La Nuova Sardegna

Accreditamenti, laboratori a rischio stop

Il regolamento impone ai privati duecentomila esami in un anno. Pizzuto, Articolo 1: tetto troppo alto

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CAGLIARI. Duecentomila esami in un anno altrimenti niente accreditamento nel sistema sanitario regionale. È questa la nuova regola per i laboratori privati di analisi, imposta dalla conferenza Stato-Regioni, ratificata dalla giunta e ora approvata dalla commissione sanità del Consiglio regionale. Non senza qualche problema: al momento del voto s’è astenuto per la maggioranza Luca Pizzuto di Articolo 1-Mdp, ma anche chi ha votato a favore, il resto del centrosinistra, ha sostenuto che quello dei 200mila esami è un tetto troppo alto in Sardegna. Proprio Pizzuto è stato secco nel dirlo: «È alto il rischio che restino tagliati fuori dal sistema i laboratori nei Comuni più periferici e che mai potranno raggiungere il numero minino di esami richiesti». Il consigliere è stato ancora più preciso in un altro passaggio: «Così com’è – ha detto – questo regolamento è sbagliato non solo perché ridimensiona di fatto il sistema dei servizi ma potrebbe provocare anche un bel po’ di licenziamenti nei laboratori esclusi dall’accreditamento». C’è però la possibilità per i privati di unirsi in cordata, per raggiungere la soglia delle prestazioni richieste, ma – come sostenuto da Giorgio dell’Udc – «serve comunque tempo e il tetto previsto dovrà essere raggiunto nel triennio». Lo stesso hanno sollecitato Augusto Cherchi, Partito dei sardi, e Mariano Contu, Forza Italia-Gruppo Sardegna. Sono state diverse anche le perplessità sollevate da Fabrizio Anedda, Sinistra sarda, Rossella Pinna e Gigi Ruggeri del Partito democratico: «Per la Sardegna – hanno detto uno dopo l’altro – quella soglia è esagerata anche se motivata da un possibile maggior efficienza del sistema». Tant’è che la commissione sanità, presieduta da Raimondo Perra del Psi, ha dato il via libera al regolamento, sei voti a favore, cinque astensioni, con alcune raccomandazioni. La prima: consentire ai laboratori di potersi scambiare i campioni-provette senza limitazioni in modo tale che «quello non dotato degli strumenti necessari o del personale specializzato, possa comunque eseguire gli esami richiesti». La seconda: evitare che, in Sardegna, nasca un monopolio attraverso un «intreccio di quote azionari fra grandi e piccoli laboratori». E infine: «L’introduzione graduale della soglia minima di prestazioni». L’importante – ha detto l’assessore alla sanità Luigi Arru – che «sia sempre garantita la qualità dei servizi e la sicurezza dei pazienti».

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