l’intervento
Severgnini: «Sto con i sardi nella battaglia per l’insularità»
di Luca Rojch
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Beppe Severgnini a NuoroIl giornalista-scrittore nella sua rubrica "Italians" sul Corriere della Sera si schiera con la mobilitazione per inserire il principio dell'insularità nella Costituzione italiana
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SASSARI. La Sardegna è un’isola, ma nessuno lo sa. L’affermazione sembra banale nella sua noiosa ovvietà. Ma provate a spiegarlo a un euroburocrate di Bruxelles, di quelli che decidono che ogni sovvenzione per far arrivare i voli nell’isola sia un aiuto di Stato. O a qualche deputato leghista che vede le battaglie per ridurre il costo dell’energia per le aziende sarde come «la solita sovvenzione al Sud scroccone e incapace».
E fino a oggi l’insularità, la condizione di essere lontani dal resto della penisola, non è mai stata riconosciuta. La battaglia per far inserire lo status di isola in costituzione è diventata una rivendicazione di popolo. Condivisa da una larga fetta della popolazione. Fino a ora sono state raccolte 60mila firme per un referendum ad hoc. Ma il comitato vuole arrivare a 100mila. Una battaglia trasversale che ha visto insieme destra e sinistra, nord e sud, intellettuali e politici. Ora c’è un endorsement speciale, quello di Beppe Severgnini, sardo acquisito, direttore di Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Giornalista, opinionista, attento distillatore del reale. Nella sua rubrica Italians, sul Corriere, parla proprio della battaglia per l’insularità in Costituzione, e sposa la causa.
«Trovo molto azzeccata questa battaglia. Dire che la Sardegna è un’isola sembra un qualcosa di banale, ma è una realtà oggettiva. Spesso non viene percepito da chi non vive nell’isola. Così come la Corsica per la Francia, anche la Sardegna deve diventare una priorità nei collegamenti anche per il resto dell’Italia. Anche per questo trovo intelligente la scelta di puntare sul principio dell’insularità».
La Sardegna non chiede più soldi, ma più potere. Chiede il riconoscimento dell’insularità quasi come condizione esistenziale. Abitare in un’isola lontano dalla terraferma comporta maggiori costi per i trasporti, per l’energia, per le imprese, per le materie prime. Il gap insularità, già presentato dalla giunta Pigliaru al governo come principale ostacolo allo sviluppo, e quantificato in 3 miliardi di gap infrastrutturale, potrebbe diventare una condizione riconosciuta dalla costituzione. Non un inutile vessillo campanilistico, ma una condizione che ha tante concrete ricadute.
«Proprio per l’importanza della posta in palio – continua Severgnini – è necessario che la Sardegna si presenti unita. Nord e Sud, centrodestra e centrosinistra, indipendentisti e centralisti. Non vedo contraddizione in questo. Io non sono quello che si può definire in inglese un “fair wheater friend”, un amico del bel tempo. Frequento la Sardegna da sempre anche lontano dai mesi estivi. Ho girato tutta l’isola e spesso le sue storie sono in vetrina su Sette. Conosco a fondo le sue difficoltà. E conosco anche le sue divisioni. Ogni volta che i sardi non vanno uniti vengono sconfitti. La rivalità in questo caso sarebbe controproducente. So che i partiti indipendentisti non hanno aderito a questa iniziativa, ma secondo me sbagliano. In questo 2017 credo che le piccole patrie non funzionino. Uno può essere gallurese, sardo, italiano ed europeo nello stesso momento. Io sono lombardo, italiano ed europeo».
Severgnini entra anche in un altro dei temi caldi della politica sarda, la nuova legge urbanistica. «Credo sia importante salvaguardare il Ppr esistente e non lasciare la discrezionalità eccessiva che offre la nuova legge urbanistica – dice il giornalista –. Pensate cosa potrebbe accadere se al governo in futuro ci fossero persone senza scrupoli e utilizzassero una legge che lascia molto spazio alla discrezionalità per cementificare il patrimonio naturalistico unico che ha la Sardegna».
E fino a oggi l’insularità, la condizione di essere lontani dal resto della penisola, non è mai stata riconosciuta. La battaglia per far inserire lo status di isola in costituzione è diventata una rivendicazione di popolo. Condivisa da una larga fetta della popolazione. Fino a ora sono state raccolte 60mila firme per un referendum ad hoc. Ma il comitato vuole arrivare a 100mila. Una battaglia trasversale che ha visto insieme destra e sinistra, nord e sud, intellettuali e politici. Ora c’è un endorsement speciale, quello di Beppe Severgnini, sardo acquisito, direttore di Sette, il settimanale del Corriere della Sera. Giornalista, opinionista, attento distillatore del reale. Nella sua rubrica Italians, sul Corriere, parla proprio della battaglia per l’insularità in Costituzione, e sposa la causa.
«Trovo molto azzeccata questa battaglia. Dire che la Sardegna è un’isola sembra un qualcosa di banale, ma è una realtà oggettiva. Spesso non viene percepito da chi non vive nell’isola. Così come la Corsica per la Francia, anche la Sardegna deve diventare una priorità nei collegamenti anche per il resto dell’Italia. Anche per questo trovo intelligente la scelta di puntare sul principio dell’insularità».
La Sardegna non chiede più soldi, ma più potere. Chiede il riconoscimento dell’insularità quasi come condizione esistenziale. Abitare in un’isola lontano dalla terraferma comporta maggiori costi per i trasporti, per l’energia, per le imprese, per le materie prime. Il gap insularità, già presentato dalla giunta Pigliaru al governo come principale ostacolo allo sviluppo, e quantificato in 3 miliardi di gap infrastrutturale, potrebbe diventare una condizione riconosciuta dalla costituzione. Non un inutile vessillo campanilistico, ma una condizione che ha tante concrete ricadute.
«Proprio per l’importanza della posta in palio – continua Severgnini – è necessario che la Sardegna si presenti unita. Nord e Sud, centrodestra e centrosinistra, indipendentisti e centralisti. Non vedo contraddizione in questo. Io non sono quello che si può definire in inglese un “fair wheater friend”, un amico del bel tempo. Frequento la Sardegna da sempre anche lontano dai mesi estivi. Ho girato tutta l’isola e spesso le sue storie sono in vetrina su Sette. Conosco a fondo le sue difficoltà. E conosco anche le sue divisioni. Ogni volta che i sardi non vanno uniti vengono sconfitti. La rivalità in questo caso sarebbe controproducente. So che i partiti indipendentisti non hanno aderito a questa iniziativa, ma secondo me sbagliano. In questo 2017 credo che le piccole patrie non funzionino. Uno può essere gallurese, sardo, italiano ed europeo nello stesso momento. Io sono lombardo, italiano ed europeo».
Severgnini entra anche in un altro dei temi caldi della politica sarda, la nuova legge urbanistica. «Credo sia importante salvaguardare il Ppr esistente e non lasciare la discrezionalità eccessiva che offre la nuova legge urbanistica – dice il giornalista –. Pensate cosa potrebbe accadere se al governo in futuro ci fossero persone senza scrupoli e utilizzassero una legge che lascia molto spazio alla discrezionalità per cementificare il patrimonio naturalistico unico che ha la Sardegna».
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