La Nuova Sardegna

Poche scuse e tanti insulti ancora astio contro Fresu

di Claudio Zoccheddu
Poche scuse e tanti insulti ancora astio contro Fresu

Le risposte degli “odiatori” dopo la classifica delle ingiurie ricevute su Internet

4 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. C’è chi li chiama leoni da tastiera e chi invece preferisce l’anglosassone haters, odiatori. Per incontrarli è sufficiente che un personaggio noto affidi un parere al mondo dei social network e, come la pioggia per i funghi, spuntano dal sottosuolo del web armati delle peggiori intenzioni e pronti a smontare i ragionamenti sgraditi con le peggiori argomentazioni possibili. Augurano la morte con la facilità con cui si ordina un caffè e, quando va bene, insultano sfoggiando un repertorio che farebbe calare il gelo anche nei peggiori bar di Caracas. Pochi, però, conservano l’astio quando si tratta di affrontare le conseguenze delle loro azioni. I leoni diventano gattini, gli odiatori si trasformano in anonimi figli dei fiori. . Il caso Fresu. L’ultimo a finire nel mirino, in ordine di tempo, è stato proprio il jazzista sardo. Fresu aveva affidato a Facebook l’intenzione di condividere l’impegno sociale in favore dello ius soli. Apriti cielo: gli odiatori si sono messi in moto contro Fresu che in un amen ha collezionato materiale per allestire un bestiario 2.0 completo di tutto. Il musicista, invece, ha risposto all’astio utilizzando l’ironia che è sublimata in una classifica dei peggiori insulti. Un’uscita stilosa, alla maniera di Paolo Fresu. Le reazioni di chi è entrato in classifica, al contrario, sono meno originali o eleganti. Perlomeno quelle di chi aveva prodotto i commenti più cattivi.

Le categorie di odiatori. Sono divisi in ordini. Ci sono quelli che si scusano, quelli che dicono di essere stati fraintesi o di aver agito d’impulso e quelli che rincarano la dose schizzando veleno anche a mente fredda. Gli ultimi, forse spaventati dal leggere le loro generalità sul giornale, concludono con un coraggiosissimo “Ovviamente non la autorizzo a pubblicare nulla”. Se la palla esce dai social, il ruggito rimane nella tastiera. Chissà perché. La maggioranza dei cattivissimi, però, è composta da utenti che non rispondono o fanno finta di nulla. Perché i leoni possono anche sparire dalla savana, soprattutto da quella virtuale.

Parola agli haters. Il primo in classifica è Fabio Manara, che Fresu ha soprannominato “arieggiato” perché invitava il musicista a protestare dando fiato alla tromba attraverso il fondo schiena: «Caspita. Sono in cima alla classifica😊 Direi che non mi sento offeso anche perché mi sembra evidente che l’arieggiato sia il Fresu. Poveraccio». Cambia il registro grammaticale ma non il succo del discorso e il signor Fabio non si preoccupa di rispondere e difendere le sue posizioni. L’indole dei contestatori più accesi genera invece un rapporto inversamente proporzionale con la possibilità di spiegare le radici dell’odio. I pochi che rispondono, infatti, si preoccupano di restare anonimi. Un dettaglio che invece sembra non avere importanza su Internet, dove gli insulti vengono pubblicati corredati da nome e cognome. A ogni modo, ci sono anonimi che invitano Fresu a un classicone della Rete: «Che li ospiti a casa sua, i migranti». Il discorso dello Ius soli, in realtà, sarebbe un altro ma l’attinenza è un dettaglio di poco conto per gli odiatori. Tra gli anonimi ci sono anche gli specialisti dell’autogol: «Non me ne frega un c....o del suo falso digiuno», argomenta uno tra i “commentatori” più alti in classifica. Poche parole che dimostrano l’esistenza di uno strano principio che anima la rete: «Non mi interessa ma devo comunque dire la mia». Mistero.

Le scuse. Sono poche, per la verità, e arrivano dai contestatori più educati. «Chi commenta deve anche accettare la risposta – spiega Antonio Muntoni . il “veggente” per Fresu che era stato accusato di essersi “fresato il cervello” –. A freddo avrei usato un’altra parola, perché non era mia intenzione offendere il signor Fresu che ammiro come artista. La parola fresato era solo una derivazione del suo cognome e nient’altro. Non volevo offendere. Auguro al signor Fresu una lunghissima carriera sempre prosperosa. Gli auguro anche di star lontano dalla sporca politica italiana». Anche Giovanni Mura è in classifica nonostante il suo non fosse proprio un insulto. Fresu l’ha soprannominato “Di genere” perché aveva scritto di essere pronto ad accettare la decisione del jazzista ascoltando il rock: «Gli dica che mettere in classifica un commento che tutto è tranne un insulto è un’offesa alla sua intelligenza e capacità artistica – spiega dopo aver confessato di essere pronto a virare sui Pink Floyd –. Comunque la sua eleganza stilistica mal si adatta ai giochetti governativi di distrazione di massa», chiude con un “link”.

I fan premurosi. «Non mi sento offesa anzi, ha compreso il mio messaggio – spiega Eleonora Coccollone, la commentatrice “affettuosa” secondo Fresu –. Non rientrando nella categoria di utenti che ha usato toni accesi e offese non mi sento colpita dalla classificazione del signor Fresu che ovviamente è libero di esprimere la sua opinione sfruttando i mezzi (beato lui) più vicini alla sua posizione». Già, libero di esprimere un’opinione. Anche se la cronaca sembrebbe raccontare altro.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Elezioni

Sassari, i dati dell’affluenza di mezzogiorno: Ittiri il centro con meno voti

di Davide Pinna
Le nostre iniziative