La Nuova Sardegna

Sulla doppia preferenza rischia il centrosinistra

Sulla doppia preferenza rischia il centrosinistra

Oggi il voto sulla parità di genere. Due incognite: gli emendamenti e i voti segreti Francesco Agus, Cp: «Una bocciatura sarebbe la fine anche della maggioranza»

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CAGLIARI. Non doveva essere così, ma lo sarà: una roulette russa. Da scontata è diventata incerta, o peggio potrebbe essere affossata una seconda volta, come in quel tremendo giugno del 2013. La doppia preferenza di genere ritorna questo pomeriggio in Consiglio regionale, ma alla vigilia non si sa se l’attesa leggina avrà o meno un lieto fine. Se saranno applausi, in caso di approvazione, o fischi se invece arrivasse una clamorosa bocciatura, non si sa davvero. Perché se fuori dal Palazzo tutti – ma proprio tutti – chiedono, anzi pretendono a gran voce finalmente la parità di genere a partire dalle prossime elezioni regionali del 2019, purtroppo dentro il Consiglio è un susseguirsi di possibili trappole e agguati, e tutti potrebbero scattare dalle 16 di oggi in poi.

Accordo saltato. L’ultimo tentativo di approvare la riforma a larga maggioranza, cioè con i voti di tutto il centrosinistra e gran parte del centrodestra, è fallito ventiquatr’ore fa. Convocata d’urgenza, la commissione riforme non è riuscita a districarsi dal labirinto degli emendamenti in cui si è cacciata: sono quelli che una settimana fa avevano provocato l’inatteso rinvio del voto. Se dopo sette giorni il Partito dei sardi un passo indietro l’ha fatto sul raddoppio o meno dei candidati/e nel collegio dell’Ogliastra, in estrema sintesi non è d’accordo che passino dagli attuali 2 a 4, però s’è detto disponibile a discutere possibili soluzioni alternative dopo il via libera al testo originale della legge. Il Pd invece non ha ritirato l’altro emendamento, ed è quello presentato una settimana fa, insieme a quasi tutti gli altri capigruppo, con in testa Forza Italia, che «impone la composizione delle liste equamente divise, 50 e 50 per cento, fra candidati e candidate» e «pareggia il numero dei candidati nell’unico collegio in cui i seggi da assegnare sono dispari», i tre del Medio Campidano. Per scriverla fino in fondo: quei due emendamenti che dovevano migliorare la legge, sono diventati cappi al collo.

Dimissioni pronte. In sette giorni non è cambiato quasi nulla e c’è ancora la stessa situazione di stallo. Commentata così da Francesco Agus, Campo progressista, presidente della commissione riforme: «Sono molto preoccupato. Con sincerità, non so come potrebbe finire. Ma sia chiaro: oggi più che mai spetta alla maggioranza di centrosinistra garantire comunque i voti per il via libera alla doppia preferenza di genere. Arrivo a dire: non importa se col voto segreto o senza, se con o senza gli emendamenti. Basta, la legge deve passare in ogni caso. È questo l’impegno che abbiamo preso nella campagna elettorale vinta nel 2014 e dobbiamo rispettarlo». E se così non fosse? «Mi dimetterei dalla presidenza un attimo dopo. È ovvio: non potrei rimanere neanche un secondo in più alla guida di un organismo del Consiglio regionale incapace di mantenere la parola data. Vado oltre: la bocciatura della riforma rappresenterebbe nei fatti anche la fine politica della maggioranza di centrosinistra e autonomista, con effetti inimmaginabili».

Voto segreto possibile. Come se non bastasse l’intreccio o snodo scorsoio degli emendamenti, c’è un rischio in più. È l’ipotesi che il neonato gruppo «Sardegna», formato da Marcello Orrù, presidente, Gennaro Fuoco, relatore di minoranza, Paolo Truzzu, Fdi-An, e Mariano Contu, adesione tecnica da Forza Italia, possa chiedere uno o più voti segreti sugli emendamenti, su uno degli articoli, sono tre in tutto, o sull’intera legge. Se così fosse gli incerti nascosti nei vari gruppi, ci sono e certo non si sono certo mostrati a viso aperto, potrebbero aggregarsi ai già sicuri voti contrari di Orrù e più fino ad affossare la legge. Certo, per riuscire nell’agguato i franchi tiratori dovrebbero essere almeno una ventina e pare che, almeno, sulla carta il partito degli «uomini mascherati» questi grandi numeri non ce li abbia. Però approvare una legge di questo peso con un sì risicato, cioè appena sufficiente, o a larghissima maggioranza è evidente sarebbe ben altra cosa. Purtroppo non tutti in Consiglio questa sottigliezza l’avrebbero capita: è il confine fra la bella figura e una possibile figuraccia.

Gli ultimi appelli. Su tutti quello del governatore Francesco Pigliaru: «L’unico voto giusto è quello favorevole, chiaro e palese. La politica trovi tutto il suo senso di responsabilità per affermare, con forza e determinazione e senza indugi questo principio di democrazia e civiltà: la doppia preferenza di genere». Subito dopo l’appello insieme delle due assessore Donatella Spano (ambiente) e Barbara Argiolas (turismo): «I consiglieri regionali devono cogliere la richiesta che arriva da tutti i territori e non possono girare la faccia altrove». Anche il segretario regionale del Pd, Giuseppe Luigi Cucca, è ritornato alla carica: «Il no sarebbe una regressione culturale che rischierebbe di compromettere l’immagine della Sardegna». Infine, il movimento Meglio in due, il primo a cominciare questa battaglia, «Se il Consiglio non dovesse approvare la riforma, farebbe bene a sbaraccare». (ua)

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