Abbanoa resta pubblica almeno per altri 8 anni
I giochi potrebbero riaprirsi nel 2025 alla scadenza della convenzione con l’Egas Clausola di salvaguardia per gli indigenti. L’Upc contro le regole sulle nomine
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CAGLIARI . Almeno fino al 2025 Abbanoa non potrà essere privatizzata e neanche avere un socio esterno. «L’acqua è pubblica e tale deve rimanere», è il senso dell’emendamento, presentato dal gruppo Mdp, che ha dato una svolta politica alla legge approvata dal Consiglio sulla riorganizzazione dell’Egas. È l’ente che d’ora in poi dovrebbe controllare in tutto e per tutto proprio Abbanoa.
Pubblica e solidale. Il sospetto della privatizzazione era stato sollevato dalla Sinistra all’indomani di alcuni contatti avuti dal gestore del servizio idrico con i colossi nazionali dell’acqua. «Ma ora c’è una barriera insormontabile, la legge», ha commentato il consigliere regionale Eugenio Lai, dopo il via libera a larga maggioranza dell’emendamento. Fino al 2025, perché allora scadrà la convenzione fra Egas e Abbanoa sulla gestione diretta della rete e da quel momento in poi il mercato potrebbe essere aperto ai privati. Non certo ora, per altri otto anni «l’acqua è di tutti e per tutti», ha sottolineato Lai. C’è un altro passaggio politico nella legge: per i cittadini in «gravi difficoltà economiche, già morosi e senza la possibilità di pagare le bollette, non potrà esserci lo slaccio totale del servizio». Dovrà essere garantito comunque – è scritto nell’emendamento di Mdp – «un quantitativo minimo, 50 litri al giorno pro capite, così come imposto dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale per la sanità».
La legge. Anche sotto l’aspetto tecnico i cambiamenti sono diversi. Primo: è confermato che l’Egas, dopo le polemiche degli ultimi anni e dopo le contestazioni arrivate dall’Autorità anticorruzione, ritornerà a controllare Abbanoa. Lo farà attraverso una commissione composta da quattro sindaci e un rappresentate della Regione. Avrà «pieni poteri di verifica su bilanci e appalti», e «dovrà proporre all’assemblea dei soci di Abbanoa, i Comuni, la terna da cui dovrà essere scelto il nuovo amministratore unico». All’attuale, Alessandro Ramazzotti, già in pensione, l’incarico è stato prorogato per un altro anno e quindi entro il 2018 dovrà essere sostituito . Ma su chi debba scegliere l’ad s’è consumato uno strappo in maggioranza: l’Upc, con Antonio Gaia e Pierfranco Zanchetta, è uscito dall’aula, «perché la legge non tiene conto dei rilievi dell’Anticorruzione, e continua ad assegnare all’assemblea di Abbanoa e non all’Egas il potere di nomina. È un errore clamoroso». Secondo punto: entro il 2020 la Regione cederà, a prezzo simbolico, la maggioranza di Abbanoa, ai Comuni, passando dal 70 al 20 per cento. Saranno ancora i sindaci ad avere la maggioranza, in 10 contro uno della Regione, nel Comitato istituzionale d’ambito, il braccio operativo di Egas. «I Comuni – ha detto Antonio Solinas, presidente della commissione lavori pubblici – ritornano a essere protagonisti». L’assessore Edoardo Balzarini ha aggiunto: «Era un atto dovuto e questa è una legge equilibrata». Non per l’opposizione: «È sbagliata e irrispettosa delle decisioni dell’Antitrust e dell’Anticorruzione, tutte sfavorevoli ad Abbanoa». (ua)
Pubblica e solidale. Il sospetto della privatizzazione era stato sollevato dalla Sinistra all’indomani di alcuni contatti avuti dal gestore del servizio idrico con i colossi nazionali dell’acqua. «Ma ora c’è una barriera insormontabile, la legge», ha commentato il consigliere regionale Eugenio Lai, dopo il via libera a larga maggioranza dell’emendamento. Fino al 2025, perché allora scadrà la convenzione fra Egas e Abbanoa sulla gestione diretta della rete e da quel momento in poi il mercato potrebbe essere aperto ai privati. Non certo ora, per altri otto anni «l’acqua è di tutti e per tutti», ha sottolineato Lai. C’è un altro passaggio politico nella legge: per i cittadini in «gravi difficoltà economiche, già morosi e senza la possibilità di pagare le bollette, non potrà esserci lo slaccio totale del servizio». Dovrà essere garantito comunque – è scritto nell’emendamento di Mdp – «un quantitativo minimo, 50 litri al giorno pro capite, così come imposto dall’Onu e dall’Organizzazione mondiale per la sanità».
La legge. Anche sotto l’aspetto tecnico i cambiamenti sono diversi. Primo: è confermato che l’Egas, dopo le polemiche degli ultimi anni e dopo le contestazioni arrivate dall’Autorità anticorruzione, ritornerà a controllare Abbanoa. Lo farà attraverso una commissione composta da quattro sindaci e un rappresentate della Regione. Avrà «pieni poteri di verifica su bilanci e appalti», e «dovrà proporre all’assemblea dei soci di Abbanoa, i Comuni, la terna da cui dovrà essere scelto il nuovo amministratore unico». All’attuale, Alessandro Ramazzotti, già in pensione, l’incarico è stato prorogato per un altro anno e quindi entro il 2018 dovrà essere sostituito . Ma su chi debba scegliere l’ad s’è consumato uno strappo in maggioranza: l’Upc, con Antonio Gaia e Pierfranco Zanchetta, è uscito dall’aula, «perché la legge non tiene conto dei rilievi dell’Anticorruzione, e continua ad assegnare all’assemblea di Abbanoa e non all’Egas il potere di nomina. È un errore clamoroso». Secondo punto: entro il 2020 la Regione cederà, a prezzo simbolico, la maggioranza di Abbanoa, ai Comuni, passando dal 70 al 20 per cento. Saranno ancora i sindaci ad avere la maggioranza, in 10 contro uno della Regione, nel Comitato istituzionale d’ambito, il braccio operativo di Egas. «I Comuni – ha detto Antonio Solinas, presidente della commissione lavori pubblici – ritornano a essere protagonisti». L’assessore Edoardo Balzarini ha aggiunto: «Era un atto dovuto e questa è una legge equilibrata». Non per l’opposizione: «È sbagliata e irrispettosa delle decisioni dell’Antitrust e dell’Anticorruzione, tutte sfavorevoli ad Abbanoa». (ua)
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