Culle vuote e poco lavoro L’economia sarda è al palo
di Gianna Zazzara
Disoccupazione giovanile al 56%, crollo degli investimenti e aumento delle tasse Nell’isola la ripresa non è ancora arrivata. In coda tra le regioni del sud per reddito
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SASSARI. Pochi laureati, pochissimo lavoro, zero nascite e altissimo rischio di povertà. È questa la fotografia della Sardegna scattata dal rapporto dell’associazione Svimez sull’economia del Mezzogiorno, che non vede alcuno spiraglio di ripresa neanche nel 2018. Nonostante il Pil nel Centro-Sud sia cresciuto dell’1% nel 2016, l’isola fa fatica ad agganciare la ripresa: tra le regioni meridionali è in coda alla classifica per reddito pro capite e per occupati. Anzi, è la regione dove l’occupazione è calata di più, soprattutto nel settore dell’edilizia. Come se non bastasse, a ciò si aggiunge l’aumento delle tasse e il crollo degli investimenti pubblici che ha aumentato il divario infrastrutturale con il resto d’Italia. L’unica nota positiva arriva dall’agricoltura: la Sardegna è l’unica regione del Mezzogiorno ad aver migliorato le proprie performance.
Occupazione. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è il più basso d’Europa (35% al di sotto della media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90mila rapporti di lavori nell’ambito della misura “Occupazione Sud”. Fa rabbrividire, poi, il tasso di occupazione giovanile che si ferma al 28,1% rispetto al 47,3 delle regioni del centro-nord. La Sardegna, anche in questo caso, riesce a fare peggio delle altre regioni del Mezzogiorno. Mentre nel 2016 al sud l’occupazione è cresciuta dell’1,7% – soprattutto tra gli ultracinquantenni e a tempo parziale – la Sardegna è l’unica regione in cui gli occupati sono calati e i numeri restano lontani da quelli prima della crisi: nell’isola ci sono quasi il 7% in meno di occupati.
Fa paura anche la disoccupazione, soprattutto quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni, che supera il 56% contro il 16,1 del Centro-Nord. «Quei dati si riferiscono al 2016 – ha commentato l’assessore regionale al Lavoro Virginia Mura – Le ultime statistiche mostrano un netto miglioramento della situazione lavorativa nell’isola. Nei primi sei mesi del 2017 le assunzioni sono state in crescita e in percentuale sono cresciute più nella nostra regione che nel resto d’Italia».
Il capitale umano. Alla fine del 2016 il Mezzogiorno ha perso altri 62mila abitanti. Ma non la Sardegna dove i residenti restano stabili. Mentre il pendolarismo verso le regioni del centro-nord o verso l’estero è molto accentuato in Abruzzo, Campania e Calabria, neanche l’1% dei sardi decide di andare a cercare lavoro fuori dall’isola. Anche perché la stragrande maggioranza è anziana. I giovani sono pochi e lo saranno sempre di più in futuro dal momento che i sardi non fanno figli.
Università. I giovani sardi non solo sono pochi, ma sono anche poco istruiti. Come nel resto del Mezzogiorno, la quota media di laureati in Sardegna è bassissima (intorno al 14%). A questo dato si associa il crollo delle immatricolazioni nelle università sarde. Secondo il rapporto Svimez l’unico modo per invertire la tendenza è aiutare gli studenti con le borse di studio.
Redditi e povertà. In Sardegna, come nel resto del Mezzogiorno, un residente su tre è a rischio povertà, soprattutto tra i lavoratori con un basso tasso di istruzione, gli stranieri e i giovani. Crolla anche il reddito procapite: meno 7%.
Pressione fiscale. Nonostante il calo del reddito procapite, la pressione fiscale in Sardegna è aumentata, come nel resto del Mezzogiorno. Mentre al Nord sono calate, nel Sud le tasse sono salite dal 29,5 al 32,2%. Diminuisce invece la spesa pubblica complessiva che è più bassa rispetto al Centro-Nord.
Infrastrutture. Aumenta il divario infrastrutturale. La Sardegna, insieme al Molise e alla Basilicata, è la regione dove lo Stato investe di meno e con scelte qualitative orientate prevalentemente a garantire un servizio di base, senza alcun miglioramento tecnologico.
Occupazione. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è il più basso d’Europa (35% al di sotto della media Ue), nonostante nei primi 8 mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90mila rapporti di lavori nell’ambito della misura “Occupazione Sud”. Fa rabbrividire, poi, il tasso di occupazione giovanile che si ferma al 28,1% rispetto al 47,3 delle regioni del centro-nord. La Sardegna, anche in questo caso, riesce a fare peggio delle altre regioni del Mezzogiorno. Mentre nel 2016 al sud l’occupazione è cresciuta dell’1,7% – soprattutto tra gli ultracinquantenni e a tempo parziale – la Sardegna è l’unica regione in cui gli occupati sono calati e i numeri restano lontani da quelli prima della crisi: nell’isola ci sono quasi il 7% in meno di occupati.
Fa paura anche la disoccupazione, soprattutto quella dei giovani tra i 15 e i 24 anni, che supera il 56% contro il 16,1 del Centro-Nord. «Quei dati si riferiscono al 2016 – ha commentato l’assessore regionale al Lavoro Virginia Mura – Le ultime statistiche mostrano un netto miglioramento della situazione lavorativa nell’isola. Nei primi sei mesi del 2017 le assunzioni sono state in crescita e in percentuale sono cresciute più nella nostra regione che nel resto d’Italia».
Il capitale umano. Alla fine del 2016 il Mezzogiorno ha perso altri 62mila abitanti. Ma non la Sardegna dove i residenti restano stabili. Mentre il pendolarismo verso le regioni del centro-nord o verso l’estero è molto accentuato in Abruzzo, Campania e Calabria, neanche l’1% dei sardi decide di andare a cercare lavoro fuori dall’isola. Anche perché la stragrande maggioranza è anziana. I giovani sono pochi e lo saranno sempre di più in futuro dal momento che i sardi non fanno figli.
Università. I giovani sardi non solo sono pochi, ma sono anche poco istruiti. Come nel resto del Mezzogiorno, la quota media di laureati in Sardegna è bassissima (intorno al 14%). A questo dato si associa il crollo delle immatricolazioni nelle università sarde. Secondo il rapporto Svimez l’unico modo per invertire la tendenza è aiutare gli studenti con le borse di studio.
Redditi e povertà. In Sardegna, come nel resto del Mezzogiorno, un residente su tre è a rischio povertà, soprattutto tra i lavoratori con un basso tasso di istruzione, gli stranieri e i giovani. Crolla anche il reddito procapite: meno 7%.
Pressione fiscale. Nonostante il calo del reddito procapite, la pressione fiscale in Sardegna è aumentata, come nel resto del Mezzogiorno. Mentre al Nord sono calate, nel Sud le tasse sono salite dal 29,5 al 32,2%. Diminuisce invece la spesa pubblica complessiva che è più bassa rispetto al Centro-Nord.
Infrastrutture. Aumenta il divario infrastrutturale. La Sardegna, insieme al Molise e alla Basilicata, è la regione dove lo Stato investe di meno e con scelte qualitative orientate prevalentemente a garantire un servizio di base, senza alcun miglioramento tecnologico.
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