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La stupidità e il disprezzo prodotti dal senso comune

di COSTANTINO COSSU
 La stupidità e il disprezzo prodotti dal senso comune

«Contro la stupidità gli dei stessi lottano invano»: potremmo fermarci alla celeberrima battuta di Friedrich Schiller per commentare ciò che è accaduto sui social media dopo che Paolo Fresu ha fatto...

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«Contro la stupidità gli dei stessi lottano invano»: potremmo fermarci alla celeberrima battuta di Friedrich Schiller per commentare ciò che è accaduto sui social media dopo che Paolo Fresu ha fatto sapere che aderiva allo sciopero della fame collettivo a favore della legge sullo ius soli.

Ma non basterebbe. Perché la stupidità, come ogni pensiero e ogni azione degli esseri umani, non nascono mai nel vuoto. Fanno parte, la stupidità e il tutto il resto, di contesti sempre un po’ più complicati di quanto emerge e galleggia, maleodorante, sulla superficie dei media. Contesti storici precisi. Se a chi compie un atto di solidarietà, che ha come fine la riduzione del dolore di donne, uomini e bambini che fuggono dalla guerra e dalla fame, si risponde con l’odio, con l’insulto, con la denigrazione, con la riduzione del diverso a non-umano, l’ultima cosa da fare è fermarsi alle responsabilità, pure penalmente perseguibili, dei singoli hater Facebook- dipendenti. I quali, invece, sono il prodotto di un senso comune che a sua volta è il risultato di un processo storico ormai pluridecennale. E’ il processo storico che negli ultimi trent’anni e passa ha svalutato la dimensione del “noi”, della solidarietà, a favore di un individualismo tutto giocato sul terreno dell’utile economico. Leggete “Io non sono razzista, ma”, l’ultimo libro di Luigi Manconi, promotore dell’iniziativa alla quale Fresu aderisce. E capirete qual è la dimensione dell’abisso che si è aperto in società che pensavano di essere tolleranti e democratiche e che si ritrovano ora impantanate nella xenofobia e nell’odio razziale. Se non si fa niente per evitare il dolore, o la morte, di chi invece possiamo aiutare, scrive bene Manconi, siamo a un passo da una nuova Shoah. È già accaduto, può ripetersi.



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