Simone Maulu, un mese a Barcellona a lezione di indipendentismo
L’esponente dell’Irs racconta la sua esperienza nel cuore della città a contatto con i movimenti politici catalani
SASSARI. Un mese da osservatore molto interessato. Simone Maulu, attivista di Irs, era a Barcellona durante le fasi preliminari al referendum e ci è rimasto fino a qualche giorno fa, dopo il voto e le imponenti manifestazioni di piazza che hanno paralizzato la capitale della Catalogna. «Ho accettato l’invito della Federazione Mediterranea e sono andato a Barcellona per seguire la campagna referendaria ma soprattutto per vivere la città e capire cosa pensasse la gente comune», racconta Maulu.
Il resoconto dell’esperienza evidenzia l’organizzazione e l’attaccamento dei catalani alla loro terra: «La spinta che ha portato al referendum è arrivata dalle “case del Barrio”, attive in tutte i quartieri, e dagli studenti. Tutto quello che è successo è stato prima dibattuto e poi condiviso in un processo che ha avuto un prologo politico con i partiti indipendentisti che hanno fatto la gavetta prima di arrivare nelle posizioni di comando della Generalitat – aggiunge Maulu–. Il popolo è istruito sulla sua storia e partecipa alla vita politica, ha una coscienza critica e difende le istituzioni perché sono vicine alla gente che si sente tutelata. E a chi dice che ha votato solo il 40 per cento dei catalani rispondo che, a parte i voti impossibili da conteggiare perché sequestrati dalla Guardia civil, si deve sempre ricordare che chi è andato a votare ha rischiato di essere massacrato a colpi di manganello».
Durante la permanenza nei giorni più caldi dell’agitazione catalana Maulu ha avuto modo di valutare le differenze con quello che accade in Sardegna: «Nella nostra isola purtroppo succede l’opposto. I sardi odiano le istituzioni perché non si sentono rappresentati e forse hanno anche ragione. Nel frattempo abbiamo perso per strada generazioni di giovani che non conoscono la storia della loro terra. Per fare qualcosa di concreto bisogna partire dalle scuole e lavorare per recuperare la nostra identità. Senza parlare dell’accoglienza dei migranti, loro le gestiscono alla perfezione mentre noi a volte scimmiottiamo il leghista di turno».
Secondo Maulu si potrà iniziare a lavorare seriamente solo quando tutti gli indipendentisti sardi remeranno nella stessa direzione: «Secondo alcuni sondaggi un fronte indipendentista unito arriverebbe al 25 per cento dei voti ma manca una forza politica in grado di incanalare queste preferenze. Io però dico un’altra cosa: per fare qualcosa di sensato serve un progetto di governo come quello catalano, strutturato e condiviso. È questo quello che dobbiamo imparare». Durante il soggiorno catalano, Maulu ha vissuto emozioni intense: «Prima di tutto quando ho visto i primi votanti e poi non dimenticherò le 35mila persone che gridavano “Sardegna-Sardegna” quando ho parlato davanti alla folla per spiegare l’appoggio arrivato dalla nostra isola».
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