La Nuova Sardegna

Inquinamento, più plastica che pesci: mare sardo a rischio

di Luciano Onnis
Inquinamento, più plastica che pesci: mare sardo a rischio

Le correnti concentrano nell’isola la spazzatura di tutto il Mediterraneo, i danni maggiori sulla costa occidentale in cui arrivano i rifiuti di Francia e Spagna 

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CAGLIARI. Allarme inquinamento per il mare sardo. Se non si corre subito ai ripari nel 2050 nelle nostre acque ci saranno più oggetti in plastica che pesci. È quanto è emerso nel corso di «Mare Mostro, un mare di plastica? », l’iniziativa voluta dall'associazione Marevivo e dal comando generale delle Capitanerie di porto. L’evento coinvolge le direzioni marittime di tutta Italia e ieri ha fatto tappa a Cagliari. Presenti anche una rappresentanza di studenti dell’istituto nautico Buccari, il comandante della Capitaneria di Cagliari, Giuseppe Minotauro, il delegato regionale di Marevivo, Pietro Caredda, i direttori delle Aree marine protette di Capo Carbonara e dell’Isola di Mal di Ventre, esponenti dell’ Arpas e del Cnr.

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Come hanno ricordato i ricercatori, la plastica sta mettendo in pericolo tutti i mari, ma soprattutto quello “chiuso” del Mediterraneo e a farne le spese è la Sardegna. Rispetto a quella orientale, la costa occidentale è più inquinata perché le correnti trasportano qui i rifiuti gettati in mare in Spagna e Francia. I dati forniti da Arpas e Cnr sono da brivido: le coste sarde, le scogliere e le spiagge sono invase da rifiuti, per lo più di plastica, di ogni tipo e misura.

«È necessario cercare rimedi e opporsi in ogni modo a questa devastante invasione», hanno detto in coro i relatori. Ma quello che sembra preoccupare maggiormente, perché sfugge ai vari sistemi di cattura e di raccolta, sono i rifiuti catalogati come “microplastica”, i cotton-fioc, ad esempio, i piccoli contenitori per alimenti e i filtri in cellulosa dei mozziconi di sigarette. In mare ci sono mille tipi diversi di rifiuti: sanitari e alimentari, carta e cartone, plastica e polistirene. Molti di questi rifiuti sono trasportati dalle correnti, ma molti sono gettati in acqua dall’uomo, soprattutto lungo le coste. Ed è infatti questa la principale battaglia da condurre: educazione e sensibilizzazione.

«La tutela dell’ambiente, e in questo caso di quello marino, – ha detto il comandante della Direzione Marittima di Cagliari, Giuseppe Minotauro - , è innanzitutto una questione di educazione, per tutti, e in particolar modo per le nuove generazioni». Anche Pietro Caredda, dell’associazione Marevivo, ha invitato tutti a «cambiare atteggiamento nei confronti della plastica, di per sé materiale utilissimo, ma nocivo se gettato in mare. Abbiamo già tante isole di plastica, rischiamo di avere di plastica anche il mare. È questo il destino della nostra isola se non decidiamo di cambiare i nostri comportamenti». Un appello lo ha lanciato anche Simonetta Farci, dell’Arpas: «Non lasciateci soli in questa battaglia, che non è solo della Sardegna ma di tutta l’Europa – ha detto la ricercatrice – La microplastica entra anche nel sistema di alimentazione marino. Dobbiamo fare il possibile per salvaguardare questo ambiente, non solo in Sardegna ma in tutta Europea».
 

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