Il governo con la Sardegna: l’Ue riconosca l’insularità
L’esecutivo stanzia 100mila euro per il documento finale da portare a Bruxelles Il presidente Pigliaru soddisfatto: ottima decisione, ora acceleriamo i tempi
3 MINUTI DI LETTURA
CAGLIARI. C’è voluto del tempo, forse persino troppo, ma alla fine anche il governo l’ha capito. La Sardegna non può essere lasciata sola, va accompagnata e sostenuta, nella richiesta (sarebbe meglio scrivere pretesa) che l’Europa le riconosca in fretta lo stato d’insularità. Che vorrebbe dire: più libertà nel finanziare la continuità territoriale aerea e i trasporti, meno vincoli nella spesa dei fondi europei per far crescere l’economia, e ancora maggiori occasioni su energia e internet più la banda larga. In parole spicce, essere agevolata come lo sono da anni e anni le nove regioni ultraperiferiche d’Europa: Azzorre, Canarie, Madeira e Martinica, le quattro più conosciute.
Volontà e impegno. Spinto dal pressing dei senatori Silvio Lai, Pd, e Luciano Uras, Campo progressista, il governo – ormai quasi all’angolo – ha stanziato 100mila euro per costituire e far funzionare il Comitato Governo-Regione, che dovrà preparare il documento finale da portare a Bruxelles. Non l’ha scritto, lo Stato, in una leggina qualunque, ma nel testo sacro per la Ragioneria generale: la Legge di stabilità nazionale, quella con cui ogni anno è conteggiata la spesa. In un emendamento, proposto dai due parlamentari, c’è scritto: «Ai fini dell’istruttoria necessaria per il riconoscimento in sede europea degliaiuti già previsti a favore di altre regioni, è istituito il Comitato istruttorio». C’è quindi e finalmente un impegno formale di Palazzo Chigi, dopo che nel 2016 a Renzi e poi poche settimane fa a Gentiloni, la Regione, col presidente Francesco Pigliaru, aveva messo sul tavolo un dossier pesante di questo tipo: «Ogni anno l’insularità ci costa un miliardo e 100mila euro fra svantaggi, discontinuità e oneri vari». Pressato da una parte e dall’altra, il governo ha ceduto e il che vuol dire: stavolta il gioco di squadra, messo assieme da parlamentari e giunta regionale, ha funzionato.
Soddisfazione e decisione. Il senatore Uras l’ha detto: «Quando la Legge di stabilità sarà approvata alla Camera, sarà fra poche settimane, Roma non potrà più tirarsi indietro: a Bruxelles dovrà dare voce alla nostra rivendicazione». Il passaggio sarà lungo, ci sono da correggere diversi trattati europei, ma – ha sottolineato Silvio Lai – «chiunque governerà in futuro, non potrà sfuggire all’impegno formale, o perdere altro tempo». Certo, anche il Consiglio regionale dovrà fare la sua parte, e votare al più presto il documento che «dovrà essere alla base dell’istruttoria affidata al Comitato» e soprattutto «un ottimo, necessario punto di partenza per la domanda che lo Stato membro, nel nostro caso l’Italia, dovrà presentare a Bruxelles». Soddisfatto – anche se solo su questo – il governatore Pigliaru: «L’aver riconosciuto da parte del governo la Questione Sardegna come una priorità, conferma che, in questi mesi, abbiamo lavorato tutti in questa direzione e ora è arrivato il momento di accelerare i tempi».
Calendario e velocità. Non ci sono ancora delle scadenze precise, ma il Comitato potrebbe riunirsi la prima volta a gennaio, quando mancheranno ancora una manciata di mesi alla fine della legislatura. Proprio gennaio, le elezioni politiche saranno a marzo, potrebbe essere buono per far votare il documento preliminare dal Consiglio regionale, poi definire la pratica a Roma ed entro febbraio inviarla a Bruxelles e infine aspettare la risposta – si spera positiva – dell’Unione Europea. È chiaro che in quella sede l’Italia dovrà spingere e sostenere la rivendicazione della Sardegna. Così come, nelle settimane precedenti, la Regione e i parlamentari sardi dovranno stare addosso al governo Gentiloni, per evitare che, a un passo dalle elezioni, si dimentichi dell’impegno preso. «Siamo a un passo dalla svolta, non possiamo mollare proprio ora», hanno detto, uno dopo l’altro e in stretto ordine alfabetico, Lai, Pigliaru e Uras. (ua)
Volontà e impegno. Spinto dal pressing dei senatori Silvio Lai, Pd, e Luciano Uras, Campo progressista, il governo – ormai quasi all’angolo – ha stanziato 100mila euro per costituire e far funzionare il Comitato Governo-Regione, che dovrà preparare il documento finale da portare a Bruxelles. Non l’ha scritto, lo Stato, in una leggina qualunque, ma nel testo sacro per la Ragioneria generale: la Legge di stabilità nazionale, quella con cui ogni anno è conteggiata la spesa. In un emendamento, proposto dai due parlamentari, c’è scritto: «Ai fini dell’istruttoria necessaria per il riconoscimento in sede europea degliaiuti già previsti a favore di altre regioni, è istituito il Comitato istruttorio». C’è quindi e finalmente un impegno formale di Palazzo Chigi, dopo che nel 2016 a Renzi e poi poche settimane fa a Gentiloni, la Regione, col presidente Francesco Pigliaru, aveva messo sul tavolo un dossier pesante di questo tipo: «Ogni anno l’insularità ci costa un miliardo e 100mila euro fra svantaggi, discontinuità e oneri vari». Pressato da una parte e dall’altra, il governo ha ceduto e il che vuol dire: stavolta il gioco di squadra, messo assieme da parlamentari e giunta regionale, ha funzionato.
Soddisfazione e decisione. Il senatore Uras l’ha detto: «Quando la Legge di stabilità sarà approvata alla Camera, sarà fra poche settimane, Roma non potrà più tirarsi indietro: a Bruxelles dovrà dare voce alla nostra rivendicazione». Il passaggio sarà lungo, ci sono da correggere diversi trattati europei, ma – ha sottolineato Silvio Lai – «chiunque governerà in futuro, non potrà sfuggire all’impegno formale, o perdere altro tempo». Certo, anche il Consiglio regionale dovrà fare la sua parte, e votare al più presto il documento che «dovrà essere alla base dell’istruttoria affidata al Comitato» e soprattutto «un ottimo, necessario punto di partenza per la domanda che lo Stato membro, nel nostro caso l’Italia, dovrà presentare a Bruxelles». Soddisfatto – anche se solo su questo – il governatore Pigliaru: «L’aver riconosciuto da parte del governo la Questione Sardegna come una priorità, conferma che, in questi mesi, abbiamo lavorato tutti in questa direzione e ora è arrivato il momento di accelerare i tempi».
Calendario e velocità. Non ci sono ancora delle scadenze precise, ma il Comitato potrebbe riunirsi la prima volta a gennaio, quando mancheranno ancora una manciata di mesi alla fine della legislatura. Proprio gennaio, le elezioni politiche saranno a marzo, potrebbe essere buono per far votare il documento preliminare dal Consiglio regionale, poi definire la pratica a Roma ed entro febbraio inviarla a Bruxelles e infine aspettare la risposta – si spera positiva – dell’Unione Europea. È chiaro che in quella sede l’Italia dovrà spingere e sostenere la rivendicazione della Sardegna. Così come, nelle settimane precedenti, la Regione e i parlamentari sardi dovranno stare addosso al governo Gentiloni, per evitare che, a un passo dalle elezioni, si dimentichi dell’impegno preso. «Siamo a un passo dalla svolta, non possiamo mollare proprio ora», hanno detto, uno dopo l’altro e in stretto ordine alfabetico, Lai, Pigliaru e Uras. (ua)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
