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Dopo la doppia preferenza nuovi ostacoli per la legge

Dopo la doppia preferenza nuovi ostacoli per la legge

Il nuovo modello elettorale dovrà mettere d’accordo maggioranza e opposizione L’appello di Andrea Pubusa: serve un modello che dia reale governabilità

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CAGLIARI. La manutenzione della legge elettorale è tutt’altro che finita. Il via libera alla doppia preferenza di genere, martedì a larghissima maggioranza in Consiglio regionale, è stato solo un primo passo e forse neanche quello più difficile. Perché se come annunciato dal presidente della commissione riforme Francesco Agus, Campo progressista, dalla «prossima settimana affronteremo gli altri problemi che si trascina dietro la legge elettorale», potrebbe essere molto più complicato trovare un accordo trasversale su quozienti, suddivisione dei seggi, premi di maggioranza, sbarramenti e tutto il resto che – come detto da tutti i partiti – «ha trasformato in una schifezza la legge con cui i sardi hanno votato nel 2014 e con cui non dovranno certo votare nel 2019». La discussione che sta per cominciare sarà lunga: le proposte di riforma sono tantissime, presentate della maggioranza, dall’opposizione e d’iniziativa popolare, e quasi mai conciliabili fra loro. Un compromesso dovrà essere trovato, anche se nessuno sa ancora quale potrebbe essere.

La festa non è finita. «L’approvazione della doppia preferenza di genere – è stato il commento di Giuseppe Luigi Cucca, segretario regionale del Pd – conferma la vocazione riformista di questa legislatura del Consiglio regionale e ribadisce anche come, nei momenti decisivi, l’unità della coalizione di centrosinistra sia sempre determinante». A parlare di risultato storico è Gabriella Murgia, presidente del Comitato pari opportunità: «Non dobbiamo fermarci a questo risultato, ma allargare il confronto sui temi delle pari opportunità che d’ora in poi dovrà essere estesa anche ad altri modelli organizzativi nelle istituzioni pubbliche e nelle aziende». Soddisfatti anche i parlamentari del Pd Giovanna Sanna, «Il tenace lavoro delle associazioni e delle donne è stato ripagato con questa scelta di civiltà», ed Emanuele Cani: «È stato superato un altro steccato e ora dobbiamo abbattere anche altri luoghi comuni». Secondo il Partito dei sardi, col segretario Franciscu Sedda, «il Consiglio regionale ha avuto soprattutto un grande merito: non s’è lasciato imbrigliare dalle troppe e furbe ipocrisie scatenatesi intorno alla doppia preferenza di genere».

Festa inutile. «Sono convinto che quanto accaduto in Consiglio interessi ben poco alle donne sarde». È stato il commento di Marcello Orrù, presidente del gruppo Sardegna che fino all’ultimo ha provato a fermare la doppia preferenza di genere. «Sono orgoglioso della battaglia portata avanti», ha scritto in un comunicato, per poi aggiungere «sono però anche convinto che questo stratagemma interessi solo un ristretto gruppo di donne rumorose e persino minacciose, mi riferisco a certi toni a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni». Fino ad arrivare a questa conclusione: «Vedrete, questa riforma finirà per penalizzare le donne e la loro presenza in politica».

Che sia solo l’inizio. È questo l’appello lanciato invece da Andrea Pubusa, portavoce del Comitato per una nuova legge elettorale regionale. In una lettera aperta ai presidenti della Regione e del Consiglio ha scritto: «Serve la spinta forte delle due massime cariche regionali, per travolgere anche le ultime resistenze sulla riforma che ancora ci sono e continueranno a esserci». Per Pubusa: «La parità uomo/donna è sempre e in ogni campo una conquista civile nel rispetto del principio di uguaglianza enunciato dalla Costituzione ma non basta», perché «il corpo di questa legge continua a prevedere un iper premio di maggioranza e due super sbarramenti che di fatto non hanno garantito la rappresentatività di chi, nel 2014, ha conquistato 75 mila voti e neanche quella dei territori. È per questo che la legge va cambiata subito». Sono ancora troppi gli ostacoli, è la conclusione, e che tra l’altro «hanno contribuito a fare crescere il fenomeno dell’astensionismo invece da contrastare con una legge elettorale di nuovo in sintonia con la Costituzione e lo Statuto».

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