La Nuova Sardegna

Le sindache del Nuorese: «No a reazioni xenofobe»

di Stefania Vatieri
Le sindache del Nuorese: «No a reazioni xenofobe»

Le prime cittadine di Sarule e Olzai contro il prete: «Ha scritto cose assurde» «Nei nostri paesi ci sono centri di accoglienza, così si crea un clima di tensione»

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NUORO. «Noi non stiamo con don Mariani». Mariangela Barca ed Ester Satta, rispettivamente prime cittadine di Sarule e Olzai, criticano duramente le dichiarazioni del sacerdote, sociologo e giornalista, per anni a capo della Caritas di Nuoro, don Francesco Mariani che nel suo editoriale sul settimanale della diocesi locale, L’Ortobene, si è scagliato contro zingari, accattoni ed extracomunitari. «Non so voi, ma io provo disagio a entrare in chiesa dovendo passare attraverso un cordone di questuanti dislocati sul sagrato e anche nella chiesa stessa», ha scritto il sacerdote, denunciando anche un giro di racket delle elemosine.

«La giustificazione che il sacerdote dà al suo assurdo editoriale, quando sostiene di aver voluto sollevare la questione, non ci convince – dicono in coro le sindache – Si tratta di messaggi di intolleranza riportati da un giornale cattolico che avrebbe dovuto avere ben altri toni. Non ci sorprende dunque che Salvini abbia aderito con entusiasmo al nuovo partito “Io sto con don Francesco Mariani”».

«Abbiamo appreso dalla lettura dell’editoriale di don Mariani dell’esistenza nel nostro territorio di un’organizzazione criminale che gestirebbe i centri di accoglienza per i migranti della provincia di Nuoro, due dei quali sono collocati proprio nei comuni che noi amministriamo, un fatto gravissimo se fosse confermato – dicono indignate le due amministratrici – . L’aspetto inquietante di tutta questa situazione è che non pare sia seguita alcuna denuncia alla Procura della Repubblica, nonostante il sacerdote dica di essere particolarmente informato su quanto avviene nei centri di accoglienza. Quindi o non è vero quanto ha dichiarato oppure, pur sapendo e conoscendo, non ha denunciato alle autorità preposte». Ma a preoccupare in modo particolare Mariangela Barca e Ester Satta sono le conseguenze che le dichiarazioni del prete potrebbero avere nelle loro comunità. «Un allarmismo ingiustificato e pericoloso potrebbe alimentare i problemi di integrazione che affrontiamo ogni giorno e che ogni giorno cerchiamo di risolvere». Le due sindache non nascondono le difficoltà che ogni giorno incontrano per gestire l’emergenza immigrazione: «Ci stiamo impegnando con tutte le nostre energie per far crescere le nostre comunità nei valori della democrazia e della legalità, senza perdere il senso della solidarietà e del rispetto che stanno alla base di una società civile – ripetono Ester Sarta e Mariangela Barca – Invece c’è chi con superficialità e ignoranza si abbandona a sfoghi carichi di disprezzo per chi vive ai margini della società, contribuendo così ad esasperare un clima già carico di tensione». Le sindache si augurano che «don Mariani non abbia voluto calcare la mano con le sue dichiarazioni sui giornali per giustificare la sua presa di posizione contro accattoni, zingari e migranti sistemati davanti alle chiese o ai market. In questo caso, in attesa che il sacerdote chiarisca la sua posizione, non possiamo non criticare certe espressioni presenti nell’editoriale, espressioni inadeguate per ogni cristiano e per ogni fedele che ha di fronte ogni giorno la testimonianza sincera e semplice del papa nei confronti dei diseredati del mondo». «Siamo convinte che per far emergere un problema sociale non ci si possa accanire con le vittime. Al contrario, bisogna sollecitare le istituzioni preposte ad affrontare adeguatamente il complesso fenomeno dell’immigrazione». Le sindache chiudono il loro appello con una richiesta di intervento urgente della Prefettura, «per fare chiarezza sulla vicenda e per evitare, dopo le gravi esternazioni del parroco, di gettare un’ombra inquietante che offre giustificazioni a chi già prova fastidio nei confronti del diverso». Di fronte alle accuse delle sindache don Francesco Mariani non si scompone e ribatte: «Non sono loro che devono fare domande a me. Sono io che chiedo a loro dove sono finiti i quattro immigrati espulsi dai loro centri di accoglienza».

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