La Nuova Sardegna

Boom delle bollicine sarde, i brut superano il Prosecco

di Gianna Zazzara
Boom delle bollicine sarde, i brut superano il Prosecco

Exploit degli spumanti sardi: i produttori sognano i mercati internazionali. La richiesta alla Regione: costituire un Consorzio per la promozione 

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SASSARI. «In Sardegna siamo riusciti a battere la concorrenza del Prosecco. Ora bisogna puntare sui mercati esteri. Ma per far questo ci vuole un Consorzio, una cabina di regia per la promozione e il marketing. Solo così riusciremo a far conoscere i nostri spumanti fuori dai confini regionali». Ne è convinto Gaetano La Spina, l’enologo della cantina Santa Maria la Palma di Alghero, toscano doc ma trapiantato in Sardegna da più di 10 anni («Sono sardo, ormai, ho sposato una sarda e i miei figli sono nati qui», dice orgoglioso). «Oggi ognuno fa da sé, lottiamo per rubare all’altro qualche quota di mercato interno. Ma così non si va da nessuna parte. In questo il Veneto ha fatto scuola: quel sistema è una vera e propria corazzata. I viticoltori si sono uniti e sono riusciti a imporsi non solo negli Stati Uniti e nel Regno Unito ma addirittura in Francia, la patria dello champagne, dove le vendite sono esplose. Senza dimenticare che il Prosecco ha fatto da volano di sviluppo per tutto il Veneto: i turisti sono addirittura raddoppiati negli ultimi anni, proprio sull’onda del successo del loro vino».

Il boom delle bollicine. D’altronde le tendenze dei consumatori stanno cambiando. «La vendita dei vini rossi sta calando mentre cresce la domanda dei bianchi e, soprattutto, delle bollicine – spiega La Spina – Le vendite dei nostri brut stanno aumentando del 10-15% ogni anno. Sono soprattutto i giovani e le donne a chiedere un prodotto più profumato e dalla gradazione alcolica contenuta». Per andare incontro alle nuove tendenze la cantina Santa Maria La Palma, oltre al vermentino brut Aragosta, ha lanciato Akenta, un successo da 100mila bottiglie l’anno. Il progetto è nato nel 2014 in collaborazione con il Parco di Porto Conte: lo spumante viene conservato per sette mesi in una cantina subacquea, a 28 metri di profondità. Poi riemerge e viene messo in vendita. La cantina subacquea si può anche visitare durante il periodo estivo grazie ai diving club locali. «È un progetto di cui andiamo fieri – dice La Spina – I clienti bevono Akenta perché c’è una storia da raccontare e perché ricorda il magnifico patrimonio ambientale di Alghero. Ecco, a questo dovrebbe servire il Consorzio. A raccontare una storia e a far conoscere la Sardegna al mondo. Se andiamo avanti in ordine sparso non possiamo farcela. Purtroppo non c’è il desiderio della Regione di spingere in questa direzione: eppure sarebbe un’occasione unica anche per il turismo perché quello enologico sta crescendo ovunque, in Italia e nel mondo».

Il consorzio dello spumante. «Quello delle bollicine é un mercato dalle potenzialità enormi – concorda il presidente di Assoenologi Sardegna, Andreino Addis – La cantina di Tempio è stata la prima a produrre il moscato doc, in Sardegna c’è una lunga tradizione in questo settore. È da tempo che propongo la nascita di un Consorzio. I privati, la Regione, i consorzi esistenti e le associazioni devono mettersi insieme e investire su questo progetto. Bisogna individuare innanzitutto le zone più idonee dove impiantare i vigneti. I terreni di Tempio, ad esempio, sono ideali: qui le uve sono acide e fresche, ottime per produrre spumante. Che, ovviamente, dovrà essere a base di vitigni autoctoni, torbato e vermentino. Uno spumante in grado di rappresentare l’identità sarda». Ma per far questo ci vogliono soldi, e tanti. «È la Regione che deve prendere l’iniziativa e finanziare il progetto».

I nuovi brut. Anche la cantina Parpinello, in località Janna De Mare, ad Alghero punta sullo spumante. «In questi anni non si fa che parlare di prosecco – dice Paolo Parpinello, enologo della cantina fondata con il padre, Gianpaolo – Il merito è della tradizione enologica del Triveneto, del loro sistema di comunicazione e della capacità di aggredire i mercati, oltre al prezzo, molto competitivo. Noi qui, invece, andiamo avanti in ordine sparso». L’ultimo nato di casa Parpinello è un brut a base di torbato. «Selezioniamo e raccogliamo le uve manualmente», precisa l’enologo. Quest’anno la produzione del primo brut della cantina Parpinello si fermerà a 25 mila bottiglie. «Siamo ancora agli inizi. Per ora il mercato di destinazione è quello italiano. Ma è un prodotto sul quale puntiamo molto. Siamo convinti che quello delle bollicine sia un mercato che ha grandi potenzialità anche perché è cambiato lo stile di vita e il gusto dei consumatori: ora bisogna puntare sulla leggerezza e sul ridotto grado alcolico».

Ne è convinto anche Mario Siddi, l’enologo delle Tenute Surrau, a Porto Cervo. «Negli ultimi anni è aumentato l’interesse per gli spumanti, soprattutto tra i giovani e le donne». Nella cantina sulle colline di Juannisole e Capichera, a Porto Cervo, si producono due millesimati, uno bianco, l’altro rosè, a base di cannonau. «Siamo una delle poche cantine sarde a utilizzare il metodo classico, quello dello Champagne e del Franciacorta», dice Siddi orgoglioso. I numeri stanno crescendo, in modo vertiginoso. «Certo, per puntare al mercato internazionale bisogna avere dietro un sistema, che qui in Sardegna, purtroppo, ancora non c’è. Un peccato, perché abbiamo una lunga tradizione enologica e, di certo, potremmo battere anche il Prosecco».

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