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Oxford sospende l’operaio che ama l’Islam

Oxford sospende l’operaio che ama l’Islam

Condannato a Cagliari nel 2016, Andrea Campione ha perso il lavoro in attesa del giudizio d’appello

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CAGLIARI. Prima l’arresto per terrorismo, poi la condanna a due anni e mezzo di carcere da parte del tribunale di Cagliari, ora la sospensione dal suo lavoro di dipendente alla rinomatissima università di Oxford, tutto per aver condiviso su un forum un servizio della rivista Inspire, vicina ad Al Qaeda, dov’era illustrato il metodo per costruire un ordigno simile a quello usato negli attacchi alla maratona di Boston, il 15 aprile 2013. Ad Andrea Campione, un operaio trentaquattrenne di Senigallia, terza media ma dotato di una straordinaria capacità di imparare le lingue, non resta che sperare nel processo d’appello, in programma il prossimo 19 dicembre. I dirigenti dell’ateneo britannico ha deciso di metterlo in stand-by quando la notizia della sua condanna in primo grado, che risale al 21 giugno 2016, è arrivata alla loro attenzione. Un provvedimento precauzionale, legato all’esigenza di non avere a che fare con un dipendente convertito all’Islam e coinvolto in una vicenda dai contorni inquietanti.

E’ l’aprile del 2012 quando le indagini condotte dal sostituto procuratore Danilo Tronci e dalla Digos di Cagliari mettono in luce un’attività sospetta, documenti sulla Jihad che circolano sulla rete, scambi di informazioni. Salta fuori fra gli altri il nome di Abdul Wahid As Siquili, che non è un figlio dell’Islam ma soltanto Andrea Campione, all’epoca operaio in una ditta di Senigallia che produce cornici. In particolare la Digos scopre che tra i file partiti dal suo computer e finiti sulle pagine di un forum c’è un manuale per costruire bombe artigianali, quello riportato da Inspire. Tanto basta a confermare i sospetti, fondati anche su dialoghi intercettati e altri indizi: scattano gli arresti, con Campione finisce in manette anche un docente che verrà successivamente prosciolto insieme a tutti gli altri indagati perché aderire virtualmente ad Al Qaeda e discutere sulla rete di Jihad non è un reato, ma è un delitto grave creare le condizioni per un’azione terroristica. Quel manuale del buon bombarolo poteva esserlo e infatti il pm Tronci chiede e ottiene il rinvio a giudizio di Campione e al processo porta come ulteriore prova alcune conversazioni registrate nel pc della sorella dell’operaio di Senigallia, dove l’indagato mostrerebbe di essere consapevole dei rischi che correva a diffondere quel manuale. Davanti all’ipotesi che qualcuno potesse usarlo, risponde: «Tanto meglio se qualcuno di si fa saltare in aria, così infligge una bella punizione».

Per Tronci le prove sono sufficienti e chiede la condanna dell’operaio a sei anni e mezzo. Il reato contestato: addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Il difensore, l’avvocato Roberto Delogu, riesce a ridimensionare l’accusa e alla fine il giudice Giovanni Massidda gli infligge due anni e mezzo. A dicembre la vicenda sarà rievocata in appello e dall’esito del processo dipende anche la posizione di lavoro dell’imputato. (m.l)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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