ATTENDERE PREGO, C’È LA BUROCRAZIA
di LUCA ROJCH
Il buon senso finisce in divieto di sosta. La vicenda della donna di Sassari multata a Oristano, città in cui non è mai andata, è il paradigma di uno Stato dominato da un mostro invincibile. La...
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Il buon senso finisce in divieto di sosta. La vicenda della donna di Sassari multata a Oristano, città in cui non è mai andata, è il paradigma di uno Stato dominato da un mostro invincibile. La burocrazia. Inutile cercare di dimostrare che quel giorno la signora non poteva essere a Oristano, nelle stesse ore si trovava davanti a un medico. Ha un certificato per provarlo. In un Paese normale il buon senso sarebbe sufficiente per trasformare la contravvenzione in coriandoli. Ma l’inflessibile Comune ha già moltiplicato i 20 euro di sanzione iniziale in 100 euro. Pena aggiuntiva alla tracotanza di chi sfida il burosauro. Il mostro non accetta contestazioni, non ragiona col buon senso.
Lo scrittore Franz Kafka nel suo capolavoro Il Castello aveva descritto in modo perfetto la cieca follia labirintica della burocrazia. Come nella vita reale, al di là della ragione e della logica sono solo le norme a dominare. Il dio della sanzione non sbaglia mai. E a distanza di quasi un secolo la burocrazia è uno dei pochi regimi sopravvissuto nell’era post ideologica.
Tutti si identificano nella signora di Sassari che ha visto arrivare nella sua buca delle lettere una multa presa a Oristano. Tutti possono raccontare la propria piccola sfida, persa, contro il mostro della burocrazia.
Sabbia nel motore della macchina Stato. Si può anche quantificare quanto costi: 31 miliardi all’anno, più o meno. Per capire il suo peso sul Sistema Italia basta un dato. Siamo al 25esimo posto su i 27 Paesi Ue per la facilità di fare impresa. Un dato che da solo è sufficiente per comprendere quanto la burocrazia sia uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo. Il maggiore choc per i grandi gruppi stranieri che investono in Italia è la complessità delle norme, e la moltitudine di enti, uffici, pratiche, timbri, file, permessi, concessioni, verifiche a cui ci si deve sottoporre. Un labirinto infinito di leggi e doveri in cui è quasi impossibile trovare la via di uscita.
Sì, ma ora c’è la burocrazia 2.0. L’era digitale ha sostituito all’insensibile funzionario dello sportello l’anonima rotella che gira in una pagina web e la scritta. Attendere prego.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lo scrittore Franz Kafka nel suo capolavoro Il Castello aveva descritto in modo perfetto la cieca follia labirintica della burocrazia. Come nella vita reale, al di là della ragione e della logica sono solo le norme a dominare. Il dio della sanzione non sbaglia mai. E a distanza di quasi un secolo la burocrazia è uno dei pochi regimi sopravvissuto nell’era post ideologica.
Tutti si identificano nella signora di Sassari che ha visto arrivare nella sua buca delle lettere una multa presa a Oristano. Tutti possono raccontare la propria piccola sfida, persa, contro il mostro della burocrazia.
Sabbia nel motore della macchina Stato. Si può anche quantificare quanto costi: 31 miliardi all’anno, più o meno. Per capire il suo peso sul Sistema Italia basta un dato. Siamo al 25esimo posto su i 27 Paesi Ue per la facilità di fare impresa. Un dato che da solo è sufficiente per comprendere quanto la burocrazia sia uno dei più grandi ostacoli allo sviluppo. Il maggiore choc per i grandi gruppi stranieri che investono in Italia è la complessità delle norme, e la moltitudine di enti, uffici, pratiche, timbri, file, permessi, concessioni, verifiche a cui ci si deve sottoporre. Un labirinto infinito di leggi e doveri in cui è quasi impossibile trovare la via di uscita.
Sì, ma ora c’è la burocrazia 2.0. L’era digitale ha sostituito all’insensibile funzionario dello sportello l’anonima rotella che gira in una pagina web e la scritta. Attendere prego.
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