Entrate, il centrodestra boccia l’Agenzia
La Spisa, Forza Italia: «La sentenza non cambia nulla: a riscuotere le tasse sarà sempre lo Stato»
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CAGLIARI . Altro che far festa sull’Agenzia sarda delle entrate: «La verità è che la Sardegna mai potrà incassare le tasse direttamente e quindi la legge, sventolata come un festone dal centrosinistra, è solo una foglia di fico e niente più». È questa l’interpretazione del centrodestra alla sentenza con cui la Corte costituzionale ha salvato dalle contestazioni del governo gran parte dell’ Agenzia. «Se leggiamo con curiosità il verdetto della Consulta e poi rileggiamo con attenzione la legge con cui è stata costituita l’agenzia Ase – ha scritto l’ex assessore alla programmazione Giorgio La Spisa, ora commissario a Cagliari di Forza Italia – dobbiamo prendere atto che in sostanza nulla è cambiato. Il ministero dell'economia, che attraverso l'Agenzia nazionale delle entrate riscuote le tasse, continuerà a farlo e solo dopo girerà alla Sardegna quanto le spetta, per questo nulla è cambiato». Per i Riformatori, con Michele Cossa e Franco Meloni «il cuore della legge era proprio la previsione che le entrate destinate alla Sardegna dovessero affluire direttamente all'agenzia sarda e poi riversate nelle casse della Regione. Ma la Corte ha scritto tutt’altro. Cioè: l'Ase può certo controllare l'andamento dei tributi mentre la raccolta dovrà rimanere comunque e ancora in mano allo Stato. Dunque, la parte della legge lasciata in piedi dai giudici è superflua, inutile e costerà qualche milione di preziosi soldi dei contribuenti sardi ma la si farà per dare qualcosa al Partito dei sardi che deve esibire un trofeo, sia pure fasullo, ai suoi elettori». Ancora più duro il commento dell’ex governatore Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia. «La Giunta – ha scritto in un comunicato – non sia ridicola. Continua a parlare di Agenzia delle entrate, ma a quell’entrate ha rinunciato con lo sciagurato accordo del 2014. Oggi Pigliaru e soci sono convinti che basti esultare, mentre come sempre, a Roma, hanno incassato l’ennesima sconfitta». Per poi affondare i colpi: «Pigliari e più hanno ritirato tutti i ricorsi e permesso che i soldi dei sardi fossero preda del governo. Si sono fatti scippare tre miliardi e mezzo e hanno ancora il coraggio di aprire bocca». Sono tutti commenti che il centrosinistra ha respinto al mittente: «La vittoria – hanno detto a caldo giunta e partiti – è stata completa». Concetto ribadito e allargato da Paolo Maninchedda, presidente del Partito dei sardi: «La sentenza conferma quanto avevamo detto sin dall’inizio rispetto al ricorso presentato dal governo: era un ricorso politico, fondato sulla paura della Sardegna e non sul diritto. E questa sentenza conferma anche le differenze fra due modelli che continuano a confrontarsi in questa legislatura. Il nostro, che teorizza e pratica la competizione con Roma, e quello di gran parte del governo sardo, fondato invece sulla fiducia nel governo italiano. Se il secondo finora ha prodotto cocenti delusioni, il nostro ha costruito importanti risultati, come lo è la piena e riconosciuta legittimità dell’Agenzia sarda delle entrate».
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