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Sinistra: prove elettorali di unità

Sinistra: prove elettorali di unità

Nel 2018 Mdp, Possibile e SI insieme alla ricerca di un dialogo anche col Pd

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CAGLIARI . Di sicuro insieme, nelle elezioni politiche del 2018, vicino o lontano dal Pd è ancora tutto da decidere. Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana e movimento Possibile anche in Sardegna hanno cominciato quel percorso comune che, all’inizio di dicembre, dovrebbe concludersi con il nome del nuovo soggetto politico. In cui si ritroverà «una sinistra vera, civica e diversa». Quella che per ora vuole stare lontana, poi si vedrà, dal Pd di Renzi e dal governo Gentiloni: «Da una parte e dall’altra non c’è davvero nulla di sinistra, e se non cambiano i programmi, noi non possiamo stare con loro», ha detto Yuri Marcialis, coordinatore di Articolo 1-Mdp. Meglio cominciare a pensare di mettersi in proprio, così dal 19 novembre i tre movimenti hanno organizzato le loro assemblee territoriali, poi a fine mese si ritroveranno per eleggere i delegati regionali che parteciperanno alla riunione del 2 dicembre, a Roma, in cui nascerà qualcosa di nuovo. «È questa la strada che ci ha chiesto di avviare e percorrere in fretta il popolo della sinistra, che si è allontanato dalla politica: si è sentito tradito. Oppure non riesce proprio, e come potrebbe, di avere a che fare con questo Partito democratico», ha sottolineato Thomas Castangia, portavoce di Possibile, il movimento dei Civatiani. «Dobbiamo ridare centralità a quei temi che in questi anni renziani – ha aggiunto Antonello Licheri, segretario di Sinistra Italiana – sono stati triturati, maciullati da presunte alleanze di centrosinistra: il lavoro, basta per esempio con le storture del Jobs act, e poi va rilanciata la lotta allo sfruttamento e alle disuguaglianze. C’è anche la Costituzione: va rispettata, non stravolta da chi ha o crede di avere la maggioranza». La nuova Sinistra ha un obiettivo: governare. «Non partiamo certo battuti – ha detto Marcialis – Sappiamo che in giro c’è un nuovo fermento politico e sociale che, in quest’ultima stagione s’è sentito imbottigliato dalle troppe, esasperate strategie di palazzo, ma ora vuole riconquistare visibilità». Resta il grande quesito: con chi governare? Potrebbe essere con il Campo progressista, che però sembra avvicinarsi sempre più al Pd, e anche con i Democratici, «ma non possono essere certo quelli che oggi sono alla guida della segreteria e di Palazzo Chigi». Perché – secondo i tre movimenti – «c’è una maggioranza, in Parlamento, che è sostenuta da partiti che sono dichiaratamente di destra, altro che centrosinistra, e con quelli mai la sinistra potrà andare». Le elezioni regionali in Sicilia – è stata un’altra analisi – hanno confermato che «c’è uno spazio ed è importante per i nostri movimenti», anche se poi a vincere sono stati altri. «Certo, ma una Sinistra unita è il nostro traguardo nel 2018. Poi vedremo se il Pd cambierà pelle e si metterà finalmente alle spalle la stagione del renzismo devastante».

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