Boeddu, Cgil: strade a pezzi un forte gap per le aziende
Il segretario della Filt Cgil punta il dito contro i ritardi dell’Anas e il caos Province: «Esiste un’emergenza trasporti interni che adesso deve diventare prioritaria»
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SASSARI. I trasporti restano sempre un gap strutturale per la Sardegna. Oltre alle difficoltà su quella aerea e marittima, a essere una priorità sono i collegamenti interni. E l’allarme sulla condizione precaria di molte strade nell’isola viene lanciato dal segretario regionale della Filt Cgil Arnaldo Boeddu. «Non c’è solo l’Orientale sarda – dice Boeddu –. L’emergenza è molto più estesa e più grave. Il completo abbandono per decenni in cui le strade non sono state curate fa vedere i suoi effetti. La situazione è ancora più difficile perché le poche strade che abbiamo offrono pochissime alternative, e in caso di interruzioni, costringono i cittadini a giri infiniti».
La Cgil mette in evidenza come l’assessorato regionale ai Lavori pubblici abbia interrotto il dialogo con il sindacato e il percorso virtuoso che aveva creato Paolo Maninchedda che era arrivato a intervenire in prima persona e a muso duro contro l’immobilismo dell’Anas. «È stato il periodo in cui si sono sbloccati i cantieri sulla 131 e inaugurati diversi lotti della Sassari-Olbia. Ora malgrado un protocollo di intesa sottoscritto a livello nazionale 8 mesi fa, la situazione si è nuovamente fatta molto critica – continua Boeddu –. Ero convinto che anche in Sardegna si potesse porre fine a strade impraticabili, interrotte, a cantieri infiniti. Al contrario si vive un radicale abbandono. A nulla è servito il protocollo di intesa sottoscritto anche a livello regionale se non si procede alla realizzazione di progetti che rilancino l’attività di manutenzione delle strade. Specie quelle dell’interno che diventanto vitali per i piccoli centri». Boeddu punta il dito contro l’Anas, che per il sindacalista avrebbe fatto la scelta di non investire sull’isola. «Si è ritornati nel più totale immobilismo con il personale dell’Anas in Sardegna ridotto all’osso e con una età media di oltre 54 anni». Ma Boeddu mette in evidenza anche come il pasticcio delle Province abbia complicato tutto il sistema di manutenzione del sistema viario dell’isola. «L’incompleta riforma delle Province e una normativa farraginosa spesso in contrasto con altre norme comunitarie e nazionali fatto arretrare di decenni la Sardegna e ha contribuito non solo allo spopolamento delle zone interne ma, in alcuni casi anche ad un mancato diritto allo studio».
La Cgil mette in evidenza come l’assessorato regionale ai Lavori pubblici abbia interrotto il dialogo con il sindacato e il percorso virtuoso che aveva creato Paolo Maninchedda che era arrivato a intervenire in prima persona e a muso duro contro l’immobilismo dell’Anas. «È stato il periodo in cui si sono sbloccati i cantieri sulla 131 e inaugurati diversi lotti della Sassari-Olbia. Ora malgrado un protocollo di intesa sottoscritto a livello nazionale 8 mesi fa, la situazione si è nuovamente fatta molto critica – continua Boeddu –. Ero convinto che anche in Sardegna si potesse porre fine a strade impraticabili, interrotte, a cantieri infiniti. Al contrario si vive un radicale abbandono. A nulla è servito il protocollo di intesa sottoscritto anche a livello regionale se non si procede alla realizzazione di progetti che rilancino l’attività di manutenzione delle strade. Specie quelle dell’interno che diventanto vitali per i piccoli centri». Boeddu punta il dito contro l’Anas, che per il sindacalista avrebbe fatto la scelta di non investire sull’isola. «Si è ritornati nel più totale immobilismo con il personale dell’Anas in Sardegna ridotto all’osso e con una età media di oltre 54 anni». Ma Boeddu mette in evidenza anche come il pasticcio delle Province abbia complicato tutto il sistema di manutenzione del sistema viario dell’isola. «L’incompleta riforma delle Province e una normativa farraginosa spesso in contrasto con altre norme comunitarie e nazionali fatto arretrare di decenni la Sardegna e ha contribuito non solo allo spopolamento delle zone interne ma, in alcuni casi anche ad un mancato diritto allo studio».
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