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le accuse del movimento all’assessore all’agricoltura 

Floris: «Caria si deve dimettere non ha mantenuto la parola»

Floris: «Caria si deve dimettere non ha mantenuto la parola»

SASSARI. Le accuse sono pesanti. Il colpevole ha un nome, un cognome e un ruolo istituzionale che pesa sul comparto dell’ovicaprino. Perlomeno secondo il parere del leader del Movimento dei pastori,...

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SASSARI. Le accuse sono pesanti. Il colpevole ha un nome, un cognome e un ruolo istituzionale che pesa sul comparto dell’ovicaprino. Perlomeno secondo il parere del leader del Movimento dei pastori, Felice Floris: «L’assessore regionale all’Agricoltura, Pier Luigi Caria, si deve dimettere perché è un incapace». Il motivo dell’attacco frontale, che arriva subito dopo la convocazione di un nuova manifestazione di piazza a Cagliari, è uno: «Non ha mantenuto la parola. Le campagne non possono aspettare i tempi della burocrazia».

Floris, poi, entra nel dettaglio: «Caria ha vanificato lo sforzo incredibile fatto dalla maggioranza e dall’opposizione che in 40 giorni sono riusciti a trova i fondi di cui avevamo bisogno: E il periodo di riferimento comprende tutto agosto, quando le gente va in ferie. Eppure loro si sono dati da fare e fatto un’impresa che sembra impossibile se si considerano i tempi della politica italiana. Sono stati rapidissimi». Tutto è filato liscio fino a un certo punto: «Quando è arrivato l’assessore all’Agricoltura che si è fidato di funzionari che non cavano un ragno dal buco perché sono sballottati tra un cavillo e l’altro, fino a farci sapere che chi ha debiti con l’Inps prenderà un contributo ridotto dalle pendenze pregresse. Grazie, non lo sapevamo – scherza ––. Se siamo venuti a manifestare è proprio perché non avevamo nemmeno i soldi per pagare il mangime, figuriamoci i contributi».

Il leader del Movimento dice di aver un progetto che sarebbe stato condiviso dalla politica, anche se dalla giunta arrivano solo smentite: «Avevamo un piano condiviso: i soldi sarebbero dovuti andare ai comuni che li avrebbero distribuiti ai pastori. Caria, invece, ha risvegliato agenzie dormienti che seguono per filo e per segno quello che comanda il partito politico trasversale che rema contro i pastori. Invece certi procedimenti non possono essere applicati alla lettera quando i tempi sono serrati. Insomma, deve andare a casa perché non ha capito nulla, è questo quello che chiederemo il 31 ottobre». Felice Floris non lascia spazio alle zone d’ombra che spiccano dalle sue accuse e, anche in questo caso, non si imbarazza a fare i nomi: «Chi ci rema contro? Il Partito dei sardi, ad esempio. Si sono astenuti alla votazione per il bonus mangime, che è come aver votato contro. Ma ci sono tanti altri politici pronti ad affossarci. Per adesso lo fanno mandando messaggi ai burocrati, che rallentano le pratiche, ma evidentemente il loro obiettivo è vederci scomparire perché sono convinti che il nostro lavoro sia quello di assorbire i contributi pubblici ma dimenticano tante altre cose. Innanzi tutto il nostro numero che deve essere letto anche dal punto di vista occupazionale. Poi c’è il ruolo sociale dell’allevatore e anche quello ambientale, perché noi siamo tra quelli che tutelano il territorio».

Secondo Floris la manifestazione di fine ottobre non è altro che la logica conseguenza di quella di inizio agosto, caduta nel vuoto nonostante la Regione dica il contrario aggiungendo di essere pronta a liquidare l’80 per cento degli allevatori: «Ribadiremo le richieste fatte durante l’estate. Abbiamo subito il crollo del prezzo del latte e delle carni ma i burocrati sono pronti a obbedire al politico di turno invece che preoccuparsi dei tempi serratissimi a cui siamo vincolati. Si devono dare una mossa». A chi dice che i pastori siano una categoria tutelata, forse più di tante altre, il leader del Movimento replica senza scomporsi: «Riceviamo aiuti comunitari come tutti e, nonostante siano mal distribuiti, se ce li danno è perché siamo soggetti alle fluttuazioni del mercato più di tanti altri. Anche per quanto riguarda le tasse io non dico di non pagarle, anzi. Nei momenti di difficoltà si può rallentare il passo mantenendo come obiettivo quello di metterci in regola. Invece di fare trattenute sul bonus mangime si potrebbero trattenere i contributi comunitari. Perché quei soldi ci servono, le campagne sono deserte per colpa della siccità e le pecore fanno a gara per mangiare quello che cade dagli alberi. Siamo vicini alla fine, forse a qualcuno ancora sfugge questo concetto». (c.z.)

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