La strage delle tartarughe Caretta Caretta
Il mar Mediterraneo è considerato dagli studiosi la sesta isola di plastica nel mondo, e la Sardegna è lì in mezzo a pagarne le conseguenze maggiori. Da qualunque quadrante provengano, i venti...
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Il mar Mediterraneo è considerato dagli studiosi la sesta isola di plastica nel mondo, e la Sardegna è lì in mezzo a pagarne le conseguenze maggiori.
Da qualunque quadrante provengano, i venti spingono alternativamente verso le coste sarde i rifiuti di superficie che il moto ondoso trasporta. Andrea di Lucia, ricercatore del Cnr della sezione di Oristano, fornisce un dato inquietante: quasi il 100 per cento delle tartarughe “caretta caretta” muoiono per la plastica ingerita. «Questo animale marino è per noi studiosi un indicatore preciso sul fenomeno della microplastica presente nel Mediterraneo».
Nel monitoraggio del Cnr ci sono adesso anche triglie, merluzzi, boga e “filtratori” quali ostriche e granchi. Che non sembrano esenti dall’ingoiare particelle di microplastica.
«Gli animali marini – spiega di Lucia – ma anche gli uccelli, non riconoscono la plastica e, se capita, la mangiano regolarmente. Noi stiamo monitorando la situazione verificando quanta plastica ingeriscono le tartarughe Caretta Caretta, metodologia adottata a livello europeo per l'analisi sulle macro plastiche, e abbiamo scoperto che il 100% degli animali sardi ha ingerito plastica di grandi dimensioni. Adesso abbiamo avviato accertamenti analoghi per le micro plastiche. Per quanto riguarda i detriti in spiaggia, come cicche e tappi, le zone dove ce ne sono di più sono quelle più frequentate dai turisti». (l.on.)
Da qualunque quadrante provengano, i venti spingono alternativamente verso le coste sarde i rifiuti di superficie che il moto ondoso trasporta. Andrea di Lucia, ricercatore del Cnr della sezione di Oristano, fornisce un dato inquietante: quasi il 100 per cento delle tartarughe “caretta caretta” muoiono per la plastica ingerita. «Questo animale marino è per noi studiosi un indicatore preciso sul fenomeno della microplastica presente nel Mediterraneo».
Nel monitoraggio del Cnr ci sono adesso anche triglie, merluzzi, boga e “filtratori” quali ostriche e granchi. Che non sembrano esenti dall’ingoiare particelle di microplastica.
«Gli animali marini – spiega di Lucia – ma anche gli uccelli, non riconoscono la plastica e, se capita, la mangiano regolarmente. Noi stiamo monitorando la situazione verificando quanta plastica ingeriscono le tartarughe Caretta Caretta, metodologia adottata a livello europeo per l'analisi sulle macro plastiche, e abbiamo scoperto che il 100% degli animali sardi ha ingerito plastica di grandi dimensioni. Adesso abbiamo avviato accertamenti analoghi per le micro plastiche. Per quanto riguarda i detriti in spiaggia, come cicche e tappi, le zone dove ce ne sono di più sono quelle più frequentate dai turisti». (l.on.)
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