La Nuova Sardegna

Nasce il Polo dell’autodeterminazione

Nasce il Polo dell’autodeterminazione

Alleanza di otto sigle identitarie, da Liberu ai Rossomori, a Irs. Il portavoce è Anthony Muroni

25 novembre 2017
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CAGLIARI. Ci sono patti, più o meno facili, che per essere solenni hanno bisogno anche di un buon cerimoniale. Ecco quello scelto dal Polo dell’Autodeterminazione: chi aderisce, deve firmare di pugno la bandiera dei Quattro Mori. Lo hanno fatto in otto, ciascuno in nome del partito, movimento o gruppo che rappresentavano: Sardos, Alberto Filippini, Liberu, Pier Franco Devias, l’ex Sardegna possibile, più Gentes e Comunidades, Valentina Sanna, Irs, Gavino Sale, Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu, e i Rossomori, col consigliere regionale Emilio Usula e Marco Pau, segretario nazionale. Ma dopo la firma, se si esclude l’introduzione lasciata ad Usula, nessuno di loro parlerà. Il motivo del silenzio? Hanno scelto, come i 5 Stelle, un portavoce, o meglio «un uomo di sintesi», sarà l’autodefinizione: è Anthony Muroni, l’ex direttore dell’Unione Sarda. Che per ora parla a nome del Patto per «l’emancipazione della Sardegna», ma presto potrebbe essere uno dei candidati (alle Politiche del 2018?) di un «gruppo aperto a chiunque professi questi: principi fondamentali: legalità, democrazia, etica, semplificazione, non violenza, progresso, solidarietà e integrazione». Principi in cui dovrebbero credere tutti, ma troppo spesso purtroppo qualcuno almeno uno se lo dimentica per strada. «Chi finora ha governato la Sardegna, l’ha fatto fin troppo spesso e sempre ai danni dei sardi», è stato detto nella presentazione. E infatti ecco qual è il vero confine fra l’Autodeterminazione e quasi tutto il resto del mondo: «Non avere più a che fare con i partiti italiani, o comunque non essere attirati da alleanze che finiscono per essere sempre delle trappole». Il Patto ha deciso: camminerà da solo da qui alle Regionali del 2019, o al massimo – ma è da vedere – si confronterà con i civici del Psd’Az e forse anche col Partito dei sardi. Chissà. «Di certo il nostro è un progetto senza scadenza e assolutamente alternativo a quel bipolarismo che ancora schiaccia la Sardegna». Per cominciare, «ci sarebbe da cambiare subito il rapporto, è molto complicato, che finora questa o quella maggioranza ha avuto e ha con lo Stato». Solo complicato? Turbolento, come minimo, ma il portavoce ha scelto quello di aggettivo. Altri, più indipendentisti, avrebbero puntato certo su qualcosa di più forte. Forse però Muroni è stato scelto anche per questo: tenere a bada, con la sintesi, quelli più scapigliati e a sinistra di lui. (ua)

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