La Nuova Sardegna

Artigiani, continua la stretta creditizia

di Gianna Zazzara
Artigiani, continua la stretta creditizia

Porcu, Cna: «La Sfirs dovrebbe attivare forme di garanzia pubblica per le piccole imprese»

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SASSARI. «Il credito alle piccole imprese? È sempre di meno. Invece di allentarsi, come si continua a leggere nei giornali, si è irrigidito ancora di più. Anche per questo la Sardegna fa fatica ad agganciare la ripresa. Basta guardare i dati di Bankitalia: il Pil è ancora al di sotto di 11 punti percentuali rispetto al periodo pre-crisi».

Non ha dubbi Francesco Porcu, segretario regionale della Cna, che tra qualche settimana presenterà l’annuale indagine sullo stato dell’economia sarda. «Il credito ha ripreso a fluire per le medie e grandi imprese, ma non per le piccole, quelle al di sotto dei 20 dipendenti, che costituiscono l’ossatura della nostra economia. C’è una forbice che, invece di ridursi, dal 2016 ha cominciato a crescere: per le medie e grandi imprese il credito è aumentato a livello nazionale dello 0,6% mentre per le piccole si è ulteriormente contratto segnando un meno 2,1%. E, ovviamente, in Sardegna le cose vanno ancora peggio». Ma non c’è solo la contrazione del credito. «Quando i piccoli imprenditori e gli artigiani riescono ad ottenere credito, cosa che avviene col contagocce, sono costretti a pagarlo a caro prezzo – sottolinea Porcu – In Sardegna nel primo trimestre del 2017 mentre alle medie e grandi imprese veniva richiesto un tasso di interesse del 5,85%, alle piccole imprese, soprattutto per i crediti a breve termine, è stato applicato un tasso superiore al 9%, quasi quattro punti percentuali in più». E non va meglio per i prestiti che le piccole imprese avevano già ottenuto negli anni scorsi. «Da un’indagine della Cna Sardegna su un campione di 800 aziende artigianali è emerso che al 49% degli artigiani nel 2016 sono stati richiesti tassi di interesse più elevati sui prestiti già concessi, mentre nel 24% dei casi le banche, sempre nel caso di prestiti già concessi, hanno preteso maggiori garanzie patrimoniali. Un disastro, insomma. Non solo dal 2012 ad oggi la crisi economica ha messo in ginocchio le piccole imprese ma, a peggiorare le cose, ci si è messa anche la stretta creditizia, che le ha soffocate: nel 2016 i prestiti sono calati ancora del 2,6%». Il futuro non è roseo. «In vista del completamento dell’unione bancaria le cose non potranno che peggiorare per i piccoli: le banche, infatti, saranno costrette ad aumentare la loro liquidità e questo non potrà che tradursi in una ulteriore stretta dei prestiti». Un problema che mette a serio rischio l’economia sarda. «Nessuna impresa, in nessun paese, può lavorare senza il pilastro del credito – ricorda Porcu– E, senza imprese, e, soprattutto, senza piccole imprese, non c’è ripresa». Come se ne esce? «L’unico modo per “liberare” finanziamenti è attivare forme di garanzia pubblica, come è stato fatto a livello nazionale. In questo modo gli imprenditori possono ottenere finanziamenti senza costi di fideiussione e, al tempo stesso, le banche sono assicurate in caso di default dell’azienda garantita. La Sfirs, ad esempio, potrebbe agire con questa finalità: sostenere le imprese che difettano di merito di credito per dar loro la possibilità di investire e crescere. Oggi, invece, la garanzia pubblica opera solo per le aziende sane, che stanno da sole sul mercato. Uno spreco di denaro pubblico».

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