata la risposta ufficiale del governo: «Abbiamo ascoltato con molta attenzione le richieste della Sardegna – ha detto il sottosegretario Bressa – Le valuteremo e fra un settimana potrebbero essere gettate le basi per un confronto tecnico bilaterale». L’importate, al di là delle cifre, è che il governo rispetti almeno l’appuntamento preso.
I contestatori. A sorpresa la prima critica alla missione della giunta a Roma è arrivata dal Partito dei sardi. Da sempre molto attento a ogni passaggio delle varie vertenze con lo Stato, il capogruppo Gianfranco Congiu ha detto in Consiglio: «Queste trattative non possono essere più o meno segrete. Il presidente della giunta deve informare l’aula di come vuole confrontarsi con lo Stato». È possibile che sin da oggi il Pds ufficializzi questa richiesta: «La giunta aggiorni i consiglieri su quali potrebbero essere gli esiti dei diversi vertici finanziari a Roma». I commenti del centrodestra sono stati è ovvio ancora più duri. Forza Italia, col coordinatore Ugo Cappellacci, ha detto: «Pigliaru smetta di fare da palo al governo e chieda la restituzione dei tre miliardi scippati finora alla Sardegna». Significativa anche la presa di posizione del gruppo Fdi-An: «Smettiamola con i viaggi della speranza. È arrivata l’ora di battere i pugni sul tavolo». (ua)
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