Contro la siccità vince l’olivo, raccolta buona e qualità super in Sardegna
Il gran caldo ha eliminato la mosca olearia, le olive saranno straordinarie. Al via la campagna con le qualità precoci, previsto un anticipo anche per le altre
SASSARI. Ha provato a spremere anche le olive, ma non ha vinto: la siccità ha fatto di tutto per mettere in difficoltà una delle produzioni più tipiche dell’agroalimentare sardo, ma alla fine tutto lascia prevedere che sarà una stagione perlomeno accettabile sul piano quantitativo e piuttosto buona sotto il profilo qualitativo. Lo dicono i produttori, lo conferma l’esperto dell’agenzia regionale Laore, Antonio Montinaro: «È un’annata molto particolare – dice – , non si ricorda una siccità di questa portata, ma fortunatamente l’olivo è una pianta che resiste tantissimo alla carenza idrica: basti pensare che riesce ad aspirare acqua con una pressione di 29 atmosfere e oltre, ha quindi un forte potere di assorbimento, nel suo Dna c’è resistenza e capacità di approvvigionarsi persino sfruttando l’umidità notturna e la pioggia breve. Questo non significa che non abbia sofferto, ma tra tutte le colture caratteristiche della regione, senza dubbio è quella che ha limitato maggiormente i danni»
Tanto da riuscire a trasformare ciò che per altre coltivazioni è stato un dramma in un punto, per certi versi, a favore: «A mio giudizio ci sarà una resa inferiore in olio, ma non sarà così male – spiega Montinaro – . Anzi, mi aspetto che l’annata sia superiore a quella precedente, che fu di “scarica” (ovvero di bassa resa, ndc). Ma c’è un altro fatto: le temperature alte hanno esercitato un’azione molto positiva nel bloccare lo sviluppo del principale nemico, la mosca olearia, e questo ha permesso la crescita di olive senza uso di trattamenti antiparassitari. Certo la polpa non sarà abbondante come quella delle annate migliori, ma il prodotto in compenso sarà sanissimo. Insomma l’olivo restituirà all’agricoltura ciò che ha tolto in altre. Resta solo il rammarico che se avesse piovuto questa sarebbe stata finalmente un’annata di “carica”».
Sono proprio i tecnici di Laore a fornire le indicazioni per l’inizio della raccolta: «Per le olive da mensa, anche per le varietà nostrane, siamo già alla fine della raccolta – dice l’esperto – . Per quanto riguarda quelle da olio, per varietà molto precoci come Lecino e Frantoio (all’inizio degli anni 50 furono acquistate sul mercato nazionale da vivai della Toscana, per essere impiantate in zone di riforma come Santa Maria La Palma) siamo già all’inizio della raccolta e per le prossime settimane si prosegue; credo che anche per la bosana ci sarà un anticipo, per gli inizi novembre. Se si tarda troppo nella raccolta, ne va della qualità».
In fibrillazione le aziende del settore, ma anche un vastissimo microcosmo fatto di piccoli proprietari di terreni, che lo fanno per hobby, fenomeno molto diffuso nell’isola: «Sono una risorsa, così come le piccole aziende, e meno male che ci sono perché di quelle grandi ne abbiamo davvero poche. L’olivicoltura – dice Montinaro – è un grande valore strategico, paesaggistico, storico, sono i piccoli che mantengono vivo un patrimonio che abbiamo ereditato».
La Spagna, con le sue coltivazioni intensive e super-intensive, rappresenta un modello? «È una grandissima realtà, avanti a noi anni luce, di cui si deve tener conto. Ma sono convinto che il super-intensivo non sia la strada che tutti devono intraprendere per forza (e nella stesso Paese iberico rappresenta il 4-5%). L’intensivo, parlo di 200-300 piante a ettaro, è forse il più promettente, il più divulgabile in quasi tutto il territorio. Noi sardi la cultura dell’olivo ce l’abbiamo e siamo in grado di gestire le varie tipologie. E per fortuna ci sono imprenditori che stanno investendo capitali considerevoli, come gli algheresi Manca, Piras, Fois, ma anche piccole aziende». È il segno che c’è fame di nuovi oliveti, c’è voglia di nuove concezioni per allargare e migliorare una produzione che gode di ottima fama ma ha necessità di crescere.
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