Gastronomia e ambiente, via dal menu gli spaghetti ai ricci: «Così li tuteliamo»
A Cagliari 30 ristoratori lanciano l’iniziativa “Io non riccio”. L’obiettivo è ridurre la raccolta e favorire il ripopolamento
CAGLIARI. Qualcuno ha già appeso fuori dal suo ristorante una locandina con la scritta: «Io non riccio». Nel senso che per questa stagione non metterà ricci nel suo menù. Ma allo "sciopero" hanno già aderito a Cagliari e nella città metropolitana una trentina di ristoratori. Ed è forse la prima rivolta ecogastronomica della storia. Eco perché si salvaguarda l'ambiente. Gastronomica perché l’obiettivo, alla fine, è quello: non farli sparire per continuare a mangiarli.
Un appello per lasciare in pace i ricci. Anche a costo di rinunciare per un anno agli spaghetti e alla pizza con il sapore del mare. O al rito della degustazione con il cucchiaino. Ma non per sempre: giusto una tregua per consentire ripopolamento e riproduzione. Con calma. E il più possibile. Per continuare poi a mangiarli senza il rischio che scompaiano per sempre. L'idea è nata da un ristoratore del centro storico di Cagliari. Appassionato di ricci come tanti nel capoluogo. Perché tra Poetto e Giorgino la degustazione è insieme tradizione, mania e rito. «Io li adoro – spiega Massimo Melis Danielli, il promotore della proposta – . Ma proprio per questo penso che sia giusto fermarsi. Rinunciare un anno, forse anche di più. Perché altrimenti c'è davvero il rischio di non vederli più».
La foto del suo profilo Facebook sintetizza il messaggio: «Il 15 novembre “Ricci no grazie” – si legge nella scritta bianca con sfondo rosso che sembra quasi un cartello di divieto – lasciateli in mare, per un anno ne possiamo fare a meno". Un’idea che contagia anche molti vicini di casa del Corso Vittorio Emanuele. E poi piano piano conquista tanti colleghi, in altri quartieri. Ma anche fuori città, da Quartu a Sinnai. Melis Danielli aggiorna la lista degli esercenti che aderiscono all’iniziativa. L'ultima conquista è una conosciutissima catena di pizzerie.
Nasce inevitabilmente anche il gruppo su Facebook: «Ricci no grazie». Con sottotitolo: anche se ne siamo drogati. Un successone: oltre duemila iscritti nel giro di due giorni. Non poteva che succedere a Cagliari, capitale della specialità insieme ad Alghero. Una tradizione che si perde nella notte dei tempi. Quando, appena partiva la stagione, soprattutto la domenica era quasi un obbligo andare a mangiare i ricci in riva al mare. Nelle bancarelle improvvisate. Ma ora, di fronte al rischio estinzione, si cambia. Tra passaparola e Internet ci sono già 30 attività che dicono basta. Ma solo per ora: aspettando che il mare si ripopoli dei “migliori amici” dei buongustai.
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