La Nuova Sardegna

La prima messa in limba sarda

di Mario Girau
La prima messa in limba sarda

Dopo il lasciapassare del Papa, l’esordio a Cagliari nella chiesa di Sant’Agostino

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CAGLIARI. Il cammino verso la Messa celebrata ufficialmente in limba da ieri è in discesa. Il Papa ha dato una considerevole spinta in questa direzione con il “Motu proprio” “Magnum Principium” sulla traduzione in lingua volgare dei testi liturgici.

Nella chiesa cagliaritana di sant’Agostino ogni settimana sarà officiata una liturgia eucaristica in lingua sarda. Si è iniziato la vigilia della festa dell’Immacolata con la proclamazione della liturgia della parola in italiano, seguita dai fedeli su testi campidanese e logudorese, omelia rigorosamente in limba, canone e consacrazione in italiano, canti in sardo. Tra i banchi anche qualche vescovo e numerosi fedeli richiamati dalla novità liturgica. I presuli isolani avevano autorizzato questa celebrazione-tipo solamente in occasione di “Sa die de sa Sardigna”: D’ora in poi appuntamento settimanale. Contemporaneamente un gruppo di linguisti, alcuni dei quali fanno capo alla “Fondazione Sardinia” – da anni molto impegnata per la “messa in limba” - lavorerà per predisporre nelle due principali varianti della lingua sarda la traduzione della Bibbia. Come deciso nella conferenza episcopale del 4 aprile scorso i vescovi chiedono anche la traduzione dell’Ordinario della Santa Messa e di una decina di “Messe proprie”, relativamente ai tempi liturgici, alle Solennità del Signore e alla memoria dei Santi. Il materiale prodotto sarà esaminato dalla Ces (Conferenza episcopale sarda).

La spinta più forte per la soluzione di un problema socioreligioso che dura da almeno trent’anni, è venuta dal Papa che dal 1° ottobre, nello spirito di una riforma liturgica auspicata dal Concilio Vaticano II, col “Motu Proprio” “Magnum Principium” stabilisce che i lavori delle Conferenze episcopali nazionali non siano più soggetti ad una revisione da parte della Santa Sede (Recognitio), ma solo ad una sua conferma (Confirmatio). Per volontà del Papa il giudizio circa la fedeltà dei testi liturgici al latino e le eventuali correzioni ora passano dalle Congregazioni vaticane ai vescovi che avranno “la facoltà di giudicare la bontà e la coerenza dell’uno e dell’altro termine nelle traduzioni dell’originale, se pure in dialogo con la Santa Sede”. La “confirmatio”, specifica il Papa, “non suppone più dunque un esame dettagliato parola per parola.

Una parte dei linguisti impegnati si è già costituita in “Associazione pregu in sardu”.

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